Legislazione e Giurisprudenza, Impresa, società, fallimento -  Redazione P&D - 2014-09-01

OPPOSIZIONE ALLO STATO PASSIVO - Trib. Taranto, I Sez. Civ. e Fallim., 14/03/11 – N. TACENTE

IL PROVVEDIMENTO

Tribunale di Taranto, I Sez. Civ. e Fallim., 14 Marzo 2011
( Omissis )…
ritenuto in diritto che :
- nel merito, va evidenziato che la società concedente ha proposto due distinte domande di ammissione al passivo e/o revindica, l"una (integralmente ammessa dal GD ) relativa al credito chirografario di     E 15.230,82 per canoni scaduti e interessi alla data del fallimento, l"altra (rigettata ) di revindica dei due automezzi oggetto dei contrastati contratti di leasing : ne consegue che la presente opposizione non può avere oggetto diverso da quello inizialmente proposto con la domanda di revindica disattesa dal GD, sul presupposto che il curatore, con l"autorizzazione del CdC , sarebbe subentrato nei due contratti, ancora pendenti alla data della dichiarazione di insolvenza ;-  pacifica ed incontestata tra le parti è la circostanza che il curatore, previa autorizzazione del CdC, abbia espresso la volontà di subentrare ex art 72 L.F. nei due contratti di leasing, pur risultando la stessa soltanto indirettamente dagli atti della presente opposizione, mediante il rinvio ad essa operato nella motivazione di rigetto del GD ( "preso atto della richiesta del curatore di subentrare nei contratti di locazione finanziaria, vista l"autorizzazione del CdC al predetto subentro, rigetta la domanda di rivendica" ) ;- il contrasto tra le parti verte invece in ordine all"applicabilità al caso di specie dell"art 72 L.F., sostenendosi da parte dell"opponente che i contratti, alla data del fallimento, non erano più pendenti, in quanto risoltisi di diritto per inadempimento della Società Beta Srl, e che gli stessi erano stati già compiutamente eseguiti da parte della concedente, mediante la consegna dei veicoli alla utilizzatrice ;- il secondo assunto difensivo è del tutto infondato, poiché il contratto di leasing , nelle sue varie forme e  tipologie, è un contratto  ad esecuzione continuata e periodica ( come ad es la locazione ) , in cui il concedente non esaurisce affatto i suoi obblighi, mettendo il bene a disposizione dell"utilizzatore, ma ne conserva di ulteriori ( di assistenza e "protezione" dell"utilizzatore stesso ) sino al momento del finale passaggio di proprietà, a seguito del pagamento del premio finale c.d. "di riscatto" ; in caso contrario non si spiegherebbe, tra l"altro, la disciplina dettata dall"art 72 quater L.F. per l"ipotesi del fallimento dell"utilizzatore ed il suo richiamo al precedente art 72, relativo appunto ai "rapporti pendenti" ;- del pari infondata è la tesi secondo cui i contratti si sarebbero risolti di diritto per morosità della Società Beta Spa, in quanto, analizzando le condizioni generali di contratto ( punti 20 e 21 ), si evince che il concedente ha sì la facoltà di dichiarare l"utilizzatore moroso decaduto dal beneficio del termine, ma detta decadenza diverrà efficace soltanto a seguito di comunicazione inviata a mezzo di  r.r. ; inoltre, se l"inadempimento persiste, il concedente avrà sempre la facoltà di dichiarare risolto il contratto ed intimare all"utilizzatore all"immediata riconsegna del bene, ma sempre con le modalità ivi previste e cioè mediante comunicazione con r.r. ;- nulla di tutto ciò è avvenuto nel caso di specie ovvero, quanto meno, non risulta nell"ambito della presente opposizione, non avendo l"opponente dimostrato di aver esercitato la facoltà di dichiarare l"utilizzatore decaduto dal beneficio del termine e/o di aver comunicato allo stesso la propria intenzione di intendere risolto di diritto il contratto ; ovviamente, l"intervenuto fallimento non può mai costituire legittima causa di risoluzione del contratto, per espresso divieto di legge ex art 72, 6°coma , L.F. ;-  ne consegue che, essendo ancora pendenti ex art 72 L.F. i contratti in questione alla data del fallimento, il curatore ha potuto legittimamente esercitare, ai sensi della stessa norma, la sua facoltà di subentrarvi "assumendo tutti i relativi obblighi" , tra cui, principalmente, quello di "pagare integralmente il prezzo anche delle consegne già avvenute o dei servizi già erogati", a norma dell"art 74 L.F., applicabile anche al contratto di leasing e quindi alla specie ;- il Fallimento, essendo subentrato nei rapporti di leasing, è quindi tenuto al pagamento in prededuzione dell"intero corrispettivo della cessione dei due veicoli, canoni, interessi scaduti e premio finali inclusi, né è di ostacolo a tale inevitabile conclusione la circostanza che il concedente, prima di conoscere l"intenzione del curatore di subentrare nei contratti, abbia chiesto l"ammissione al passivo in via chirografaria dei canoni scaduti e dei relativi interessi ;- pur dovendosi doverosamente affermare tale principio, non può tuttavia essere accolta in questa sede la richiesta subordinata formulata dal concedente ( tra l"altro da ritenersi inammissibile poiché proposta per la prima volta nell"atto di opposizione) di pagamento del corrispettivo complessivo dovuto a termini di contratto ovvero di ammissione dello stesso al passivo in prededuzione, poiché la prima richiesta può in teoria essere formulata soltanto in un ordinario giudizio di cognizione ( che abbia ad oggetto l"inadempimento di un debito non concorsuale della procedura ) , mentre la seconda deve essere proposta al GD nelle forme della domanda di ammissione al passivo ;- in conclusione l"opposizione va rigettata, avendo giustamente il GD disatteso la domanda di revindica , in presenza del subentro del curatore nei relativi contratti ; le spese di lite, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza ;   P . T . M .
- rigetta l"opposizione allo stato passivo ;- condanna l" opponente  al pagamento in favore del Fallimento della Società Beta Spa delle spese di lite, che liquida in E. 925,00 per diritti ed E 1.400,00 per onorari, oltre accessori di legge .
Taranto 14.3.2011
Il Giudice est.                                 Il Presidente


LE MASSIME
Procedure Concorsuali – Fallimento – Locazione Finanziaria – Subentro del Curatore ex art.72 quater L.Fall. – Azione di restituzione dei beni da parte del locatore – Presupposti -  Insussistenza
(Art 72, 72 quater RD 267/1942)
E"illegittima la richiesta di restituzione dei beni concessi in leasing se il curatore è subentrato, in luogo del fallito, nel contratto medesimo ai sensi dell"art. 72 quater L.Fall.  assumendone i relativi diritti ed  obblighi.

Procedure Concorsuali – Fallimento – Locazione Finanziaria – Subentro del Curatore ex art.72 quater L.Fall. – Richiesta di ammissione del credito per i canoni in prededuzione nell"opposizione – Inammissibilità
(Art. 72 quater , 93, 98, 111 bis RD 267/1942)
E" inammissibile la richiesta, formulata dal locatore nell"atto di opposizione allo stato passivo, di ammissione al passivo in prededuzione dell"intero ammontare dei canoni di leasing dovuti in seguito al subentro del curatore nel contratto, dovendo tale richiesta essere formulata nelle forme dell"istanza di ammissione al passivo.


IL COMMENTO

Subentro del curatore fallimentare nel contratto di leasing e sorte del credito per i canoni pregressi.                                                                                  di Nicola Tacente  
Sommario: 1- La vicenda. 2- I rapporti giuridici pendenti: profili generali . 3- Il contratto di leasing: riflessi nel diritto fallimentare. 4- Opposizione allo stato passivo ex art. 98 L.Fall. 5- Conclusioni.

1. La vicenda
La Società Alfa Spa ha perfezionato con la Società Beta Srl  un contratto di leasing avente per oggetto due autoveicoli. Successivamente la Società Beta Srl viene dichiarata fallita. Il Curatore del Fallimento, esaminate le scritture contabili della società e le domande di ammissione al passivo proposte dai creditori, deposita il progetto di stato passivo nella cancelleria del Tribunale competente. La Società Alfa Spa, nella domanda di ammissione al passivo fallimentare, richiede l"insinuazione dei canoni scaduti non pagati nonché la restituzione degli autoveicoli. Il GD, successivamente, rende esecutivo lo stato passivo ed ammette il credito per i canoni scaduti mentre rigetta la richiesta di restituzione degli autoveicoli perché il curatore, autorizzato dal comitato dei creditori, ha manifestato la volontà di subentrare in tali rapporti pendenti. La Società Alfa, quindi, si oppone alla formazione dello stato passivo del Fallimento, lamentando che i contratti di leasing si erano risolti per inadempimento ancor prima della dichiarazione di fallimento della Società Beta Srl, in quanto quest"ultima  era già morosa nel pagamento dei canoni; di conseguenza il curatore non poteva subentrare in un rapporto non più pendente al momento dell"accertamento giudiziale dell"insolvenza. Si oppone, dunque, richiedendo la restituzione dei veicoli; in caso di rigetto di tale istanza, chiede, in subordine, la condanna del Fallimento al  pagamento in prededuzione - sono crediti prededucibili non solo i crediti sorti in occasione o in funzione  della procedura concorsuale, ma anche quelli che sono così qualificati dalla legge in  talune ipotesi di subingresso del curatore in rapporti giuridici preesistenti dai quali siano sorti  - dei canoni scaduti, degli interessi e del prezzo del riscatto dei veicoli.Il Fallimento della Società Beta Srl, in persona del suo Curatore, contesta tale opposizione preliminarmente con eccezioni di tipo formale e nel merito afferma che il curatore è legittimamente subentrato nel relativo contratto in quanto non si è mai risolto prima, con conseguente infondatezza dell"opposizione.Il Tribunale di Taranto ha rigettato sia la richiesta principale dell"opponente sia la richiesta in subordine per i seguenti motivi:
1- il contratto di leasing non si è mai risolto, in quanto dalle condizioni generali del contratto si evince che il concedente ha facoltà di dichiarare l"utilizzatore moroso decaduto dal beneficio del termine e di avvalersi della risoluzione del contratto, ma deve inoltrare tale comunicazione a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno inviata all"utilizzatore; tale formalità, invece, non è stata mai espletata.

2- Il Fallimento, poiché è subentrato nel rapporto di leasing, dovrebbe essere tenuto al pagamento in prededuzione del corrispettivo dei canoni,degli interessi scaduti e del premio finale, ma tali richieste di pagamento devono essere proposte al G.D. nella forma della domanda di ammissione al passivo e non con la opposizione allo stato passivo; in tale giudizio, infatti, non sono ammesse domande nuove o mutamenti della domanda.
2. I rapporti giuridici pendenti: profili generali
L"art. 72 apre la sezione IV del capo III del titolo II della L.Fall. dedicata agli effetti del fallimento sui rapporti giuridici pendenti ( in dottrina si veda: Bonsignori, 1986, Cagnasso, 2008, Cavallini, 2010, Censoni, 2010, Dimundo, 2007, Guglielmucci, 1986, Paluchowsky, 2009, Patti, 2006, Sanzo, 2009, Tarzia, 2007, Verdirame, 2006). La materia è stata oggetto di varie modifiche che hanno provveduto non solo a fornire una disciplina dettagliata per molte tipologie contrattuali ( art. 72 quater: locazione finanziaria), ma anche a dettare regole generali applicabili ai rapporti pendenti in caso di fallimento di una delle due parti contraenti.In linea generale, l"esecuzione del contratto rimane sospesa fino a quando il curatore, con l"autorizzazione del comitato dei creditori, dichiara di subentrare nel contratto ovvero di sciogliersi dal medesimo. L"art. 72 non fissa un termine entro il quale il curatore deve decidere, ma prevede al 2° comma che il contraente in bonis lo può mettere in mora facendogli assegnare dal giudice delegato un termine non superiore a sessanta giorni, decorso il quale, senza che il curatore abbia manifestato la sua scelta, il contratto si intende sciolto. I presupposti e le condizioni per l"applicabilità dell"art 72 L.Fall. sono:- la preesistenza di un contratto, ossia di un negozio che si è perfezionato prima della dichiarazione di fallimento;- il mancato raggiungimento dell"effetto finale del contratto, perché non è stato eseguito integralmente;- la mancata risoluzione del contratto in data antecedente alla dichiarazione di fallimento.A seguito della decisione del curatore, quindi, possono verificarsi due situazioni:a) – il curatore decide di subentrare nel contratto e conseguentemente ne assume diritti e obblighi, mentre l"eventuale credito del contraente in bonis derivante dalla inesecuzione del contratto diviene credito della massa e , quindi, destinato ad essere soddisfatto in prededuzione, cioè con preferenza rispetto agli altri crediti, anche se muniti di causa legittima di prelazione;
b) – il curatore decide di sciogliere il contratto: il contraente in bonis ha il diritto di far valere nel passivo del fallimento il credito conseguente al mancato adempimento e la eventuale restituzione dei beni, ma non ha il diritto di chiedere il risarcimento del danno.
3. Il contratto di leasing: riflessi nel diritto fallimentareIl leasing ( o locazione finanziaria) è una nuova tecnica contrattuale nata per soddisfare una precisa esigenza delle imprese: quella di disporre di beni strumentali necessari per l"attività produttiva senza essere costrette ad immobilizzare ingenti capitali per l"acquisto.Il leasing è un contratto di scambio atipico ( in quanto non disciplinato dal c.c.) che persegue interessi meritevoli di tutela ai sensi dell"art.1322c.c. E" il contratto mediante il quale un imprenditore, detto concedente (lessor), offre in godimento ad un utilizzatore (lessee) un determinato bene mobile o immobile in cambio del pagamento di un canone a scadenza periodica, con facoltà per l"utilizzatore, sottoscrivendo l"apposito patto di opzione, di diventare proprietario del bene locato mediante la corresponsione al concedente, al termine del programma contrattuale, di una somma di denaro. Si è soliti definire operativo il leasing che l"utilizzatore contratta direttamente con il fornitore, senza l"intermediazione dell"imprenditore concedente (negozio giuridico bilaterale). Il leasing operativo ha in genere per oggetto beni strumentali. La durata del contratto è più breve della vita economica del bene ed i canoni sono commisurati al valore di uso. Si ritiene che tale contratto rientri nello schema della locazione. Il leasing finanziario, invece, è una operazione trilaterale alla quale partecipano la società di leasing (concedente), l"utilizzatore e l"impresa che produce o distribuisce il bene stesso (fornitore). La società di leasing acquista dal fornitore il bene desiderato dall"utilizzatore e lo concede in godimento a quest"ultimo per un periodo che coincide con la vita economica del bene; l"utilizzatore deve versare al concedente un canone periodico e gli è riconosciuta la facoltà di acquistare la proprietà ad un prezzo predeterminato. Da tali definizioni è possibile individuare le principali differenze tra queste due forme negoziali:- nel leasing finanziario il concedente è un soggetto terzo che si inserisce nel rapporto tra produttore ed utilizzatore, nel leasing operativo il concedente è il produttore – fornitore del bene;- nel leasing finanziario il canone è commisurato al valore del bene, nel leasing operativo, il canone viene calcolato sulla base del valore derivante dall"uso del bene;- nel leasing finanziario, al termine del rapporto, all"utilizzatore è riconosciuto il diritto di opzione di acquisto, nel leasing operativo, al termine del contratto, i beni dati in godimento devono essere restituiti. La differenza fondamentale è rappresentata dalla funzione economico – sociale che i due schemi perseguono: mentre il leasing operativo è volto ad evitare all"utilizzatore i rischi connessi alla rapida obsolescenza del bene, il leasing finanziario assolve ad una funzione di finanziamento.E"costante orientamento della giurisprudenza di legittimità ( si veda :Cass. 13 dicembre 1989 nn. 5569-5574, in Fall., 1990, p.266; in Foro it., 1990, p.461; in Giust.civ., 1990, p.28; in Giur.it., 1990, pp 379 e 741; Cass. 20 febbraio 1992, n.2083, in Riv.it.leasing, 1992, p.162; Cass. 18 giugno 1992, n.7556, in Contratti, 1992, p.479; Cass. Sez.Un.,7 gennaio 1993, n.65, in Contratti, 1993, p.177; in Società, 1993, p.767; Cass. 19 luglio 1995, n.7870, in Giust.civ., 1996, p.127; Cass. 29 marzo 1996, n.2909, in Foro pad., 1996, p.281; Cass. 18 novembre 1998, n.1164, in Contratti, 1999, p.683; Cass. 26 gennaio 2000, n.854, in Foro.it., 2000, p.2269 ) e di autorevole dottrina, distinguere il leasing di godimento dal leasing traslativo. In particolare nel leasing di godimento vi è una obbligazione di durata in cui il protrarsi dell"adempimento per un certo tempo diviene elemento essenziale per le parti contraenti. A tale contratto si applica la disciplina del contratto di locazione. In caso di risoluzione per inadempimento dell"utilizzatore, si applicherà l"art. 1458 c.c. (recupero del bene e mantenimento canoni maturati) essendo il leasing di godimento un contratto di durata che presuppone una prestazione continuativa (la messa a disposizione del bene) e una controprestazione periodica (il pagamento dei canoni). Al contrario, nel leasing traslativo vi è una obbligazione istantanea in quanto la causa del contratto consiste prevalentemente nel trasferimento del bene (la funzione finanziaria è coessenziale alla causa traslativa). Al contratto si applica la disciplina della vendita con riserva di proprietà e pertanto in caso di risoluzione per inadempimento dell"utilizzatore si applicherà l"art. 1526 c.c. (il concedente restituirà all"utilizzatore i canoni riscossi salvo un equo compenso e quest"ultimo restituirà il bene concessogli in leasing).Questo orientamento si ritiene ormai superato come si vedrà in seguito nelle conclusioni del presente lavoro.Inoltre il leasing traslativo si distingue dal leasing di godimento perché nel primo il trasferimento della proprietà del bene a favore dell"utilizzatore non è il risultato di una facoltà opzionale da esercitarsi dopo l"esaurimento naturale del contratto, bensì è già dall"inizio inteso e voluto dalle parti contraenti quale elemento essenziale del negozio. La conseguenza è che nel leasing traslativo i canoni sono corrisposti dall"utilizzatore non solo a titolo di corrispettivo del godimento del bene, bensì anche a titolo di prezzo per l"acquisto. Premesso ciò, per la soluzione del caso proposto è necessario conoscere come si atteggia il contratto di leasing nel caso in cui una delle parti contraenti fallisca.L"art. 72 quater L.Fall. disciplina la sorte del contratto di leasing in caso di fallimento ( in dottrina si veda: Albanese – Zeroli, 2004, Antonucci, 2010, Apice, 2002, Bersani, 2009, Costanza, 2003, La Torre, 2008, Patti, 1998, Vattermoli, 2006 ). Esso distingue le sorti del contratto di locazione finanziaria in caso di fallimento dell"utilizzatore, disciplinato nei primi tre commi, da quelle in caso di fallimento della società concedente, disciplinato nel quarto ed ultimo comma. A questo riguardo si osserva, innanzitutto, che l"art. 72-quater L.Fall. ha definitivamente sciolto un primo dubbio interpretativo, affermando che il contratto di locazione finanziaria, essendo un contratto ad effetti obbligatori e non reali, fino a quando non perviene al termine della sua durata oppure fino al momento dell"esercizio dell"opzione finale di acquisto da parte dell"utilizzatore, deve essere sempre considerato un rapporto giuridico pendente. Infatti in caso di fallimento dell"utilizzatore, si rinvia alla disciplina dell"art. 72 L.Fall. con conseguente sospensione del rapporto e facoltà per il curatore di subentrarvi o di disimpegnarsi definitivamente. In caso di prosecuzione il concedente ha diritto a trattenere i canoni già riscossi, a insinuare al passivo l"ammontare dei canoni scaduti ma non riscossi alla data di apertura del fallimento da corrispondersi in prededuzione  ( in dottrina si veda: Vattermoli, 2006,  Dimundo, 2007).In caso di scioglimento del contratto il concedente ha diritto alla restituzione del bene; inoltre ha diritto di insinuare nel passivo l"eventuale importo differenziale tra il credito vantato alla data del fallimento e quanto ricavato dalla successiva vendita del bene già concesso in locazione. Viceversa, egli è tenuto a versare alla curatela l"eventuale differenza tra il prezzo di vendita del bene restituito e il credito residuo in linea capitale (cioè scorporato dalla componente degli interessi contenuti nei canoni periodici insoluti e di quelli che scadono successivamente alla dichiarazione del fallimento); non ha diritto ad alcun risarcimento del danno. Per quanto riguarda i canoni pagati fino alla dichiarazione di fallimento, l"art. 72-quater L.Fall. non dice nulla, limitandosi a stabilire nel comma 2 che si applica l"art. 67, comma 3, lettera a), L.Fall. Da questo semplice richiamo si ricava l"affermazione di due fondamentali principi: innanzitutto, la conferma che l"art. 67, comma 3, lettera a), L.Fall., che esclude la revocatoria fallimentare per "i pagamenti di beni e servizi effettuati nell"esercizio dell"attività di impresa nei termini d"uso", si applica anche ai canoni di locazione finanziaria; e, in secondo luogo, che i canoni pagati fino alla dichiarazione di fallimento restano integralmente acquisiti dalla società concedente, per cui non devono essere restituiti. Il testo dell"art 72 quater L.Fall. mostra dunque di essersi ispirato alla disciplina del leasing traslativo per cui il mancato subentro del curatore nel contratto determina la risoluzione ex tunc del rapporto pendente, ancorché venga riconosciuto al concedente in bonis la possibilità di insinuare al passivo il credito residuo relativo ai canoni impagati. Tale effetto risolutivo del rapporto contrattuale è stato generalizzato per tutte le fattispecie di leasing a prescindere dalla natura traslativa o di godimento che, perciò, continuerà ad avere rilevanza solo per le vicende del contratto fuori del contesto concorsuale.
4. Opposizione allo stato passivo ex art.98 l. fall.
L"opposizione allo stato passivo ( in dottrina si veda: Caputo, 1989, Garbagnati, 1943, Ghedini, 2006, Lamanna, 2006, Lanfranchi, 1989, Tarzia, 1990) è un mezzo di impugnazione che il creditore o il titolare di diritti su beni mobili o immobili può proporre avverso la decisione con la quale si rigetta in tutto o in parte la sua domanda di insinuazione al passivo o di restituzione o di rivendicazione di beni mobili o immobili. L"opposizione si propone contro il curatore quale unico ed esclusivo legittimato passivo in tale giudizio. Oggetto dell"opposizione è il decreto depositato in cancelleria , con il quale il GD ha reso esecutivo lo stato passivo, formato dopo aver terminato l"esame di tutte le domande di ammissione.In sede di opposizione allo stato passivo, l"indagine del Tribunale non è limitata alla sola legittimità del provvedimento pronunciato dal GD, ma è estesa al riesame dell"intero rapporto dal quale il credito insinuato trae origine.L"orientamento prevalente assegna al giudizio di opposizione una natura impugnatoria e lo ritiene retto dal principio della immutabilità della domanda; pertanto si esclude che possano essere prese in considerazione questioni non rilevabili d"ufficio dedotte solo in questa fase dall"opponente. Il giudizio di opposizione ha ad oggetto la revisione della decisione del GD nei limiti del devolutum e delle censure formulate in correlazione alle domande enunciate in quella sede. Dunque la tesi maggioritaria ritiene che nel giudizio di opposizione il ricorrente non possa ampliare né il petitum né la causa petendi; non possa far valere un credito di importo maggiore rispetto a quello insinuato. Tuttavia , la chiarezza di tali principi si scontra con la complessità della realtà e di conseguenza con una difficoltà di una loro coerente applicazione. Mentre risulta di certo pacifica la non azionabilità di nuovi crediti o di crediti con importo superiore rispetto alla domanda proposta ai sensi dell"art. 93 l.Fall., lo stesso non può essere affermato per quanto riguarda, ad esempio, la richiesta per la prima volta in sede di opposizione della collocazione in prededuzione del credito insinuato in senso positivo ( in giurisprudenza si veda: Cass. 3186/1962; Trib. Reggio Emilia 18 settembre 1989; Trib. Genova 20 aprile 1988; contra Cass. 19605/04; Cass. 11026/97; Cass.10241/92; Trib. Roma 19 giugno 2002) oppure dell"istanza di riconoscimento di una causa di prelazione diversa da quella originariamente fatta valere.
5. Conclusioni
La fattispecie sottoposta alla nostra attenzione evidenzia un contrasto tra le parti circa l"applicabilità al caso di specie dell"art 72 quater L.Fall. che al primo comma rinvia all"art.72 L.Fall:l"opponente sostiene che i contratti, alla data del fallimento, non erano più pendenti, in quanto risoltisi di diritto per inadempimento della Società Beta Srl; l"opposto, invece, ritiene che il curatore ha potuto legittimamente subentrare nel contratto perché è da ritenersi pendente in quanto non si è mai risolto. L"opposizione della Società Alfa Spa, in verità, è molto debole e infondata. Infatti, il contratto di leasing stipulato tra le parti prevede una clausola risolutiva espressa disciplinata dall"art.1456 c.c. la quale sancisce che , in caso di inadempimento per morosità, la parte diligente deve inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno alla parte inadempiente dichiarando la morosità e la risoluzione del contratto. L"art. 1456 c.c. afferma quanto segue: "I contraenti possono convenire espressamente che il contratto si risolva nel caso che una determinata obbligazione non sia adempiuta secondo le modalità stabilite. In questo caso, la risoluzione si verifica di diritto quando la parte interessata dichiara all"altra che intende valersi della clausola risolutiva". Dunque, la risoluzione del contratto non è automatica, non consegue cioè de jure al mancato adempimento dell"obbligazione secondo le modalità stabilite, ma è necessario che la parte interessata dichiari all"altra parte che intende avvalersi della clausola risolutiva. Rispetto al momento dell"inadempimento potrebbe sopravvenire un interesse del creditore all"adempimento tardivo, interesse che verrebbe frustrato se la risoluzione fosse automatica. Finché il creditore non comunica al debitore inadempiente la propria volontà di avvalersi della clausola, il contratto non si intenderà risolto e costui potrà sempre adempiere.Nel caso de quo, benché vi sia stato inadempimento, il contratto non si è mai risolto perché la dichiarazione prevista dall"art.1456 c.2 c.c non è stata mai inviata alla Società Beta Srl. Ne consegue che, essendo ancora pendenti ex art 72 L.Fall i contratti in questione alla data del fallimento, il curatore ha potuto legittimamente esercitare, ai sensi della stessa norma, la sua facoltà di subentrarvi assumendo tutti i relativi obblighi , tra cui, principalmente, quello di pagare integralmente il prezzo anche delle consegne già avvenute o dei servizi già erogati, a norma dell"art 74 L.Fall.Da questa prima conclusione discendono due ulteriori conseguenze. 1) - se il curatore fallimentare ha deciso di subentrare nel contratto di leasing quale rapporto pendente ex art. 72 L.Fall., il contraente in bonis non ha diritto alla restituzione dei beni, ma solo ad insinuarsi nel passivo per i canoni insoluti. Se, invece, il contratto si fosse risolto prima della dichiarazione di fallimento, il curatore non avrebbe avuto la possibilità di subentrarvi e la richiesta del contraente in bonis sarebbe stata legittima. A tal proposito sottolineo un nuovo orientamento giurisprudenziale che  ritiene che con l'introduzione dell'art. 72 quater L.Fall. il legislatore abbia inteso dettare una disciplina unitaria della locazione finanziaria, per cui, nel caso di fallimento dell'utilizzatore, la portata del testo normativo di cui alla disposizione predetta, che richiama in tale ipotesi l'art. 72 L.Fall., può senz'altro essere estesa fino a ricomprendere e disciplinare anche il caso dello scioglimento del contratto di leasing ("traslativo") avvenuto per risoluzione prima del fallimento, restando esclusa la possibilità di fare ricorso alle previsioni di cui all'art. 1526 c.c. ( in giurisprudenza si veda: Tribunale Perugia, 05 giugno 2012 ; Tribunale di Udine, 10 febbraio 2012 ; Tribunale Treviso, 06 maggio 2011).Con l"art. 72 quater L.Fall. il legislatore ha stabilito un punto di equilibrio tra le esigenze di tutela del contraente in bonis e quello della massa. Orbene, le regole del concorso sono poste a tutela di un interesse ( quello della massa) superiore a quello del singolo creditore. Il nuovo punto di equilibrio è sicuramente più favorevole del precedente alla società di leasing. Infatti con riferimento al leasing traslativo il grande vantaggio del concedente è che non deve restituire i canoni percepiti , che sono di valore superiore all"equo compenso, cui aveva diritto prima della riforma ex art.1526 c.c. perché si avrebbe il risultato paradossale di dare minore tutela al concedente nell"ipotesi di risoluzione del contratto, avvenuta prima del fallimento, rispetto a quella di scioglimento, avvenuta in pendenza della procedura. Il legislatore fallimentare dimostra di aver abbandonato la tradizionale distinzione tra leasing traslativo e leasing di godimento, riconducendo ad unità tale tipo di contratto, costruendo il leasing come un contratto di durata che ha come unica causa il finanziamento.
2) – La prededucibilità di un credito è una richiesta che deve essere formulata nella domanda di ammissione al passivo ex art. 93 L.Fall.; qualora venga proposta in sede di opposizione allo stato passivo ex art. 98 L.Fall. sarà rigettata perché la opposizione è un rimedio di natura impugnatoria e, come tale, è soggetta al divieto dello ius novorum cioè l"inammissibilità di domande nuove in sede di gravame. Secondo recenti orientamenti giurisprudenziali di legittimità, nel giudizio di opposizione allo stato passivo sono ammessi nuovi documenti, assunzione di nuove prove e nuove eccezioni ( in giurisprudenza si veda: Cass. 11 settembre 2009 n. 19697; Cass. 25 febbraio 2011 n. 4708) ciò che è vietato, è la introduzione di domande nuove le quali avrebbero dovuto essere sottoposte al vaglio del GD secondo i termini e le modalità previste dall"art.93 L.Fall. (più precisamente la Cassazione, affermando il carattere sommario del procedimento di formazione dello stato passivo, attribuisce al giudizio di opposizione la natura di "giudizio di merito a cognizione piena", non assimilabile ad un giudizio di appello almeno per quanto riguarda i limiti della deduzione di prove onde consentire il pieno sviluppo del contraddittorio, senza che possano verificarsi preclusioni riconducibili alla antecedente fase a cognizione sommaria, nella quale non è prevista come necessaria la difesa tecnica).



PER APPROFONDIRESui contratti pendenti in generale:BONSIGNORI A., Il fallimento, in Trattato Galgano, IX, Padova, 1986;CAGNASSO O., I contratti pendenti, in AMBROSINI S. (a cura di) Le nuove procedure concorsuali – Dalla «riforma organica al decreto correttivo», Bologna, 2008; CAVALLINI C., Commentario alla Legge Fallimentare, Milano, 2010; CENSONI P.F., Gli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti, in Il nuovo diritto fallimentare. Novità ed esperienze applicative a cinque anni dalla riforma – Commentario sistematico diretto da JORIO A. - FABIANI M. , Bologna, 2010, 283-303; DIMUNDO A., Gli effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti, in Schiano di Pepe G.(a cura di), Il diritto fallimentare riformato, Torino 2007, 210-290;GUGLIELMUCCI L., Effetti del fallimento sui rapporti giuridici preesistenti, in Commentario alla Legge Fallimentare Scialoja-Branca, a cura di F.Bricola- F.Galgano-G.Santini, Bologna-Roma, 1986, 1-161;GUGLIELMUCCI L., Commento sub art. 72 l.f., in Comm.Jorio-Fabiani 2, 283-303;PALUCHOWSKI A., Codice del Fallimento, in Pajardi (a cura di), Milano, 2009;PATTI A.,I rapporti giuridici preesistenti nella prospettiva della liquidazione fallimentare, in Fallimento,2006, 875-877;SANZO S., Procedure concorsuali e rapporti pendenti, Milano 2009, 9-15;TARZIA G., Gli effetti del fallimento sui rapporti pendenti dopo la riforma ed il decreto correttivo, in Fallimento, 2007, 1385-1387;VERDIRAME L., I rapporti giuridici pendenti dopo la riforma della legge fallimentare, in Dir.fall., 2006, I, 1169-1173.Sul leasing:ALBANESE M.-ZEROLI A., La qualificazione giuridica del contratto di leasing,. Leasing e Fallimento, in CENDON P.(a cura di), I nuovi contratti nella prassi civile e commerciale. Strutture industriali e tecnologiche, Torino, XIII, 2004, 135-190 e 259-304;ANTONUCCI A., Il leasing nel fallimento, D.f., 2010, I, 153-165; APICE U., Il contratto di leasing nelle procedure concorsuali, Padova, 2002;BERSANI G., La disciplina del leasing nel fallimento fra interpretazioni giurisprudenziali e nuove norme fallimentari, in Fall., 2009, 305-312;COSTANZA M., Diritti di credito del concedente di fronte al fallimento dell"utilizzatore, Fall., 2003, 667-670; INZITARI B.,Commento all"art. 72 quater, in Comm. Jorio-Fabiani, I, 1186-1200;LA Torre M.R., Il leasing finanziario nel fallimento ed il nuovo art. 72 quater l.fall., Fall., 2008, 290-297; PATTI A., Il leasing, in FERRO M.(a cura di), I rapporti giuridici pendenti, Milano, 1998, 66-85;VATTERMOLI D., Commento all"art. 72 quater, in NIGRO A.-SANDULLI M. ( a cura di), La riforma della Legge fallimentare, Torino, 2006, I, 450-456. Sull"opposizione al passivo:CAPUTO E., Legittimazione all"impugnazione dei crediti ammessi, in Dir.fall., 1989, II, 137-142; GARBAGNATI E., Osservazione sull"efficacia del provvedimento del giudice delegato che ammette o esclude un credito dal passivo fallimentare, in R.d.pr., 1943, II,151; GHEDINI A., Accertamento del passivo:la fase della decisione e le impugnazioni,in NDS, 2006, 41-43; LAMANNA F:, Il nuovo procedimento di accertamento del passivo, Milano, 2006; LANFRANCHI L., voce Accertamento del passivo , Fallimento, Enc.g., XIII, Roma, 1989; NARDECCHIA G., voce Opposizione allo stato passivo, Tratt. Ferro, Le insinuazioni al passivo, III, 744-761; NARDO G.N., Impugnazione dei crediti ammessi allo stato passivo, in Tratt.Ferro, Le insinuazioni al passivo, 617-622; SALETTI A., La formazione dello stato passivo:un tema in evoluzione, in www.judicium.it; TARZIA G.,L"impugnazione dei crediti ammessi, in Fall., 1990, 935-938.



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