Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-06-06

ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO E AGEVOLAZIONI FISCALI – CORTE COST. ORD. 91/15 – Alceste SANTUARI

La legge n. 266 del 1991 stabilisce talune agevolazioni fiscali a favore delle organizzazioni di volontariato

Il Codacon riteneva che tale agevolazioni comprendano anche l"esenzione per gli atti giudiziari e processuali

La Corte costituzionale non ha ritenuto la questione ammissibile

L"ordinanza n. 91 del 26 maggio 2015 della Corte costituzionale ha come oggetto le organizzazioni di volontariato e le agevolazioni fiscali previste dalla legge sul volontariato n. 266 del 1991.

La Commissione tributaria regionale del Lazio ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 53 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell"art. 8 della legge 11 agosto 1991, n. 266 (Legge-quadro sul volontariato), e dell"art. 27-bis dell"Allegato B al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 (Disciplina dell"imposta di bollo), nella parte in cui non prevedono, nell"ambito delle esenzioni dall"imposta di bollo, gli atti di natura giudiziale e processuale delle organizzazioni di volontariato;

La Commissione ha sollevato la questione a seguito dell"appello proposto dal Codacons - Coordinamento delle associazioni per la tutela dell"ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori, al fine di ottenere la riforma della sentenza della Commissione tributaria provinciale, con la quale era stato respinto il ricorso, proposto dallo stesso Codacons, avverso l"invito, emesso dal TAR del Lazio, al pagamento del contributo unificato previsto dall"art. 9 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia – Testo A).

Il Codacons ha dichiarato:

  1. di essere "esente dall"obbligo di pagamento del contributo unificato per le controversie relative all"oggetto della propria attività istituzionale, in qualità di Onlus impegnata nella difesa degli interessi dei consumatori";
  2. di essere un"organizzazione di volontariato e di Onlus, legittimata ad agire a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti, in attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale, di cui all"art. 118, quarto comma, Cost., il quale accorda preferenza ai privati, sia come singoli, sia come associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale;
  3. che l"attività giudiziaria − che rappresenta in generale un elemento essenziale di attuazione delle finalità perseguite dalle Onlus − per il Codacons rappresenterebbe una specifica missione statutaria, con la conseguenza che la mancata previsione di un"esenzione dal contributo unificato costituirebbe, per la stessa parte ricorrente, un ostacolo illogico e sproporzionato, tale da comprimere il diritto di difesa dei consumatori e degli utenti rappresentati, tenuto conto in particolare dell"assenza di finalità lucrative dell"associazione;
  4. che, sotto il profilo della violazione degli artt. 3 e 53 Cost., il Codacons denuncia l"irrazionalità della mancata previsione dell"esenzione e la contraddittorietà tra l"esenzione prevista per atti non giurisdizionali, anche patrimonialmente rilevanti − quindi espressivi di ricchezza, indice di capacità contributiva − delle Onlus, e l"imponibilità di atti giudiziari, i quali non sono espressivi di ricchezza, bensì della funzione sociale svolta dalle Onlus a tutela di interessi diffusi;
  5. che, in riferimento alla violazione dell"art. 97 Cost., la propria attività in sede giudiziaria sarebbe coerente con il principio di buon andamento nell"amministrazione della giustizia, evitando l"espandersi di una litigiosità parcellizzata in atti giudiziari dei singoli, incentivando l"espansione di servizi aventi valenza sociale, volti a superare la scarsità delle risorse assegnate alle amministrazioni pubbliche, in applicazione del principio di sussidiarietà, attraverso l"associazionismo privato;
  6. che, infine, in riferimento alla violazione dell"art. 24 Cost., ritiene che l"esclusione dell"esenzione impedisca ai meno abbienti di tutelare giudizialmente i propri diritti attraverso le associazioni, ostacolando così l"esercizio dell"azione giudiziaria in relazione a situazioni di dimensione sovra-individuale.

Il giudice ha ritenuto che:

-) "per le iscrizioni a ruolo richieste dal Codacons − ancorché nell"esercizio delle proprie attività istituzionali − il contributo unificato sia dovuto";

-) la violazione denunciata non discenderebbe dall"applicazione delle disposizioni censurate – relative alle esenzioni dall"imposta di bollo − bensì dalle disposizioni che prevedono le esenzioni dal contributo unificato (art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002), le quali tuttavia non hanno formato oggetto di censura;

-) l"intervento additivo richiesto alla Corte, volto a ricomprendere tra le esenzioni dal contributo unificato anche gli atti processuali delle Onlus, non viene riferito all"art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002 − il quale enumera più cause di esenzione dal contributo, ulteriori rispetto a quelle previste dal d.P.R. n. 642 del 1972 − bensì alle disposizioni che prevedono l"esenzione dall"imposta di bollo e di registro;

-) se è pur vero che, in forza del rinvio contenuto nell"art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002, un"eventuale pronuncia di accoglimento produrrebbe – indirettamente − l"effetto di esentare gli atti processuali delle Onlus dal contributo unificato, tuttavia il petitum e le argomentazioni del giudice a quo riguardano esclusivamente la soggezione al contributo unificato e non contengono alcuna censura in relazione alla disciplina dell"imposta di bollo e di registro, con riferimento agli atti delle Onlus.

La Commissione tributaria remittente ha invece evidenziato che:

  1. l"art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002, nel prevedere alcuni regimi di esenzione dal contributo unificato, stabilisce che «Non è soggetto al contributo unificato il processo già esente, secondo previsione legislativa e senza limiti di competenza o di valore, dall"imposta di bollo o da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura […]";
  2. ai fini dell"applicazione dell"imposta di bollo, cui fa rinvio il citato art. 10, l"art. 27-bis dell"Allegato B al d.P.R. n. 642 del 1972 prevede l"esenzione dall"imposta stessa per gli «Atti, documenti, istanze, contratti nonché copie anche se dichiarate conformi, estratti, certificazioni, dichiarazioni e attestazioni poste in essere o richiesti da organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) […]";
  3. gli atti processuali non sono previsti dall"art. 27-bis nelle categorie di atti esenti dall"imposta di bollo;
  4. la mancata previsione degli atti giudiziari e processuali tra quelli esenti dall"imposta di bollo e quindi dal contributo unificato, violerebbe in primo luogo l"art. 2 Cost., poiché sarebbe compromesso lo svolgimento dell"attività delle associazioni di volontariato, la quale è volta al conseguimento di finalità di carattere sociale, civile e culturale e costituisce la più diretta espressione del principio di solidarietà sociale.

Poiché il Codacons, nello svolgimento della propria attività istituzionale, persegue la tutela collettiva di intere categorie di consumatori − ivi inclusi quelli non partecipanti all"iniziativa, i quali rimangono liberi di attivarsi singolarmente – al fine di ripristinare la legalità, nell"interesse dell"intera categoria, la Commissione tributaria ha pertanto prospettato che:

  1. la mancata previsione dell"esenzione per le associazioni di volontariato impedirebbe loro di svolgere la propria funzione di rimuovere gli ostacoli, anche di natura economica, che i singoli possono incontrare nella tutela dei loro diritti; da ciò conseguirebbe la violazione del principio di uguaglianza formale e sostanziale previsto dall"art. 3 Cost., nonché del principio di adeguatezza della capacità contributiva recato dall"art. 53 Cost.;
  2. sarebbe altresì violato l"art. 24 Cost., poiché la mancata previsione dell"esenzione dal contributo unificato per le associazioni di volontariato ostacolerebbe l"accesso dei meno abbienti alla tutela giurisdizionale dei propri diritti;
  3. sarebbe violato l"art. 97 Cost., poiché le disposizioni censurate comporterebbero un"azione amministrativa non adeguata e conveniente per il perseguimento del fine pubblico, determinando una discriminazione tra i soggetti privati coinvolti nel procedimento.

Nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall"Avvocatura generale dello Stato:

  1. chiedendo che la questione sia dichiarata inammissibile e comunque infondata;
  2. eccependo che la questione sarebbe inammissibile, poiché il giudice a quo − sebbene richieda un intervento additivo sull"art. 27-bis dell"Allegato B al d.P.R. n. 642 del 1972 − intende ottenere un ampliamento delle ipotesi di esenzione dal contributo unificato, previste dall"art. 10 del d.P.R. n. 115 del 2002, il quale tuttavia non forma oggetto della questione". Inoltre, la difesa erariale ha inoltre eccepito l"inammissibilità della questione per avere il giudice a quo omesso di verificare la possibilità di pervenire, in via interpretativa, ad una soluzione conforme alla Costituzione;
  3. osservando che un"eventuale esenzione dal contributo unificato, in ragione della sola qualità del soggetto che agisce in giudizio, si porrebbe in contrasto con le consolidate regole interpretative in tema di applicazione delle agevolazioni tributarie e risulterebbe, inoltre, distonica rispetto alla tecnica utilizzata dal legislatore nella previsione delle ipotesi di esenzione, la quale procede attraverso l"individuazione dell"oggetto dei giudizi nei quali gli atti sono posti in essere, in base al criterio della particolare meritevolezza delle situazioni soggettive.

La Corte costituzionale ha riconosciuto che le disposizioni sottoposte al suo scrutinio contengono una norma inconferente rispetto all"oggetto delle censure del giudice a quo e ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell"art. 8 della l. n. 266/1991 sollevata dalla Commissione tributaria regionale del Lazio.

Ora, in disparte la motivazione tecnico-legale con la quale i giudici costituzionali hanno definito la questione sottoposta alla loro attenzione, vengono in specifico rilievo le doglianze del Codacons in merito all"attività svolta e, quindi, alle agevolazioni fiscali che dovrebbero conseguire a detta attività. Contrariamente a quanto sostenuto dall"Avvocatura dello Stato, invero, proprio la speciale soggettività delle organizzazioni di volontariato in uno con la loro attività di pubblica utilità dovrebbe deporre a favore dell"agevolazione reclamata dal Codacons.



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