Articoli, saggi, Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 2013-10-07

OSSERVAZIONI IN MERITO AL NUOVO DECRETO SUL FEMMINICIDIO - Elvira REALE e Alessandro RESTA

"Osservazioni in merito al nuovo decreto sul 'femminicidio' " - Elvira REALE e  Alessandro RESTA

Il nuovo decreto sul 'femminicidio' importante passo avanti per la tutela della donna: appello per sostenere   la sua conversione in legge

(DECRETO-LEGGE 14 agosto 2013, n. 93.Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere)

Il decreto femminicidio ha mostrato nella nostra esperienza di operatori sanitari addetti allo sportello ascolto anti-violenza dell'Ospedale San Paolo (legge regionale della rete sanitaria anti-violenza N. 22 del 21 luglio 2012) una concreta possibilità di intervenire con strumenti giuridici più appropriati alla tutela e salvaguardia della salute e della vita delle donne soprattutto nel momento della emergenza.

Nel confronto con il decreto, si è anche confermato come la legge sanitaria regionale N. 22 di contrasto alla violenza (che ha promosso e dato impulso ad un'azione più efficace dei pronto soccorso nell'emergenza), possa interagire positivamente con le nuove norme avendo in qualche modo precorso i tempi circa la loro possibilità di efficace attuazione.

Ci riferiamo all'importanza data nel decreto sul femminicidio a due articoli della  legge penale (l'art. 582 cp e l'art. 612 comma 2 cp) che sono stati inseriti tra le fattispecie di reato alla base del potere giudiziario  di allontanamento (o divieto di avvicinamento) del violento, come ampliamento dell'art. 282 bis c.p.p.

Dal decreto:"(a) all"articolo 282 -bis , comma 6, dopo la parola "571," è inserita la seguente: "582," e le parole "e 609- octies" sono sostituite dalle seguenti: "609 -octies e 612, secondo comma"

Questi due articoli, inseriti nei motivi di allontanamento del violento (art. 282 bis cpp) infatti richiamano i reati di lesioni personale  (582 cp) e di minaccia grave (612 cp).

Cominciamo con L'art. 582 cp. Esso (sia quando è procedibile a querela di parte con prognosi ed esiti inferiore a 20 giorni, sia quando è a procedibilità di ufficio con prognosi ed esiti superiori a venti giorni) sancisce che  "Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale,dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni"

L'ingresso di questo articolo come motivazione per l'allontanamento pone in primo piano l'importanza di un referto medico (ospedaliero in primis, ma non solo) accertante la lesione di carattere fisico o psichico dando così valore alla pratica innovativa dell'Ospedale San Paolo  ed alla legge regionale che l'ha supportata. Questa pratica infatti, prima del decreto, aveva già operativamente connesso i referti per lesioni sia fisiche che psichiche con le esigenze di tutela e protezione della donna indicando alle altre istituzioni (la procura nella fase antecedente come interlocutore privilegiato, ed in ultimo a luglio anche il pubblico ministero PM di turno) la necessità di tutela della donna, con la richiesta esplicita di provvedimenti giudiziari  di allontanamento. Inoltre nella buona prassi dello sportello del San Paolo ci si era assunti la responsabilità propria del settore sanitario di fornire indicazioni precise di tipo terapeutico-preventivo (riportate nel referto stesso) alla donna per sottrarsi al rischio della violenza (concomitante e conseguente per la salute ed eventualmente per la vita) nelle more dell'intervento giudiziario.

In particolare l'attività di refertazione del PS San paolo presso lo sportello anti-violenza (per l'accoglienza e le prime cure delle vittime di violenza di genere), che aveva integrato l'approccio medico con quello psicologico, aveva centrato l'attenzione sulla lesione psichica (stato di ansia e disturbo traumatico da stress) per indicare all'Autorità Giudiziaria,  attraverso una appropriata attività di refertazione complessa, i rischi connessi alla  violenza di genere quando essa non si manifestava solo nel modo più consueto e più valutato dal contesto medico: la lesione fisica.

Nel report delle attività 2012, l'equipe dello sportello ascolto anti-violenza aveva accertato che proprio nelle violenze psicologiche e verbali (quelle fino ad allora considerate di scarsa entità e difficilmente oggetto di referti, ovvero segnalazioni all'AG) si annidavano i rischi maggiori per possibili femminicidi: esse infatti contenevano al 70% gravi e reiterati ricatti e minacce di morte (ovvero l'altro art. del codice penale: il 612 comma 2, inserito dalle nuove norme alla base del provvedimento di allontanamento del violento)

Con l'indicazione di questi due dati (lesioni fisiche e psichiche e minacce gravi) nel referto complesso ed integrato (medico e psicologico) del PS San paolo, si era avuto già modo di sperimentare in questi anni, e negli ultimi tempi ancor di più, una interlocuzione più efficace con l'AG messa in grado di giudicare più velocemente e nel merito di indizi più convincenti (supportati anche dalle dichiarazioni delle vittime in un contesto di emergenza e prime cure sanitarie) la necessità di attuare misure cautelari di messa in sicurezza della donna e se del caso anche dei minori ad essa collegati.

Sulla base della nostra esperienza, al momento dell'entrata in vigore del decreto, è stato subito chiaro che l'inserimento nel 282 bis c.p.c. (allontanamento dalla casa familiare) dei  reati di lesione personale  fisica e psichica (582 cp) e delle minacce gravi ( 612 comma 2 cp) poteva rafforzare nell'emergenza il valore dell'attività di refertazione fino allora operata dal PS San paolo a  tutela delle donne .

Le procedure dell'emergenza nel nuovo decreto

e la necessità di un solo emendamento necessario ed indifferibile

Oltre tutto quello fin qui discusso, il decreto femminicidio si è fatto carico di rendere le misure di tutela delle donne più efficaci e tempestive. Infatti ha indicato  le FFOO territoriali (polizia e carabinieri) come centro della raccolta dei segnali di emergenza nei casi di violenza di genere e ne ha potenziato l'intervento di tutela, dando ad essi anche un ruolo importante di promotori dell'azione di tutela.

1)         E' stato così ampliato dal nuovo decreto  l'obbligo di arresto in flagranza che è andato anche a coprire  i reati di maltrattamenti in famiglia (572 c.p.) e di stalking (612 bis c.p.). Dal decreto: " all"articolo 380 comma 2, (arresto obbligatorio in flagranza) dopo la lettera I -bis ) è aggiunta la seguente: "I-ter ) delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori, previsti dall"articolo 572 e dall"articolo 612 -bis del codice penale;"

C'è solo da dire a riguardo di questa importante misura di protezione, che ha un impatto sulla salvaguardia della vita delle donne, che occorrerà una migliore preparazione delle FFOO nella interpretazione della flagranza nei casi dello stalking e dei maltrattamenti in famiglia,  dato che essi generalmente sono reati continuati che non si esauriscono in una sola azione. La flagranza infatti è un concetto giuridicamente più ampio che racchiude non solo  la flagranza diretta (quello che accade hic et nunc  sotto i miei occhi) ma anche quella indiretta (le tracce lasciate dall'azione criminale ed in questo senso il momento del referto può essere considerato, a parere nostro,  ancora all'interno della flagranza) , ed anche quella permanente.

2) Ed è stato concepito una nuovo articolo, il 384 bis cpp, su cui ci soffermeremo per proporre un emendamento assolutamente non eludibile per il rafforzamento delle tutele e di contrasto al femminicidio.

Nel codice di procedura penale tra il 380 ( arresto obbligatorio in flagranza)  ed il 384 bis vi è appunto l' Art. 384 c.p.p. – FERMO DI INDIZIATO DI DELITTO, che indica le misure di fermo anche fuori della flagranza ad opera delle FFOO

Riteniamo quindi sia sul piano della coerenza interna del sistema di procedura penale che anche il 384 bis debba riferirsi a situazioni non di flagranza ma di gravi indizi. La flagranza infatti era già stata individuata nell'obbligo di arresto per i reati di maltrattamento e stalking e non si vede il motivo di reiterarla nel 384 bis quando si parla di una misura interdittiva di minore impatto sulla libertà personale del reo (allontanamento o divieto di avvicinamento)

Ribadendo la centralità di questo nuovo articolo (384 bis cpp) , per la salvaguardia e tutela delle donne, ed a completamento organico con quanto introdotto dall'art. 380 (arresto obbligatorio in flagranza) proponiamo che ad esso non sia applicata la flagranza ma solo la raccolta di gravi indizi di minaccia alla vita ed alla integrità psico-fisica della persona che possano così comprendere non solo l'hic et nunc di un singolo accadimento estremo ma anche un periodo progressivo ed altamente insidioso (escalation di alcuni di alcuni mesi) di violenza per prevenire il femminicidio che si è visto agire sempre come delitto annunciato da più azioni progressive di attacco e violenza.

Ecco quindi la proposta di emendamento che abbiamo sviluppato con la consulenza dei legali del centro anti-violenza del Comune di Napoli (avv. Giovanna Cacciapuoti ed avv. Sofia Lombardi)

il 384 bis come è nel decreto:

"Art. 384 -bis (Allontanamento d"urgenza dalla casa familiare)

– 1. Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria

hanno facoltà di disporre, previa autorizzazione del pubblico ministero, l"allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto in flagranza dei delitti di cui all"articolo 282 -bis , comma 6, ove sussistano fondati motivi per ritenere che

le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l"integrità fisica della persona offesa.

il 384 bis nel nostro emendamento:

"Art. 384 -bis (Allontanamento d"urgenza dalla casa familiare)

– 1. Gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria

hanno facoltà di disporre, previa autorizzazione del pubblico ministero, l"allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, "nei confronti di chiunque risulti gravemente indiziato di uno dei delitti di cui all"art. 282 bis comma 6 quando sussistano fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l"integrità psico-fisica della persona offesa.

Ribadiamo con il nostro emendamento (proveniente dall'analisi di casi concreti in una postazione di prima linea, il pronto soccorso, che si occupa di contrasto della violenza di genere), che ci auguriamo sia considerato ed introdotto nell'iter parlamentare di modifica del decreto a tutela delle donne, il sostegno pieno al nuovo decreto per il quale chiediamo, come referenti tecnici di una importante legge regionale della Campania, un pieno e convinto appoggio anche alle forze politiche ed istituzionali.

Sottolineiamo ancora come  questo decreto, al di là di ogni problema tecnico sollevato dai tanti emendamenti presentati, ha avuto il merito di accendere un faro importante sul fenomeno del femminicidio nel tentativo di fornire risposte più appropriate al suo contrasto e non va ASSOLUTAMENTE LASCIATO DECADERE.



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