Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-12-21

P.A. E NON PROFIT: CONTRIBUTI O CORRISPETTIVI? – Circ. Ag. En. 34/E-13 – Alceste SANTUARI

"La corretta qualificazione giuridica di ogni rapporto tra la pubblica amministrazione ed altri soggetti - pubblici o privati - in occasione di erogazioni di danaro è necessaria al fine di inquadrare correttamente le operazioni connesse, sia dal punto di vista amministrativo sia dal punto di vista del trattamento tributario. Una prestazione di denaro qualificata come corrispettivo richiama infatti un insieme di regole, sia per il comportamento dell"amministrazione sia per il trattamento fiscale, che è del tutto differente dall"insieme di regole che disciplina erogazioni qualificabili come contributi: in particolare, dal punto di vista del trattamento tributario ai fini dell"imposta sul valore aggiunto, le erogazioni qualificabili come contributi, in quanto mere movimentazioni di denaro, saranno escluse dall"imposta, mentre quelle configurabili come corrispettivi per prestazioni di servizi o cessioni di beni rilevanti ai fini dell"imposta in esame vi saranno assoggettate[…]In sostanza, il presupposto oggettivo di applicazione dell"IVA può essere escluso, ai sensi della normativa comunitaria, solo qualora non si ravvisi alcuna correlazione tra l"attività finanziata e le elargizioni di denaro."

Sono alcuni passaggi contenuti nella circolare dell"Agenzia delle Entrate, n. 34/E del 21 novembre 2013, documento di estrema importanza per inquadrare e fare luce sui rapporti intercorrenti tra P.A. ed enti non profit. Infatti, non sempre chiara risulta essere la natura dei flussi finanziari di cui le organizzazioni non lucrative beneficiano da parte degli enti pubblici nello svolgimento della loro attività. La distinzione che la disciplina tributaria conosce, in termini generali, può essere ricondotta a quella tra "contributi" e "corrispettivi". Per vero, fino ad epoca recente i finanziamenti che le organizzazioni non profit ricevevano dalla P.A. erano considerati senza distinzione sotto la voce "contributo". Si trattava, dunque, di un supporto economico che la P.A. disponeva a favore degli enti non profit al fine di valorizzare la loro "esistenza", senza un collegamento specifico con l"attività svolta.

Nel corso degli ultimi decenni, tuttavia, come è noto, molte organizzazioni non profit hanno sviluppato, al fine di realizzare le loro finalità statutarie, un complesso di attività di natura economico-imprenditoriale, che con il tempo hanno integrato l"erogazione di veri e propri servizi acquistabili dalla P.A. (terzo pagante) "in nome e per conto" dell"utenza (servizi sociali, servizi assistenziali, servizi socio-sanitari, servizi educativi, et similia).

E" in questo quadro evolutivo, dunque, che si deve collocare la circolare n. 34/E in argomento. L"amministrazione finanziaria ha inteso ribadire che le somme erogate dalla P.A. sono da considerarsi quali contributi quando, tra l"altro, il beneficiario ente non profit, che può anche svolgere una attività commerciale, in via esclusiva o meno,

  • risulta identificato in ragione di una norma o di un provvedimento amministrativo
  • e non è obbligato a dare, fare, non fare o permettere qualcosa come controprestazione
  • è destinatario delle somme per il perseguimento di obiettivi di carattere generale

Si tratta, invece, di corrispettivo quando sussiste un rapporto sinallagmatico, ossia quando la somma ricevuta costituisce il "compenso per il servizio effettuato o per il bene ceduto" alla P.A. erogatrice.

Di qui la differenza tra "contributo-contributo" e "contributo-corrispettivo". Il primo identifica il finanziamento di cui sono oggetto le associazioni o le fondazioni non profit al fine di portare avanti i propri scopi istituzionali (di norma di entità ridotta). Il contributo, in questo caso, deve essere considerato una entrata istituzionale, proprio perché soddisfa il requisito della "generalità": è una delle modalità che la P.A. sceglie per valorizzare l"azione e gli interventi delle organizzazioni non profit. Il secondo, al contrario, integra il "prezzo" pagato dalla P.A. (enti locali, asl, province, regioni) affinché l"ente non profit realizzi un determinato servizio (ad esito sia di una procedura ad evidenza pubblica sia di una convenzione diretta) o attività rivolta alla collettività ovvero direttamente alla P.A. In questo caso, l"entrata dovrà essere configurata quale entrata di natura commerciale e, quindi, dovrà risultare attratta nella sfera di applicazione dell"IVA.



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