Legislazione e Giurisprudenza, Pubblico impiego -  Redazione P&D - 2015-01-11

P. A.: IL TEMPO NEL PUBBLICO CONCORSO- Cass. SS.UU. 26661/2014 - C. MICELI

  • Pubblica amministrazione
  • Rparto di giurisdizione sui ritardi nelle procedure concorsuali
  • Le S.U. affermano che l'azione, in tali casi, è comunque volta alla tutela dell'interesse legittimo al corretto espletamento del concorso

Le Sezioni Unite della Suprema Corte ci offrono ancora una lettura in tema di riparto di giurisdizione, nella contesa dello ius dicere tra g.o. e g.a.. La vicenda sottesa all"esame ha richiesto una consecutio temporum, che potesse coniugare lo stato di diritto e di fatto vigente al momento della spiegazione della domanda giudiziale (correva l"anno 1991..).

Invero le immagini che storicamente si susseguono, sulla terra di confine dei pubblici poteri, oppure del mio e del tuo (come direbbe Romagnosi), si alternano in un moto continuo, brillanti e smaniose, vuote e sature. I giochi linguistici delle sentenze regolatrici, afferrano ambiguità, petita incontinenti, che rigenerano illusioni di certezza e sperimentano i limiti del caso deciso.

L"errante giurisprudenza, a dispetto del fermo codicistico, trascorre dal marmo della legge al fatto, spesso in assenza di una omogeneità di vedute, cosicchè l"interpretazione nel cogliere il pensiero animatore della norma, vacilla  nella qualificazione dell"azione e nell"individuazione del giudice cui spetta conoscere e risolvere.

E allora, dietro quella curva del tempo che vola, andiamo a rivisitare l"origine del giudizio che ha dato luogo al contrasto che ha occasionato l"intervento delle Sezioni Unite.

Il giudice di merito ha qualificato la domanda formulata nell'atto di citazione come prospettazione di lesione di un interesse legittimo (pretensivo) e non di un diritto soggettivo. Immeritevoli di accoglimento sono ritenute le doglianze spiegate, alla cui stregua quelli di cui si chiede il ristoro non sarebbero pregiudizi da ritardo bensì danni da "da ritardato esercizio del potere": la sottile distinzione non sortisce l"auspicato effetto, non avendo riscontro nella giurisprudenza di legittimità.

Miglior sorte non conosce l"altra censura che invoca la competenza dell'AGO ipotizzandosi un"azione per diritti patrimoniali consequenziali: la deduzione viene reputata infondata perché si è al di fuori di tale categoria, mancando il requisito della conseguenzialità (in disparte le accezioni semantiche della formula, per cui si rinvia alle fluenti manualistiche)..

In realtà, conclude la S.C. "all'epoca della proposizione della domanda (1991), la giurisdizione sulle azioni nei confronti della pubblica amministrazione per le conseguenze negative nei confronti del dipendente pubblico (in caso di concorsi interni) o di un soggetto partecipante al concorso (in caso di concorsi esterni) dei ritardi nelle procedure concorsuali spettava al giudice amministrativo. Sul punto queste Sezioni Unite (decidendo su cause in cui si applicava la normativa vigente al 1991) si sono espresse più volte, affermando costantemente che l'azione, in tali casi, è comunque volta alla tutela dell'interesse legittimo al corretto espletamento del concorso (cfr. in particolare Cass. Sez. U, 6 luglio 1992, n. 8211; 10 giugno 1994, n. 5643; 4 gennaio 1995, n. 92; 1°settembre 1999, n. 607)".

Simili assunti dovrebbero essere oggi rimeditati alla luce dell"impianto codicistico (e dei correttivi apportati), ove viene radicata l" idée directrice della giustizia amministrativa nei canoni di pienezza ed effettività in armonia alla Costituzione e al diritto europeo, che implica la concentrazione di tutele nello svolgimento del giusto processo. La garanzia di difesa sancita dall"art. 24 della Carta Fondamentale mostra ormai il suo talento anche nelle maglie del giudizio dei pubblici poteri: il tempo giuridico, eluso nel procedimento, deve trovare presidio, tutela (e sanzione) negli snodi processuali. Già il tempo giuridico: sarebbe interessante rivedere le differenze che corrono con il tempo reale, il quale sfugge al governo delle pubbliche e private forze. Il panta rei, con il mutare dello stato delle cose, che trova ingresso nella celebrazione del giudizio, e deve confrontarsi con il fine ad esso sotteso: la certezza dei rapporti, la determinazione del concreto incontestabile (Satta). Certo non è questa la sede per approfondire la natura dell"effetto reintegratorio prodotto dalla sentenza amministrativa, né per scandagliare gli studi che qualificano il tempo reale come relazione tra oggetti di percezione appartenenti a diversi classi di simultaneità (Arecchi): come tale non rimediabile dalla misura del diritto (come si dice? forse, factum infectum fieri nequit). Né possiamo riproporre per intero le brillanti intuizioni di certa dottrina che, individuando l"unico limite dell" effetto retroattivo nelle trasformazioni irreversibili della realtà, sottolineava: "fra l"ordine storico e degli accadimenti e l"ordine giuridico delle qualificazioni relative a detti accadimenti si verifica un contrasto, che costituisce il problema della retroattività dell"annullamento" (Corso). Bè non posso e non voglio continuare in queste righe con tematiche che superano largamente le capacità di chi scrive, ma certo nelle visite future sulle evolutive letture della giurisprudenza sarebbe il caso di ritornare sugli intrecci tra tempo e diritto, che precede e condiziona l"iniziativa per i beni della vita e per i loro appetiti processuali…o altrimenti, riadattando un ritornello musicale che tanta voga ha avuto nelle giovani generazioni, non sarà mai tempo per noi..



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