Changing Society, Opinioni, ricerche -  Mottola Maria Rita - 2013-09-08

PACE IN TERRA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA – Maria Rita MOTTOLA

Fratelli e sorelle, perdono, dialogo, riconciliazione sono le parole della pace: nell"amata Nazione siriana, nel Medio Oriente, in tutto il mondo! Preghiamo, questa sera, per la riconciliazione e per la pace, lavoriamo per la riconciliazione e per la pace, e diventiamo tutti, in ogni ambiente, uomini e donne di riconciliazione e di pace. Così sia. (Papa Francesco 7 settembre 2013).

E" solo un"altra occasione di sentire il Papa esprimere parole condivise e condivisibili? E" un incontro per proclamare la pace come tanti altri?

No, possiamo tranquillamente affermare che qualcosa di incredibilmente nuovo accaduto. Non si tratta di un momento di preghiera comune cercando di usare parole comuni e preparate insieme. Il Papa ha convocato il popolo cattolico per una veglia di digiuno e preghiera. Ma tale è la Sua forza, tale è il Suo carisma da convogliare ieri sera l"adesione di tante religioni, di tante comunità.

E allora occorre fare alcune precisazioni.

Il Papa non ha chiesto ai governanti di fermare la guerra. Sa che le guerre sono sempre dettate da motivi economici (l"odio è indotto per convincere i popoli a soffrire, per dare loro un motivo per combattere), guerre commerciali le ha chiamate. Il Papa a chiesto a ognuno di noi di fare la pace. Il messaggio è forte e impegnativo. Non possiamo più tirarci indietro, noi tutti siamo responsabili della pace, quella mondiale e non solo quella del nostro piccolo universo.

Il digiuno religioso non è una forma di pressione presso i potenti o per scuotere l"opinione pubblica, non è uno strumento politico. Ha ben altro significato e scopo. Il digiuno è preparazione, è modo per elevare lo spirito, per liberarsi dalla quotidianità e poter così leggere meglio nell"anima e ascoltare meglio la Parola. E" anche strumento di conversione, di cambiamento.

E solo la conversione dell"anima può portare a quella pace interiore e verso il prossimo (colui che ci è più vicino) che prelude la pace tra i popoli. Ci avete mai pensato? il prossimo non è il bambino che abita a miglia e miglia di distanza al quale rivolgiamo, a volte, un pensiero e inviamo qualche denaro, il prossimo è l"anziano dirimpettaio, il datore di lavoro arrogante, l"impiegato postale svogliato, il passante maleducato, l"amico traditore, il coniuge affranto e ammalato. A loro deve essere rivolto un pensiero di pace e di comprensione, perdonando la sgarbatezza, la maleducazione, l"arroganza, l"infedeltà, la tediosità, la monotonia, la prepotenza, compiendo il primo gesto di riconciliazione. Perché il perdono non è uno stare fermo ma un andare incontro, è un porgere (l"altra guancia) la mano, un sorriso, una parola di conforto.

Il senso del digiuno ci conduce così a diffidare dei politici che hanno aderito, senza comprenderne il vero significato, solo per captatio benevolentiae! Del resto che cosa sta facendo la diplomazia italiana per la questione siriana se non tenere il piede in due staffe? Ma l"art.  11 Cost. afferma un principio imprescindibile della nostra nazione: il ripudio della guerra. Non dice che la guerra può essere autorizzata dall"O.N.U., la ripudia quale strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Senza se e senza ma.

Il silenzio. Il silenzio è la preghiera più alta e la più difficile. E" difficile concentrare i propri pensieri su Dio. Come ci ricorda C.S. Lewis (Le lettere di Berlicche) solo i più progrediti possono compierla, gli altri non riusciranno a vedere la luce che così generosamente si offre a chi prega in silenzio. Quindi in piazza San Pietro è accaduto qualcosa di particolarmente importante: 100.000 fedeli di varie chiese e religioni, insieme hanno pregato in silenzio. La luce è tale da penetrare le tenebre più fonde.

La preghiera in piazza San Pietro è stata esclusivamente cattolica. I presenti avranno pregato ognuno secondo il proprio credo nella loro mente, ma le parole, i gesti, il rito erano cattolici. Il Papa è vescovo di Roma e come tale si è comportato. Nessuna commistione, nessuna confusione. E così che si raggiunge la vera unione: unità nella diversità. Non esiste la necessità di allontanarsi dalla propria fede e dalla propria chiesa per condividere. E" sufficiente essere ben saldi e accogliere l"altro non come un nemico. Se è possibile non cambiare le parole e i gesti per stare insieme, non vi sarà necessità di chiedere all"altro di cambiare i suoi gesti e le sue parole. E così spontaneamente i mussulmani presenti hanno letto il Corano per unirsi alla preghiera del rosario. Questa è la novità. Una novità grande.

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