Legislazione e Giurisprudenza, Banca, servizi finanziari -  Mazzon Riccardo - 2015-02-02

PADRONI E COMMITTENTI: ALTRA GIURISPRUDENZA INTORNO ALLA RESPONSABILITA' DELLE BANCHE - Riccardo MAZZON

è l'articolo 2049 del codice civile a disciplinare la fattispecie

quali i casi maggiormente testati dalla giurisprudenza?

falsificazione, versamento di assegni circolari, pagamento irregolare, segreto professionale, ampio mandato, danaro fuori dalla banca, cassetta di sicurezza

Ulteriormente, significativa appaiono le seguenti decisioni che sviluppano argomenti quali la falsificazione delle attestazioni bancarie sull'acquisto di titoli (nella fattispecie, relativa a impiegato di banca condannato per aver raggirato un cliente attraverso la falsificazione delle attestazioni bancarie sull'acquisto di titoli, la Corte ha ritenuto sussistente la responsabilità dell'Istituto di credito poiché l'azione criminosa era risultata riferibile alle funzioni legittimamente esercitato all'interno dell'organizzazione dell'ufficio da parte dell'imputato, il quale dei compiti attribuitigli si era giovato al fine di trarre in inganno la vittima, contando proprio sull'affidamento da quest'ultima riposto nell'operato di un soggetto inserito nella organizzazione della banca - cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -),

"ai fini del riconoscimento della responsabilità risarcitoria del datore di lavoro ai sensi dell'art. 2049 c.c. per il reato commesso dal proprio dipendente, deve restare provato, tra l'evento pregiudizievole e l'ambito delle mansioni attribuite al dipendente, un rapporto di occasionalità necessaria, che si ravvisa quando l'attività svolta dal lavoratore abbia determinato, nella sua estrinsecazione, una situazione tale da agevolare, o comunque rendere possibile, il fatto illecito, anche se, nella condotta delittuosa, il dipendente abbia superato i limiti delle incombenze connesse alle mansioni attribuitegli " (Cass. Pen., sez. II, 7 novembre 2000, n. 694, Fedelini, CP, 2002, 1418; Ced Cassazione 2001, rv RV217885; RP, 2001, 254),

versamento di assegni circolari eseguito nei locali della filiale della banca e materialmente consegnati al direttore preposto alla filiale (nella specie, l'attore aveva chiesto la condanna di una banca alla restituzione di una somma di danaro da lui versata presso una delle filiali dell'istituto - onde consentirne il corrispondente accredito in suo favore all'estero - ma mai accreditatagli dalla banca stessa, mentre l'istituto si era difeso sostenendo la propria estraneità al rapporto per infedeltà del direttore della filiale - denunciato per truffa ed appropriazione indebita - che aveva materialmente ricevuto la somma: il giudice di merito, ritenuto che, per un verso, le operazioni di versamento degli assegni circolari per l'importo della somma poi richiesta in restituzione dall'attore, eseguite nei locali della filiale della banca, rientrassero nella normale attività di quest'ultima, e che detti assegni erano stati materialmente consegnati al direttore preposto alla filiale stessa, il quale non aveva, dal suo canto, agito a titolo personale, ha ritenuto responsabile l'istituto di credito convenuto, con decisione confermata dalla Suprema Corte che ha sancito, nella specie, il principio di diritto di cui in massima; la Suprema Corte, nell'enunciare il principio di diritto di cui in massima, ha, ancora, ribadito la legittimità della ipotesi di concorso tra responsabilità contrattuale ed aquiliana in relazione ad una stessa situazione di fatto - con conseguente legittimità della coeva proposizione delle relative domande, sia pur sotto il profilo della duplicità del titolo risarcitorio, comportante un distinto regime per ciascuna delle azioni - pur osservando, ancora, che la domanda di risarcimento danni da responsabilità aquiliana non può essere proposta per la prima volta nè in appello, nè in sede di precisazione delle conclusioni in primo grado - fatta salva l'accettazione del contraddittorio - al fine di ampliare l'originaria domanda fondata su un titolo contrattuale),

"la responsabilità indiretta di cui all'art. 2049 c.c. per il fatto dannoso commesso da un dipendente postula l'esistenza di un rapporto di lavoro ed un collegamento tra il fatto dannoso del dipendente e le mansioni da questi espletate, senza che sia, all'uopo, richiesta la prova di un vero e proprio nesso di causalità, risultando sufficiente, viceversa, l'esistenza di un rapporto di "occasionalità necessaria", da intendersi nel senso che l'incombenza svolta abbia determinato una situazione tale da agevolare e rendere possibile il fatto illecito e l'evento dannoso, e ciò anche se il dipendente abbia operato oltre i limiti delle sue incombenze, o persino trasgredendo gli ordini ricevuti, purché sempre entro l'ambito delle proprie mansioni" (Cass. Civ., sez. I, 20 marzo 1999, n. 2574, GCM, 1999, 621; DResp, 1999, 1021 - Conforme – Cass. Civ., sez. III, 26 giugno 1998, n. 6341, DResp, 1999, 429; GCM, 1999, 621),

irregolare forma di pagamento,

"la responsabilità solidale della Sim ex art. 23, comma 3, d.lg. n. 415 del 1996 (ora art. 31, comma 3, d.lg. n. 58 del 1998) non è esclusa dall'irregolare forma di pagamento adottata dal risparmiatore danneggiato, in difformità dalle indicazioni fornite dalla società preponente e dalla normativa Consob di settore, se non nel caso in cui si evidenzi una colpa esclusiva del risparmiatore, per imprudenza non scusabile, tale da rivestire un'incidenza causale determinante ed unica nella creazione del danno" (Trib. Brescia 23 dicembre 2002, FI, 2003, I, 1264),

rivelazione di segreto professionale,

"sussiste il reato di rivelazione di segreto professionale ex art. 622 c.p. nel caso in cui il funzionario di banca renda nota a terzi l'esposizione debitoria del cliente. Di tale comportamento risponde civilmente, ai sensi dell'art. 2049 c.c., anche l'istituto di credito" (Trib. Orvieto 2 dicembre 1994, RGU, 1995, 388),

mandato conferito a dipendente in un più ampio contesto di rapporti di affari, intrattenuti con il medesimo,

"la responsabilità della banca per danni arrecati dal fatto illecito del proprio dipendente sussiste, a prescindere dal fatto che questi abbia operato sul conto corrente di un cliente in forza di preteso mandato conferitogli in un più ampio contesto di rapporti di affari intrattenuti con il medesimo, qualora le operazioni abusivamente compiute siano state, comunque, rese possibili dalla circostanza stessa che l'agente era un funzionario dell'ente creditizio e che i riscontri e controlli che la banca avrebbe dovuto effettuare, di fatto, non funzionarono" (Cass. Civ., sez. I, 9 agosto 1994, n. 7348, FI, 1996, I, 685; NGCC, 1995, I, 773),

danaro consegnato fuori dalla banca - in argomento, il Tribunale di Lucca ha precisato come, perché si configuri la responsabilità di cui all'art. 2049 c.c. è sufficiente accertare da un lato l'esistenza di un rapporto di lavoro e dall'altro un collegamento tra il fatto dannoso del dipendente e la mansioni da questo disimpegnate e, all'uopo, è sufficiente un rapporto di occasionalità necessaria nel senso cioè che l'incombenza svolta abbia determinato una situazione tale da agevolare o rendere possibile il fatto illecito e l'evento dannoso:

"Pur se il direttore di una banca accettando il danaro da un cliente per versarlo presso la banca medesima fuori dai locali della sede di lavoro, abbia esorbitato dai suoi compiti, egli ha comunque operato come dipendente della banca e, se tale è stata la ragione dell'affidamento del danaro ricorre quel rapporto di occasionalità necessaria fra l'illecito e le mansioni affidate, richiesto per la configurabilità della responsabilità della banca ex art. 2049 c.c." (Trib. Lucca 15 gennaio 1992, RDC, 1994, 895) -,

furto di oggetti in cassetta di sicurezza (fattispecie in cui la Corte di Cassazione ha ritenuto corretta l'affermazione di responsabilità ex art. 2049 c.c., operata dai giudici di merito, di un istituto di vigilanza per il furto di oggetti contenuti in cassette di sicurezza, custodite nel "caveau" di una banca, perpetrato con la complicità di guardie giurate sue dipendenti, sul rilievo che il rapporto con i predetti dipendenti trascendeva i limiti della mera "occasionalità " in quanto la presenza dei guardiani in banca era volta proprio a prevenire il rischio tipico e specifico del furto):

"in tema di risarcimento del danno cagionato dal reato, affinché il fatto illecito del commesso (o domestico) risalga al committente (o padrone) a norma dell'art. 2049 c.c., non è necessario che tra le mansioni affidate e l'evento sussista un nesso di causalità, essendo invece, sufficiente che ricorra un semplice rapporto di occasionalità necessaria, nel senso che la incombenza affidata al commesso (o domestico) abbia determinato una situazione tale da rendere possibile o da agevolare la consumazione del fatto illecito e, quindi, la produzione dell'evento dannoso, anche se il commesso abbia operato oltre i limiti dell'incarico e contro la volontà del committente o abbia agito con dolo, purché nell'ambito delle sue mansioni; nesso di occasionalità necessaria che deve escludersi solo allorché il danno sia imputabile all'attività privata dell'autore dell'illecito e sia commesso nell'esercizio della sua privata autonomia. Nell'ipotesi in cui taluno si avvalga, per l'esecuzione di un determinato lavoro, di persona dipendente da altri, assumendone in proprio la direzione e la vigilanza, committente, ai fini della responsabilità ex art. 2049 c.c., deve considerarsi soltanto colui che ha fatto eseguire il lavoro; siffatto principio non si applica ove si accerti che quest'ultimo non si è avvalso per libera elezione della persona dipendente da altri, ma che questa ha agito su richiesta e per conto del suo committente. Ne consegue che nel caso di furto di oggetti contenuti in cassette di sicurezza custodite nel "caveau" di una banca perpetrato con la complicità di guardie giurate, incaricate della sorveglianza, dipendenti da un istituto di vigilanza, è questo e non la banca tenuto a rispondere ex art. 2049 c.c. per il fatto commesso da dette guardie. Peraltro, la responsabilità "ex contractu" della banca verso i clienti danneggiati dall'evento criminoso non elide nè elimina la responsabilità "ex delictu" dei colpevoli e dell'istituto di vigilanza, responsabile civile, il quale risponde direttamente, ex artt. 2049 c.c. e 185 comma 2 c.p., verso i cassettisti e la banca per l'attività criminosa dei suoi dipendenti" (Cass. Pen., sez. II, 25 settembre 1989, Vitiello, CP, 1992, 1525 – conforme – Trib. Milano 14 settembre 1989, FI, 1990, I, 1038 – conforme, con la precisazione che va dichiarata la nullità ex art. 1229 c.c. della clausola di limitazione di responsabilità dell'istituto di vigilanza per fatti dei propri dipendenti: Trib. Milano 4 giugno 1990, GM, 1992, 54).



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