Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-07-15

PARAFARAMCIE E FASCIA C - CORTE UE C-497/12 – Alceste SANTUARI

Il TAR Sicilia ha proposto domanda di pronuncia pregiudiziale alla Corte UE in materia di vendita di farmaci di fascia C presso le parafarmacie

L"Avvocato Generale, nelle sue conclusioni del 12 marzo 2015, aveva ribadito la giurisprudenza della Corte UE in materia sanitaria

La Corte UE per vero non si esprime in forma compiuta in assenza di una precisa domanda da parte del giudice remittente italiano

A chiedere l"intervento della Corte sono stati i giudici del Tar Sicilia, dopo che nel 2011 l"attuale presidente della Federazione nazionale delle parafarmacie italiane, aveva presentato ricorso contro Asl e ministero della Salute per il diniego dell"autorizzazione alla vendita in parafarmacia dei farmaci di fascia C soggetti a prescrizione medica non rimborsati dal Ssn.  Il Tar siciliano, a fronte dell"azione intentata, decise di chiamare in causa la Corte UE per valutare se le norme italiane che vietano la vendita di quella categoria di farmaci in esercizi diversi dalla farmacia violassero  le disposizioni del Trattato sul funzionamento dell"Unione europea (Tfue) e della Carta dei diritti fondamentali dell"Ue. Preme ricordare che sulla questione la Corte si era già espressa nel dicembre del 2013, in occasione di una doppia domanda di pronuncia pregiudiziale avanzata allora dal Tar Lombardia. Considerata la sovrapponibilità del quesito dei giudici amministrativi catanesi, i magistrati europei trasmisero quella sentenza, con la richiesta di valutare se fosse sufficiente per rispondere anche al problema da loro sollevato, lasciando chiaramente intendere di attendersi una risposta affermativa, che avrebbe ovviamente posto fine al procedimento. Il Tar siciliano decise di invece andare avanti, confermando nel luglio 2014 due delle tre questioni poste nella sua iniziale domanda di pronuncia pregiudiziale.


Anche sulla base delle conclusioni svolte dall"avvocato generale Nils Wahl, la Corte europea di giustizia, sez. IV, con sentenza 2 luglio 2015, n. C-497/12 ha in larga parte censurato l"atteggiamento del Tar di Catania, in specie avuto riguardo all"assenza da parte dei giudici amministrativi siciliani di adeguate motivazioni a supporto della richiesta di intervento della Corte di Lussemburgo.

Benché la sentenza – come sopra richiamato – sia in sostanza una pronuncia di rinvio al giudice nazionale affinché (ri)consideri ulteriormente la questione, in questa sede preme evidenziare che tra le questioni sottoposte al vaglio della Corte UE, il giudice del rinvio aveva chiesto se "gli articoli 102 TFUE e 106, paragrafo 1, TFUE debbano essere interpretati nel senso che il divieto di abuso di posizione dominante si applica senza limiti alla professione di farmacista, in quanto il farmacista titolare di una farmacia tradizionale, che vende farmaci per effetto di convenzione con il SSN, si avvantaggia del divieto per i titolari di parafarmacie di vendere i farmaci di fascia C, senza che ciò trovi valida giustificazione nelle peculiarità della professione farmaceutica dovute all"interesse pubblico alla tutela della salute dei cittadini". Sul punto, i giudici europei hanno ribadito che "secondo una giurisprudenza costante", norme nazionali che "concedono alle farmacie diritti speciali o esclusivi" non sono per questo solo fatto incompatibili con il Tfue. Lo diventano soltanto quando si determina un "abuso di posizione dominante", evenienza però alla quale i giudici del Tar Catania non hanno fatto alcun riferimento.


La sentenza in parola, ancora una volta, non contribuisce (e non poteva contribuire) a dire "una parola definitiva" sull"ordinamento farmaceutico italiano. Certo, quest"ultimo si regge sull"attribuzione alle farmacie "tradizionali" di dispensare i farmaci con prescrizione medica e tale sistema è stato più volte riconosciuto proprio dalla Corte Ue conforme e coerente con i principi eurounitari. Tuttavia, non si può negare che, in specie a seguito degli aumentati bisogni sanitari e socio-sanitari della popolazione, nonché della necessità di giungere alla definizione di un assetto di presidi socio-sanitari maggiormente integrati sul territorio, al fine di potenziare l"offerta di salute ai cittadini-pazienti, occorra ripensare alle modalità e agli strumenti fino ad oggi utilizzati (si pensi all'utilizzo dello strumento giuridico dell'accreditamento in luogo dell'attuale convenzione). Auguriamoci che il ddl "Concorrenza" all"esame del Parlamento possa invero rappresentare un"occasione utile in questo senso.



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