Articoli, saggi, Generalità, varie -  Mazzon Riccardo - 2016-01-14

PARALLELISMO STRUTTURALE TRA ILLECITO CIVILE ED ILLECITO PENALE: LACUNE E ISTITUTI COMUNI - Riccardo MAZZON

parallelismo strutturale esistente tra illecito civile ed illecito penale, lacune del diritto civile e necessità di ricorrere agli istituti del diritto penale

condotta, nesso di causalità, evento, dolo, colpa, responsabilità oggettiva, antigiuridicità obiettiva quali episodi di necessitata trasversalità

dolo, colpa e nesso di causalità quali definizioni normative previste dal codice penale ma utilizzabili anche in ambito civile - condotta, evento, responsabilità oggettiva, antigiuridicità obiettiva quali istituti tipici della dogmatica penalistica ma utilizzabili anche in ambito civile

Il parallelismo strutturale tra illecito penale e illecito civile appare completo: fatto tipico, antigiuridicità, colpevolezza e offesa conseguente da una parte (cfr., amplius, il capitolo primo del volume: "Responsabilità e risarcimento del danno da circolazione stradale" - Riccardo Mazzon, Rimini 2014); fatto materiale, antigiuridicità, colpevolezza e conseguente danno dall"altra, con l"avvertenza che, in questo secondo caso, non sempre risulta di facile percezione la distinzione tra l"evento lesivo interno al fatto materiale e il danno risarcibile conseguente all"illecito (ma la difficoltà ha la stessa matrice della spesso impercettibile differenza tra offesa e tipicità, constatata in ambito penale):

"la domanda di risarcimento dei danni ex art. 2043 c.c. è regolata dal principio dell'onere della prova di cui all'art. 2697 c.c., per cui occorre che venga allegata e provata dal danneggiato, oltre che la lesione della situazione soggettiva di interesse tutelata dall'ordinamento, la sussistenza di un danno ingiusto, del nesso causale tra condotta ed evento e della colpa o del dolo del danneggiante, trattandosi di fattispecie risarcitoria per fatto illecito ex art. 2043 c.c." (Tribunale Bari, 18/10/2012 – dejure.it).

Ciò che qui interessa, peraltro, è evidenziare come tanto nel caso di illecito penale, quanto nel caso di illecito civile, l"interprete si trovi a dover confrontarsi con istituti quali la condotta, il nesso eziologico, l"evento (momenti interni al fatto), il dolo, la colpa, la responsabilità oggettiva (concetti propriamente attinenti alla c.d. colpevolezza), l"antigiuridicità, l"offesa conseguente all"illecito: siffatta constatazione autorizza a ricercare se – ed eventualmente in che termini – tali istituti seguano le medesime regole; se, cioè e più esplicitamente, le definizioni e la disciplina riguardanti condotta, nesso eziologico, evento, dolo, colpa, responsabilità oggettiva e antigiuridicità obiettiva possano ritenersi identiche per entrambi i tipi d"illecito de quibus.

Dolo, colpa e nesso di causalità rappresentano istituti cardine della scienza del diritto penale e, come tali, sono disciplinati e definiti nel codice positivo agli artt. 43, 40 e 41; il codice penale, in effetti, espressamente fornisce definizione e disciplina relativamente agli istituti del dolo, della colpa e del nesso di causalità: non altrettanto esplica il codice civile, autorizzando (e, anzi, imponendo) all"interprete civilista di ricercare compiuti elementi, atti a risolvere le inevitabili problematiche connesse a tali concetti giuridici, nella più fornita normativa e dogmatica penale.

Innumerevoli, in tal senso, le sentenze ove tanto la Corte di Cassazione penale quanto la Corte di Cassazione civile affermano il medesimo principio, comportante unitarietà concettuale riferita agli istituti in esame (cfr., ad esempio, Cass. pen., sez. V, 19 giugno 1978, GP, 1979, II, 113; Cass. civ., sez. III, 20 luglio 2002, n. 10641, MGC, 2002, 1300; Cass. civ., sez. III, 6 aprile 2006, n. 8096, MGC, 2006, 4); ulteriormente, anche il giudice amministrativo si è espresso, forse ancor più esplicitamente, nello stesso senso: si veda ad esempio, a proposito – in particolare – del nesso causale, la seguente pronuncia del Tribunale Amministrativo di Bari che precisa come la disciplina civilistica della causalità, ovviamente applicabile anche alla responsabilità della p.a., non contenga alcuna definizione, a differenza, del codice penale, in quanto le uniche norme che ad essa fanno riferimento sono l'art. 1223 c.c., che prevede il risarcimento dei danni che siano conseguenza immediata e diretta dell'illecito, nonché l'art. 2043 c.c., laddove usa l'espressione "cagiona ad altri un danno ingiusto" (le due norme, precisa altresì la pronuncia in esame, fanno riferimento a due momenti diversi del rapporto di causalità, riguardando l'art. 2043 il cd. evento e l'art. 1223 le conseguenze economiche pregiudizievoli del fatto, cioè l'effetto economico negativo dell'evento lesivo - cd. danno conseguenza -):

"perciò, sulla base di questa distinzione il fenomeno causale può essere scomposto in due fasi. L'una che attiene al nesso causale tra condotta ed evento, viene considerata e risolta alla stregua degli art. 40 e 41 c.p. L'altra attiene alla derivazione causale del danno, di cui si pretende il risarcimento, dall'evento e viene ricondotto alla disciplina di cui all'art. 1223 c.c. A tali fasi corrisponde la distinzione, di derivazione tedesca, tra causalità materiale o di fatto e causalità giuridica; la prima è interna al fatto e serve ad imputare al responsabile l'evento lesivo; la seconda, regolata dall'art. 1223 (anche nell'ambito della responsabilità extracontrattuale in forza del rinvio di cui all'art. 2056) è esterna al fatto e la sua funzione è quella di stabilire (insieme all'art. 1227 comma 2) l'entità delle conseguenze pregiudizievoli del fatto che si traducono in danno risarcibile (nel caso di specie, è risultata carente la prova della riconducibilità del danno al fatto della R.F.I.)" (T.A.R. Puglia Bari, sez. III, 08/06/2012, n. 1174 S. s.r.l. c. - avv. Muscatello, C. Poliseno, M. Poliseno - c. R.F.I. Gruppo F. d.S. c. - avv. D'Amelio -; Foro amm. TAR 2012, 6, 2079 (s.m.) – conforem: T.A.R. Campania Salerno, sez. II, 22 febbraio 2001, n. 182, FA, 2001, 1354; - contra, ma destando non poche perplessità, in quanto la colpa non può che esprimere valutazioni personalistiche, datata e sparuta giurisprudenza di merito, assolutamente non condivisibile: Pret. Forlì, 16 febbraio 1986, Leoni, RIML, 1988, 284).

Condotta, evento, responsabilità oggettiva e antigiuridicità obiettiva, pur non trovando esplicita definizione all"interno del codice penale (al contrario, come riferito al precedente paragrafo, di quanto accade agli istituti del dolo, della colpa e del nesso di causalità), tuttavia rappresentano cardini insostituibili dell"intero sistema jus-penalistico, con evidenti ed ovvie ripercussioni in ordine all"esistenza di numerosissime teorie da sempre dirette a sviscerarne contenuti, funzioni e disciplina.

In ambito civile, più sobriamente, i concetti oggetto di trattazione (condotta, evento, responsabilità oggettiva e antigiuridicità obiettiva) vengono dai più richiamati ed utilizzati quali elementi d"analisi vuoi del fatto materiale (la condotta e l"evento: cfr, ad esempio, Trib. Bologna, 25 novembre 2005, RIML, 2006, 3, 697), vuoi dell"elemento soggettivo, in posizione antitetica alla colpevolezza (la responsabilità oggettiva: cfr., ad esempio, Cass. civ., sez. III, 6 luglio 2006, n. 15383, GCM, 2006, 7-8), vuoi dell"illecito civile tout court, quale elemento strutturale dell"atto illecito (l"antigiuridicità: cfr, ad esempio, Cass. civ., sez. III, 26 giugno 2001, n. 8740, FI, 2001, I, 3098); (quasi) mai, tuttavia, i medesimi sono onorati di autonoma e ordinata vivisezione, come invece è d"uso effettuare nell"ambito penale: dato per accertato, per i motivi espressi nel presente capitolo, il parallelismo esistente tra gli elementi tutti dell"illecito civile con i corrispondenti elementi dell"illecito penale, pare pertanto opportuno analizzare compiutamente i medesimi utilizzando la modalità tipica espressa dalla scienza penalistica, onde consentire un loro maggior approfondimento, senza dubbio utilizzabile dall"operatore del diritto per la concreta applicazione degli stessi alle fattispecie d"interesse.

Non si vede, in verità, ragione alcuna per non attribuire, ad esempio, all"antigiuridicità civilistica la qualifica di "antigiuridicità obiettiva" – istituto, come visto, caro al diritto penale –, se è vero, com"è vero, che il danno, ex art. 2043 c.c., per essere risarcito deve essere "ingiusto", ossia in contrasto (obiettivo: la soggettività è relegata, dallo stesso articolo, nella dicitura "Qualunque fatto doloso o colposo") con un dovere giuridico (cfr. anche Cass. civ., sez. lav., 15 novembre 2005, n. 23029, GCM, 2005, 11).

Ulteriormente e allo stesso modo non v"è ragione alcuna per negare alla colpevolezza civilistica la definizione di "attribuibilità del fatto al soggetto attraverso un giudizio normativo di rimproverabilità personale" – definizione tanto cara alla dottrina penalistica –, atteso che, pacificamente, oltre che antigiuridico, l"atto per essere qualificato illecito dev"essere colpevole, cioè frutto di un contegno riprovato dall"ordine giuridico.



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