Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-04-13

PARCHEGGIA DAVANTI ALL'AUTO DELLA MOGLIE PER IMPEDIRLE DI USCIRE - Cass. pen. 10421/15 - A.G.

- violenza privata

- parcheggia l'auto davanti a quella della moglie

- lo stato d'animo turbato per la decisione della moglie di separarsi non attenta alla volontarietà delle condotte

Il reato di violenza privata è integrato dalla condotta di chi parcheggia la propria auto davanti a quella della moglie per impedirle di uscire dal parcheggio. Tale comportamento è infatti idoneo a privare coattivamente della libertà di determinazione e di azione la persona offesa, che risulta costretta a fare, tollerare o omettere qualcosa contro la propria volontà.

La condizione personale di disperazione per la decisione - non condivisa - di separarsi non incide sulla volontarietà delle condotte realizzate nel senso di escludere la capacità di intendere e di volere.

Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 29-01-2015) 11-03-2015, n. 10421

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE QUINTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPPI Aniello - Presidente -

Dott. LAPALORCIA Grazia - Consigliere -

Dott. PISTORELLI Luca - Consigliere -

Dott. DE MARZO Giusepp - Consigliere -

Dott. DEMARCHI ALBENGO P. - rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

A.D. N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 1266/2012 CORTE APPELLO di ANCONA, del 23/05/2013;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 29/01/2015 la relazione fatta dal Consigliere Dott. PAOLO GIOVANNI DEMARCHI ALBENGO;

Il Procuratore generale della Corte di cassazione, dr. Sante Spinaci, ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.

Per il ricorrente è presente l'Avvocato Valentini in sost. Avv. Agostini, il quale si riporta ai motivi di ricorso.

Svolgimento del processo

1. A.D. - imputato dei reati di cui agli artt. 612 bis (capi A e F), 582, 585, 576 (capo B), 610 (capo C), 56, 610 (capo D), 56 e 614 c.p. (capo E) - è stato condannato dal gup del tribunale di Ascoli Piceno, per tutti i reati ascritti, alla pena complessiva di anni 1 e mesi 4 di reclusione. Su appello dell'imputato, la Corte territoriale ha escluso la sussistenza dei reati di cui ai capi A e F, nonchè dell'aggravante di cui all'art. 576, contestata in relazione al capo B; per l'effetto, ha rideterminato la pena nella misura di mesi 8 di reclusione, con sospensione condizionale della pena.

2. A.D. propone ricorso per cassazione contro la sentenza di appello per violazione di legge in relazione agli artt. 51, 56, 81, 582, 576, 585 e 610 c.p.; violazione degli artt. 192 e 530 c.p.p.; mancanza e manifesta illogicità della motivazione.

Travisamento della prova. Secondo la difesa il giudice avrebbe inammissibilmente motivato per relationem alla sentenza di primo grado, senza rispondere alle specifiche censure contenute nell'atto di appello, con riferimento ai reati di cui ai capi B, C, D, E. Lamenta, poi, il travisamento della prova e il difetto di motivazione con riferimento ai predetti capi di imputazione, e, infine, contesta la sussistenza dell'elemento psicologico del reato, affermando che le condotte sono state poste in essere in un momento in cui egli era profondamente turbato e disperato per la decisione della moglie di separarsi da lui.

Motivi della decisione

1. Il ricorso è manifestamente infondato; per quanto riguarda la dedotta nullità della motivazione per relationem, si osserva che il giudice di appello non ha fatto rinvio integrale alla motivazione di primo grado, bensì ha motivato autonomamente sul perchè ha ritenuto sussistenti i fatti di reato. L'analisi del giudicante si è incentrata principalmente sulla valutazione di attendibilità della persona offesa, in forza delle cui dichiarazioni sono stati ricostruiti i fatti; ebbene, la Corte territoriale, con valutazione di merito non soggetta a censura in sede di legittimità, in quanto adeguatamente motivata, ha ritenuto che la Magnifico fosse pienamente attendibile, avendo emesso dichiarazioni dotate di linearità, coerenza e puntualità, nonchè riscontrate da oggettivi elementi probatori, tra cui spiccano i certificati medici in atti e le dichiarazioni dei testi indicati alla pagina cinque della sentenza (oltre alle concordi dichiarazioni dei genitori della persona offesa). E' evidente che, ritenuta l'attendibilità della teste principale del processo, non c'era alcun bisogno di ripetere la ricostruzione dei fatti, essendo sul punto consentito fare rinvio alla più analitica sentenza di primo grado.

2. In merito alla contestazione di violenza privata, che la difesa non condivide, la Corte ha ritenuto in fatto - con valutazione non suscettibile di revisione in sede di legittimità, in quanto correttamente motivata - che l'imputato avesse parcheggiato la propria auto davanti a quella della moglie, impedendole di muoversi e di uscire dal parcheggio; tale condotta costituisce senz'altro il reato contestato (cfr. Sez. 5, n. 16571 del 20/04/2006, Badalamenti, Rv. 234458; massime precedenti conformi: N. 4093 del 1981 Rv. 148695, N. 2545 del 1985 Rv. 168350, N. 10834 del 1988 Rv. 179650, N. 40983 del 2005 Rv. 232459. Si veda anche Sez. 5, n. 603 del 18/11/2011, Lombardo, Rv. 252668), in quanto idonea a privare coattivamente della libertà di determinazione e di azione la persona offesa, la quale sia, pertanto, costretta a fare, tollerare o omettere qualcosa contro la propria volontà (Cass. Sez. 5, 17.12.2003 Rv. 228063).

3. In merito al dedotto travisamento della prova, la censura è inammissibile sia perchè dedotta in modo generico, senza indicazione specifica del dato probatorio asseritamente travisato (cfr. Sez. 6, n. 5146 del 16/01/2014, Del Gaudio, Rv. 258774), sia perchè nell'ambito dei motivi di ricorso per cassazione, il vizio di travisamento della prova, previsto dall'art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), può essere dedotto, nel caso di cosiddetta "doppia conforme", solo nell'ipotesi in cui il giudice di appello, per rispondere alle critiche contenute nei motivi di gravame, abbia richiamato dati probatori non esaminati dal primo giudice (Sez. 4, n. 4060 del 12/12/2013, Capuzzi, Rv. 258438).

4. Quanto all'elemento soggettivo dei reati contestati, a nulla rileva il fatto che l' A. fosse profondamente turbato e disperato per la decisione della moglie di separarsi da lui, giacchè tale condizione personale non esclude la volontarietà delle condotte, nè si è dimostrata di tale intensità da escludere la capacità di intendere e di volere.

5. Per il resto, con riferimento al dedotto vizio di motivazione, il motivo costituisce censura in punto di fatto della sentenza impugnata, inerendo esclusivamente alla valutazione degli elementi di prova ed alla scelta delle ragioni ritenute idonee a giustificare la decisione, cioè ad attività che rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito, il cui apprezzamento è insindacabile in sede di legittimità se sorretto, come nel caso in esame, da adeguata e congrua motivazione esente da vizi logico-giuridici; senza dimenticare, poi, che il giudice di legittimità, ai fini della valutazione della congruità della motivazione del provvedimento impugnato, deve fare riferimento alle sentenze di primo e secondo grado, le quali si integrano a vicenda confluendo in un risultato organico ed inscindibile (Sez. 2, n. 11220 del 13/11/1997, Ambrosino; conff. Sez. 6, n. 23248 del 07/02/2003, Zanotti; Sez. 6, n. 11878 del 20/01/2003, Vigevano; sez. 2, n. 19947 del 15 maggio 2008; Sez. 5, n. 8425 del 20/11/2013, Iovino, Rv. 259052).

6. Ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; alla declaratoria di inammissibilità segue, per legge (art. 616 e.p.p.), la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonchè (trattandosi di causa di inammissibilità determinata da profili di colpa emergenti dal ricorso: cfr. Sez. 2, n. 35443 del 06/07/2007 - dep. 24/09/2007, Ferraloro, Rv. 237957) al versamento, a favore della cassa delle ammende, di una somma che si ritiene equo e congruo determinare in Euro 1.000,00.

7. La natura dei reati e i rapporti di famiglia tra le parti impongono particolari cautele nella diffusione del presente provvedimento, per il cui caso si dispone che siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 a favore della cassa delle ammende.

Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.

Così deciso in Roma, il 29 gennaio 2015.

Depositato in Cancelleria il 11 marzo 2015



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