Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-09-12

PARETI FINESTRATE: LA REGOLA VALE ANCHE SE IN MEZZO C'E' UNA PUBBLICA VIA - Riccardo MAZZON

Conviene sempre ricordare – e il principio è pacifico ed è confermato anche dalla giurisprudenza amministrativa:

"l'art. 9 comma 1 n. 2 del d.m. 1444/1968 è applicabile anche quando tra le pareti finestrate (o tra una parete finestrata e una non finestrata) si interponga una via pubblica. La fattispecie è regolata dal comma 2 del medesimo art. 9, che prescrive in questo caso distacchi maggiorati in relazione alla larghezza della strada. L'esclusione della viabilità a fondo cieco prevista nella stessa norma va riferita alle maggiorazioni e non alla distanza minima di 10 metri, che rimane inderogabile a salvaguardia delle esigenze igienico-sanitarie. In presenza di pareti finestrate poste a confine con la via pubblica non è quindi mai ammissibile la deroga prevista dall'art. 879 comma 2 c.c. per le distanze tra edifici e dall'art. 905 comma 3 c.c. per le vedute" T.A.R. Lombardia Brescia, sez. I, 03/07/2008, n. 788 A. G. e altro c. (avv. A. Pagano e G. Morabito) c. Com. Caravaggio, M. s.r.l. c. (avv. A. Vetturi, Goffi) Foro amm. TAR 2008, 7-8, 1957 (s.m.: cfr., amplius,, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto), -

come l'art. 9 comma 1 n. 2 del d.m. 1444/1968 sia applicabile anche quando tra le pareti finestrate (o tra una parete finestrata e una non finestrata) si interponga una via pubblica. La fattispecie è regolata dal comma 2 del medesimo art. 9, che prescrive in questo caso distacchi maggiorati in relazione alla larghezza della strada:

"l'art. 9, comma 1 d.m. 1444 del 1968, per la sua genesi e per la sua funzione igienico-sanitaria, costituisce un principio assoluto ed inderogabile, che prevale sia sulla potestà legislativa regionale, in quanto integra la disciplina privatistica delle distanze, sia sulla potestà regolamentare e pianificatoria dei Comuni, in quanto deriva da una fonte normativa statale sovraordinata, sia infine sull'autonomia negoziale dei privati, in quanto tutela interessi pubblici, che per la loro natura igienico-sanitaria non sono nella disponibilità delle parti. Tale norma, comporta per il giudice di merito, che pertanto ha piena giurisdizione a tutela dei diritti soggettivi del confinante leso, l'obbligo di applicare, in sostituzione delle disposizioni illegittime, quelle dello stesso strumento urbanistico, nella formulazione derivante tuttavia dall'inserzione in esso della regola sulle distanze, fissata nel decreto ministeriale. La circostanza poi, che il confine tra i fondi comprenda anche una strada già destinata ad uso pubblico e oggetto di procedura espropriativa da parte della p.a. competente resta del tutto irrilevante ai fini della pretesa inapplicabilità della disposizione al vaglio. L'art. 9 cit. infatti è applicabile anche quando tra le pareti finestrate (o tra una parete finestrata e una non finestrata) si interponga una via pubblica. La fattispecie è infatti proprio regolata dal 2 comma del medesimo art. 9, che prescrive in questo caso distacchi maggiorati in relazione alla larghezza della strada. L'esclusione della viabilità a fondo cieco prevista nella stessa norma va quindi riferita alle maggiorazioni e non alla distanza minima di 10 metri, che rimane a salvaguardia delle esigenze igienico-sanitarie. In presenza allora di pareti finestrate poste a confine con la via pubblica non è mai ammissibile la deroga prevista dall'art. 879, comma 2 c.c. per le distanze tra edifici e dall'art. 905, comma 3 c.c. per le vedute Tribunale Teramo, 10/01/2011, n. 4 -Giurisprudenza locale - Abruzzo 2011 – conforme, nel senso che, in tema di distanze tra costruzioni, l'art. 9, comma 2, d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, ha efficacia di legge dello Stato, essendo stato emanato su delega dell'art. 41 quinquies l. 17 agosto 1942 n. 1150 (c.d. legge urbanistica), aggiunto dall'art. 17 l. 6 agosto 1967 n. 765; ne consegue che, poiché il citato art. 9 dispone l'inderogabilità dei limiti di densità edilizia, di altezza e di distanza tra i fabbricati, i Comuni sono obbligati - in caso di redazione o revisione dei propri strumenti urbanistici - a non discostarsi dalle regole fissate da tale norma, le quali comunque prevalgono ove i regolamenti locali siano con esse in contrasto: Cassazione civile, sez. II, 11/02/2008, n. 3199 S. e altro c. G. e altro Giust. civ. Mass. 2008, 2, 201 Riv. notariato 2009, 4, 1006 (nota ZAVATTIERI).



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