Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2015-08-07

PARTECIPATE E COMUNI: RESPONSABILITA ANCHE PER LE PARTECIPAZIONI INDIRETTE – Corte Conti Lombardia 251/15 – Alceste SANTUARI

I comuni sono responsabili delle loro partecipate

La legge di Stabilità 2015 ha reso più stringenti le responsabilità dei comuni

I comuni sono responsabili anche per le partecipazioni indirette

Nel corso degli ultimi anni, come abbiamo più volte sottolineato su questo sito, è aumentato il grado di responsabilità dei comuni nei confronti delle attività, degli interventi e delle azioni delle partecipate.

In questi anni, la magistratura contabile, in specie avuto riguardo ai piani di razionalizzazione, ha assunto un ruolo importante nella verifica dei comportamenti degli enti locali rispetto alle società dagli stessi partecipate.

La Sezione di controllo per la Regione Lombardia, con la delibera n. 251/2015/PRSE del 22 luglio 2015, nel rilevare alcune irregolarità nella gestione finanziaria di un ente locale, ha inteso evidenziare alcune criticità proprio a riguardo della gestione dei rapporti tra il comune e le proprie società partecipate.

Nel caso di specie, i giudici contabili hanno richiamato il comune in quanto non ha impartito misure correttive né eseguito adeguate verifiche sul mantenimento di una società di secondo livello per la gestione del servizio farmaceutico. Il servizio è attivo a seguito di un affidamento ottenuto dalla partecipata di primo livello, peraltro in stato di liquidazione ma non ancora estinta. In primis, la Sezione lombarda ha stigmatizzato il fatto che una farmacia gestita da una partecipata di secondo grado attraverso una società in liquidazione rappresenta una fattispecie anomala. In particolare, la Sezione ha rilevato che tale anomalia permane "a dispetto dei basilari criteri di razionalità e trasparenza nei rapporti tra ente pubblico e organismi partecipati". Anomalia che risulta ancora più evidente se si pone a mente che gli enti locali sono stati chiamati in questi ultimi anni a "rendere conto" in modo specifico del loro rapporto con le società partecipate.

Proprio in quest"ottica, i giudici contabili lombardi hanno richiamato il comune ad adottare senza indugio tutte le misure occorrenti per ovviare alla situazione descritta, anche attraverso una integrazione del piano di razionalizzazione di cui all"art. 1, comma 611, l. 190/2014 (legge di Stabilità 2015), già trasmesso alla sezione di controllo regionale, ritenuto tuttavia insufficiente sul punto. Come già ribadito, si ricorderà che il piano in parola costituisce "il manifesto" degli enti locali circa le prospettive e il futuro delle loro partecipate. E, quindi, come tale deve contenere le informazioni utili ed adeguate capaci di identificare la volontà degli enti in ordine al mantenimento ovvero alla dismissione/liquidazione delle proprie partecipazioni, anche indirette.

L"ente locale è dunque chiamato, in termini istituzionali, a vigilare sull"andamento delle società partecipate, in quanto socio pubblico, attivando tutte quale procedure compatibili e utili ad un efficace ed effettivo monitoraggio delle attività svolte dalle società partecipate, maggioritarie ovvero minoritarie che siano. Si tratta di un"attività di vigilanza e monitoraggio finalizzata soprattutto ad evitare che le società partecipate possano generare situazioni occulte di debito che finiscono per ricadere inevitabilmente sulla collettività locale.

Preme ricordare che l"azione e gli interventi della Corte dei conti, allo stato, rappresenta una chiara evoluzione del sistema dei controlli. Invero, la legge 244/2007 consentiva la costituzione e il mantenimento delle sole società "non strettamente necessarie" alle finalità istituzionali dell"ente locale, limitando le relative partecipazioni solo alle società direttamente partecipate. Il comma 611 della Legge di Stabilità 2015 ha invece introdotto nell"ordinamento giuridico una sorta di "obbligazione generale" in capo agli enti locali, chiamati a provvedere all"eliminazione delle partecipazione societarie "non indispensabili" alle finalità medesime, comprendendo tra le partecipazione assoggettate alla verifica anche quelle di secondo livello.

Si tratta, a ben vedere, di un contesto normativo che sottolinea con forza la responsabilità dell"ente locale, il quale assume così sempre più la funzione di "cabina di regia" della c.d. "P.A. allargata".



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