Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-12-01

PARTECIPATE ED ENTI LOCALI: NECESSITA DI UN CONTROLLO EFFETTIVO – Corte Conti Veneto 527/15- Alceste SANTUARI

Il rapporto tra enti locali e società partecipate è complesso

Gli enti locali devono esercitare un monitoraggio effettivo sulle partecipate

Ciò si rende necessario per un corretto utilizzo delle risorse pubbliche

La Corte dei Conti, sezione di controllo per il Veneto, con determinazione 20 novembre 2015, n. 527, si sofferma, ancora una volta sul rapporto intercorrente tra enti locali e società da questi ultimi partecipate/controllate al fine di evidenziare la necessità che detto rapporto sia effettivo.

I giudici contabili veneti ribadiscono che l"utilizzo di risorse pubbliche comporta la necessità per il Comune, indipendentemente dalla consistenza più o meno ampia delle proprie partecipazioni, di effettuare un effettivo monitoraggio sull'andamento gestionale dei propri organismi partecipati. Il fatto che gli enti locali dispongano e gestiscano risorse pubbliche impone agli stessi particolari cautele e obblighi anche avuto riguardo a quegli organismi che, direttamente o indirettamente, concorrono alla gestione di tali risorse, radicandone pertanto sia la giurisdizione che il controllo della Corte dei conti.

La Sezione sottolinea che la natura pubblica delle risorse finanziarie gestite dagli enti locali non viene meno neanche a fronte di scelte politiche volte a porre a carico degli organismi partecipati, e dunque indirettamente a carico degli enti locali che partecipano al capitale di tali società, i costi di attività e servizi che, sebbene non remunerativi per il soggetto che li svolge. Come noto, infatti, l"attività svolta dagli organismi partecipati integra il perseguimento di obiettivi di promozione economica e sociale a vantaggio dell'intera collettività.

Ne consegue che le scelte politiche, in forza del negativo e ingente impatto che producono sulle finanze e sul patrimonio dell'ente partecipante (in maniera più o meno rilevante a seconda dell'entità della quota di capitale sociale posseduto), non presuppongono soltanto che quest'ultimo sia in grado di sopportarne i relativi oneri senza pregiudizi per il proprio equilibrio finanziario e patrimoniale. Occorre, soprattutto, che gli enti locali operino delle scelte a monte. Anche a fronte di enti dotati di risorse tali da poter far fronte agli oneri connessi alle perdite di detti organismi, le eventuali scelte politiche volte ad addossare tali oneri all'ente e dunque, in definitiva, alla collettività della quale detto ente è esponenziale, richiedono, infatti, in primo luogo, approfondite valutazioni in merito alla coerenza dell'attività societaria.

Come abbiamo più volte ricordato su questo sito, si tratta di scelte che implicano, tra l"altro:

-) la missione istituzionale dell'ente;

-) l'effettiva produzione di servizi di interesse generale, nonché in merito ai relativi costi/benefici;

-) l'appropriatezza del modulo gestionale;

-) la comparazione con i vantaggi/svantaggi e con i risparmi/costi/ risultati offerti da possibili moduli alternativi;

-) la capacità della gestione di perseguire in modo efficace, economico ed efficiente, in un'ottica di lungo periodo, i risultati assegnati, anche in termini di promozione economica e sociale.

Quest"ultimo aspetto riveste una importanza particolare, in quanto, anche considerando l"adeguatezza del modello gestionale prescelto e l"effettivo raggiungimento della mission statutaria ed istituzionale che l"ente locale intende realizzare attraverso quel determinato modello gestionale, nonché la capacità del medesimo di presentare un vantaggio competitivo in termini di analisi costi/benefici/vantaggi, l"ottica di lungo periodo diventa essenziale, soprattutto in un contesto territoriale ed istituzionale, quale quello odierno, caratterizzato dalla necessità / opportunità per gli enti locali di aggregare funzioni e servizi, e quindi, in ultima analisi, anche di ragionare intorno a possibili aggregazioni tra società pubbliche che insistono su quel territorio.

Al riguardo, la Corte dei Conti del Veneto rimarca che tale obiettivo non può prescindere, a valle, da un costante e attento monitoraggio in ordine all'effettiva permanenza dei presupposti valutativi che hanno determinato la scelta partecipativa iniziale nonché da tempestivi interventi correttivi in reazione ad eventuali mutamenti che intercorrano, nel corso della vita dell'organismo, negli elementi originariamente valutati.

Ecco allora che i comuni, indipendentemente dalla consistenza più o meno ampia delle proprie partecipazioni, sono chiamati ad effettuare un effettivo monitoraggio sull'andamento gestionale delle stesse. Ciò – secondo il giudizio della Sezione - dovrebbe consentire di prevenire fenomeni patologici e ricadute negative, a vario titolo, sul bilancio dell'ente. Infatti, la necessità in altri termini di effettuare una seria indagine sui costi e ricavi e sulla stessa pertinenza dell'oggetto sociale alle finalità dell'ente, non può prescindere da un'azione preventiva di verifica e controllo da parte del Comune in merito alle attività svolte.

Quanto sopra descritto induce la Sezione a raccomandare che, anche in relazione alla difficile situazione generale della finanza pubblica, ogni azione degli enti locali "tesa alla limitazione del debito entro limiti fisiologici e al contenimento della relativa componente di parte corrente, rappresenta un modello di sana gestione finanziaria, la cui verifica e attuazione deve tenere del contesto generale in cui si opera."

Pertanto, gli enti locali, pur nella loro piena autonomia decisionale, non possono non tener conto degli obblighi derivanti dall'ordinamento internazionale e nazionale che ha più volte e in ambiti diversi ravvisato la necessità di un generalizzato abbassamento del livello di indebitamento, a garanzia del più generale interesse di proteggere la finanza pubblica e la stabilità dei conti, nazionali e sovranazionali. E tali obblighi, segnalano i giudici contabili, "appaiono ancor più incisivi a seguito delle modifiche costituzionali introdotte dalla legge costituzionale 20 aprile 2012, n. 1 che, in modo innovativo, introduce all'art. 97 della Costituzione una specifica e significativa disposizione di principio, irrefragabile, secondo cui le PP.AA., in coerenza con l'ordinamento dell'Unione Europea, assicurano l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico, esplicitando a livello costituzionale un obbligo già immanente nel nostro ordinamento per tutte le Amministrazioni. Il principio in esame viene ora ad essere declinato in concreto – in ossequio alle prescrizioni del riscritto art. 81 della Cost.- sotto il profilo della verifica e del permanere costante non solo di un effettivo equilibrio di bilancio ma anche, la sostenibilità dell"indebitamento."

In tale prospettiva, in ultima analisi, è necessario che l'intera durata della partecipazione sia accompagnata dal diligente esercizio di quei compiti di vigilanza (es. sul corretto funzionamento degli organi, sull'adempimento degli obblighi contrattuali), d'indirizzo (es., attraverso la determinazione degli obiettivi di fondo e delle scelte strategiche) e di controllo (es, sotto l'aspetto dell'analisi economico finanziaria dei documenti di bilancio) che la natura pubblica del servizio (e delle correlate risorse), e la qualità di socio comportano.



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