Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2015-08-28

PARTECIPATE IN LIQUIDAZIONE: CAUTELA DA PARTE DEI COMUNI – Corte Conti Lombardia 260/15 – Alceste SANTUARI

Una società partecipata registra delle perdite e l"ente locale decide di metterla in liquidazione

Il comune tuttavia si interroga circa un eventuale intervento finanziario

La Sezione regionale di controllo lombarda raccomanda cautela

Con le deliberazione n. 260/2015/PAR del 30 luglio 2015, la Corte dei Conti, sezione di controllo per la Lombardia ha affrontato il tema del rapporto tra ente locale e società in house in liquidazione. Nel caso sottoposto all"esame della Sezione, dal questionario relativo al rendiconto riferito al 2013, trasmesso dall"organo di revisione di un comune ai sensi dell"art. 1, commi 166 e ss., l. 266/2005, i giudici contabili lombardi hanno evidenziato che la mera copertura del fabbisogno finanziario della liquidazione societaria da parte dell"ente locale socio a favore della propria società in liquidazione deve configurarsi alla stregua di un accollo di fatto di un debito di un terzo soggetto ben distinto e separato dalla P.A. Diverso sarebbe il caso di un socio di una società di capitali, il quale, salvo casi particolari, risponde limitatamente alla quota di capitale detenuta.

Preme evidenziare che per quanto riguarda i rapporti finanziari tra enti locali soci e società partecipate, l"art. 6, comma 19, d.l. 78/2010, conv. in l. 122/2010, stabilisce il divieto per gli enti locali soci di effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, di rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio.

A rafforzare i divieti stabiliti dalla norma sopra richiamata, la Corte dei conti, richiamando una precedente deliberazione (n. 15/2015/PRSE), conferma che non sussiste alcun obbligo di ripiano a carico del comune socio, anche se unico.

In tal senso, allora, la Sezione richiama la necessità per l"ente locale di evidenziare la ragione economica-giuridica di pubblico interesse sottesa all"operazione di intervento finanziario. In mancanza di una ragione adeguata – ribadiscono i giudici contabili lombardi – l"operazione in parola potrebbe integrare una fonte di ingiustificato "favor" verso i creditori della società insolvente (cfr. Sezione di controllo Lombardia n. 380/2012/PRSE e n. 98/2013/PAR).

In ultima analisi, i giudici contabili ribadiscono la necessità di abbandonare la logica del "salvataggio a tutti i costi" di organismi partecipati o variamente collegati alla P.A. che versano in situazioni di dissesto economico-finanziario. Conseguentemente, conclude la Sezione "se[…] non è ammissibile, nell"ottica di una sana gestione finanziaria, effettuare salvataggi nei confronti di società in perdita, ma ancora presente sul mercato, risulta difficile, salvo dimostrazione in concreto, ritenere economicamente razionale l"accollo dei debiti risultanti verso terzi all"esito di una procedura di liquidazione (cfr. SRC Sicilia, n. 59/2014/PAR)".



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