Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2017-03-22

Partecipate: la nuova governance – correttivo d. lgs. n. 175/16 – Alceste Santuari

La governance delle società partecipate viene sottratta al potere centrale per tornare nella disponibilità dei soci (sul territorio)

In questi giorni, il decreto correttivo del T.U. sulle società partecipate continua il suo iter di approvazione. Le correzioni apportate al testo originario riguardano, tra l"altro, anche l"assetto di governo delle società in mano pubblica.

Si ricorda che l"art. 11, comma 2, del vigente d. lgs. n. 175/16 stabilisce che "l'organo amministrativo delle società a controllo pubblico è costituito, di norma, da un amministratore unico". Si tratta di una previsione normativa di principio che, pur essendo al momento priva di reale efficacia, è significativa della intenzione del legislatore di giungere ad una riduzione dei componenti di consigli di amministrazione e, possiamo aggiungere, conseguentemente, dei loro compensi.

Siffatta riduzione era "ancorata" ad un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottarsi entro il 23 marzo 2017, che avrebbe dovuto definire "i criteri in base ai quali, per specifiche ragioni di adeguatezza organizzativa, l'assemblea della società a controllo pubblico può disporre che la società sia amministrata da un consiglio di amministrazione composto da 3 o 5 membri" (art. 11, comma 3, d. lgs. n. 175/2016).

Il comma 3 è stato modificato dal correttivo in argomento, nel senso di eliminare la previsione di un Dpcm per definire i criteri per il ricorso a un consiglio di amministrazione nelle società a controllo pubblico. Il comma 3 novellato restituisce per così dire alle società e quindi ai loro soci la decisione discrezionale in merito al modello di governance ritenuto più idoneo. Tale decisione deve essere adottata con una specifica delibera assembleare, che deve essere inviata alla Corte dei conti e alla struttura di controllo sulla riforma, che giustifichi la scelta operata in base a "specifiche ragioni di adeguatezza organizzativa e tenendo conto delle esigenze di contenimento dei costi".

Nella discrezionalità di azione delle singole società, queste ultime potranno dunque decidere se l"amministrazione unica è da preferire a quella collegiale, in considerazione dell"organizzazione societaria, in modo particolare. Al riguardo, infatti, risulta essenziale per il buon funzionamento della società avere attenzione al modello di governo, atteso che, non sempre, anche se frutto di riflessioni circa il contenimento dei costi, la scelta di un amministratore unico in luogo di un consiglio di amministrazione può essere la soluzione adatta. Si pensi, per tutti, ad esempio, alla "solitudine" che un amministratore unico vive nell"ambito dell"organizzazione interna. Si consideri che l"amministratore unico non è equiparabile sic et simpliciter ad un amministratore delegato né ad un direttore generale con poteri gestionali. Ne consegue che se l"amministratore unico non è sostenuto da un"adeguata ed efficiente macchina gestionale ed organizzativa, talvolta rischia di ritrovarsi a condurre realtà complesse senza essere pienamente "in comando".

La facoltà riconosciuta dal decreto correttivo alle società di decidere in merito al modello di governance ci sembra una scelta ragionevole e da salutare con favore. Infatti, strideva non poco la previsione contenuta nel testo originario del T.U. che attribuiva all"amministrazione centrale dello Stato decidere sulle modalità ritenute più idonee per le società a partecipazione pubblica (territoriale).

Anche in questo caso, affinché il prudente apprezzamento delle assemblee dei soci possa dispiegarsi al meglio, sarà necessario che l"organizzazione societaria sia in grado di formulare proposte sostenibili e adeguate a quella specifica realtà, considerando tutti i fattori in gioco, compresa la disponibilità di assumere la responsabilità dell"amministratore unico che, dalle esperienze maturate sul territorio in questi anni, emerge come non sovrapponibile in toto con quella del presidente di un consiglio di amministrazione.



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