Legislazione e Giurisprudenza, Danni patrimoniali -  Redazione P&D - 2014-10-03

PARTECIPAZIONE CREDITORE NEL GIUDIZIO DI ESTENSIONE FALLIMENTO, Cass Civ 10795, 16/5/14- V. AMENDOLAGINE

Cassazione civile, Sez. I, 16 maggio 2014, n. 10795

Pres. Vitrone - Rel. Didone - P.M. Patrone (parz. diff.) - T.P. c. Fallimento Gruppo Esseti s.a.s. di C.T.

Fallimento - Estensione - reclamo - giudizio di primo grado - omessa integrazione contraddittorio nei confronti del creditore istante - nullità sentenza – Esclusione.

(Artt. 15, 18, 147 legge fallimentare)

A seguito della riforma attuata con il d.lgs. n.169 del 2007, con il quale il rimedio dell"appello è stato sostituito con quello del reclamo, il litisconsorzio necessario con i creditori istanti per il fallimento della società sussiste soltanto nella fase del reclamo proposto nel fallimento per estensione ex art. 147 l. fall.

Omissis…Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione della L. Fall., artt. 15, 18 e 147, in relazione agli artt. 101 e 354 c.p.c.. Lamenta, in sintesi, la nullità della sentenza impugnata per non avere rilevato la nullità del giudizio di primo grado, svoltosi senza integrazione del contraddittorio nei confronti del creditore istante. Secondo il ricorrente in relazione al nuovo procedimento L. Fall., ex art. 15, modellato dalla riforma come giudizio di cognizione, non sarebbe applicabile la giurisprudenza richiamata dalla Corte di appello, formatasi sulle norme previgenti.

Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione della L. Fall., art. 147, in relazione alla L. Fall., art. 10. Deduce che il combinato disposto di tali norme andrebbe interpretato nel senso che il curatore dovrebbe dimostrare che, dopo il fallimento della società, il preteso socio occulto ha continuato a compiere attività proprie dell'impresa fallita. In via subordinata eccepisce l'illegittimità costituzionale della L. Fall., art. 147, comma 2, in relazione agli artt. 3 e 24 Cost., nella parte in cui consente che il fallimento del socio occulto non possa essere dichiarato nel solo caso in cui sia decorso un anno dagli atti di data certa con cui il socio occulto abbia dichiarato ai terzi di essere receduto dalla società.

Con il terzo motivo il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 2721 e 2697 c.c. e con il quarto motivo il relativo vizio di motivazione, in relazione alla ritenuta qualità di socio occulto del T..

Lamenta l'omessa motivazione in ordine ai motivi di doglianza esposti con il reclamo.

Osserva preliminarmente la Corte che è infondata l'eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla curatela controricorrente, posto che dagli atti risulta che la sentenza impugnata è stata soltanto comunicata dalla cancelleria e non notificata, come imposto dalla L. Fall., art. 18. Talchè correttamente il ricorso è stato proposto nel termine lungo.

Il primo motivo concerne una questione finora non affrontata ex professo da questa Corte. Invero, di recente è stato ribadito che i creditori istanti per il fallimento di una società di persone o di un imprenditore individuale assumono, anche nel regime intermedio disciplinato dal D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, la posizione di litisconsorti necessari nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento proposto dal socio illimitatamente responsabile, cui il fallimento sia stato esteso, trattandosi di ipotesi ricompresa nella L. Fall., art. 147 (Sez. 1, n. 10731/2013).

Il caso deciso, peraltro, si riferiva a fattispecie regolata dall'abrogata disciplina fallimentare mentre - sebbene non ancora massimata - altra pronuncia (Sez. 1, n. 7152/2010) ha ritenuto applicabile il principio in esame a una fattispecie disciplinata dalla riforma della legge fallimentare introdotta con D.Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, nel testo vigente prima del ed, "decreto correttivo".

Gli argomenti sviluppati con il primo motivo dal ricorrente muovono correttamente dalla natura di processo speciale di cognizione attribuita da questa Corte al vigente procedimento per la dichiarazione di fallimento (v., per tutte, Sez. 1, n. 1098/2010) e dalla soppressione dell'originaria struttura bifasica (procedimento sommario L. Fall., ex art. 15 - opposizione a cognizione piena L. Fall., ex art. 18) prevista dalla disciplina previgente, la quale contemplava un ulteriore grado a cognizione piena, disciplinato dalle norme sull'appello e un giudizio di Cassazione.



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