Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Mazzotta Valeria - 2014-05-20

PATTI SUCCESSORI: D.L. PER LA MODIFICA DEL CODICE CIVILE - D.L. 1251 - V. MAZZOTTA

E" stato presentato al Senato, su iniziativa del senatore Panizza, il d.d.l. 1251 per la modifica delle disposizioni codicistiche sul divieto dei patti successori. Il disegno di legge apporta delle modifiche all"art. 458 c.c.: sono soppresse le parole "o rinuncia ai medesimi", di cui all"ultimo periodo, e vengono aggiunti altri commi, a norma dei quali, in sostanza, sono ritenuti pienamente leciti i patti successori che comportano una rinuncia ai diritti derivanti da una successione mortis causa non ancora aperta. La rinuncia deve rivestire la forma dell"atto pubblico a pena di nullità, e il patto può essere impugnato solo per dolo o violenza secondo quanto previsto dagli artt. 1427 ss. C.c. E" abrogato, inoltre, l"art. 557 secondo comma c.c., secondo il quale la rinunzia all'azione di riduzione può essere validamente effettuata solo dopo la morte del de cuius, e, qualora venga fatta prima, è viziata da nullità per violazione del divieto dei patti successori.

Per patti successori si intende quelle convenzioni in base alle quali taluno dispone di diritti derivanti da future successioni; tali patti, secondo l"art. 458 c.c., sono radicalmente nulli. I patti successori possono essere di tre categorie:

  1. Patti istitutivi quando per contratto ci si impegna a disporre del proprio patrimonio dopo la morte a favore di una determinata persona
  2. Patti dispositivi quando si dispone di diritti che possono pervenire al soggetto da una futura successione
  3. Patti rinunciativi quando si rinuncia a successioni non ancora aperte

La giurisprudenza è stata chiamata spesso a pronunciarsi sul divieto di patti successori, e, oramai da tempo, ne ha affermato la non rispondenza alle moderne esigenze della società. Anche la dottrina ha avuto occasione di esprimersi in senso analogo: recentemente, ad esempio, è stato scritto che i «divieti oggi scritti nell"art. 458 cod. civ. […], per giudizio sempre più diffuso, appaiono all"osservatore contemporaneo come una maglia intollerabilmente stretta e ingiustificatamente limitativa del libero dispiegarsi dell"autonomia privata, come un obsoleto fattore di blocco frapposto al perseguimento di interessi sostanzialmente meritevoli di tutela» (così V. Roppo, Per una riforma del divieto dei patti successori, in Riv. dir. priv., 1997, 7).

Il disegno di legge 1251 risponde quindi alle esigenze espresse dal comune sentire in generale, e porta l"Italia in linea con gli altri Paesi Europei che consentono in materia successoria largo spazio all"autonomia privata.



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