Fragilità, Storie, Diritti, Generalità, varie -  Cendon Paolo - 2015-06-28

PAURA DEL DIRITTO – Paolo CENDON

1. In una città del Sud Italia, pochi anni orsono, una docente di

materie giuridiche (che conosco da tempo, la chiameremo D.) riceve

una sera una telefonata. Dall"altra parte una voce maschile chiede se

è possibile un incontro. Lei risponde che la cosa si può fare, certo -

pochi giorni dopo avrà luogo la visita.

2. L"uomo che si presenta alla porta spiega il perché della richiesta. E"

un tipo sui 55 anni, lo chiameremo P. Racconta di avere un figlio

venticinquenne, poco meno (lo chiameremo F.), il quale non sta bene

da tempo: soffre di disturbi mentali, abbastanza seri, ogni tanto una

crisi più grave.

Non vive col padre il ragazzo, da qualche anno; i genitori sono

separati legalmente, F. è rimasto ad abitare con la madre.

P. si è rifatto una vita affettiva, ha una compagna straniera; è restato

però a vivere in città, non ha altri figli: sempre ha mantenuto rapporti

stretti e affettuosi con "quel" figlio.

3. Gli serve un consiglio legale adesso.

Ecco il problema. Tempo addietro, pensando al domani del ragazzo,

P. aveva deciso di comprargli e intestargli un appartamento - meglio,

aveva fatto in modo, mettendo lui i soldi, che a figurare come

acquirente dell"immobile (il notaio non aveva fatto obiezioni) fosse

contrattualmente F. stesso.

E quest"ultimo (che con gli anni non è affatto migliorato, anzi!) ha

cominciato a proclamare, sempre più spesso, a tutti quanti, di non

volersi più tenere quella casa nel futuro - per abitarci, per affittarla o

per altro.

"Meglio donarla a chi sta male sul serio - ha preso a ripetere - ai

bambini del Bangladesh ad esempio, magari a quelli di Haiti o della

Thailandia". Hanno infinitamente meno cose, sono tanto più infelici,

sfortunati, conviene che la casa vada a loro, giusto?

Negli ultimi mesi l"intento "francescano" è stato sbandierato ai

quattro venti, anche per iscritto.

4. P. a quel punto si è preoccupato.

E" uno che vive del proprio lavoro (spiega), si è fatto dal niente, di

suo non ha avuto mai granché: ha un"occupazione discreta adesso,

rimane però tutt"altro che abbiente, neanche più tanto giovane!

Quell"acquisto ha prosciugato i suoi risparmi, c"è ancora un mutuo

da estinguere: mai riuscirebbe a comprare altre case in avvenire; e

come finirebbe se F. mettesse in atto i suoi propositi "terzomondisti",

un giorno - di che vivrebbe, dove finirebbe per stare?

5. D. ascolta - indovina per suo conto varie cose.

Si capisce che P. (capelli chiari, occhi azzurri sbiaditi, cadenza

napoletana, mai un sorriso o un momento di relax nella

conversazione) tiene particolarmente a quel figlio. Legato alla nuova

compagna, il centro dei suoi pensieri è però un altro.

Sospettoso, mostra di non fidarsi di nessuno: interrompe D. di

continuo, frasi a bassa voce, sbotta fra un silenzio e l"altro.

Dice di voler intervenire su F., non sa in che modo però; qua e là

sensi di colpa che traspaiono (per aver lasciato il ragazzo a vivere con

la madre?). Cupo e smarrito al tempo stesso, chiuso in una sorta di

rovello: lo sguardo perso nel vuoto, nessun feed-back.

6. La madre? Mai vista e conosciuta, nemmeno in fotografia -

nell"album di ritagli con cui il padre gira non c"è mai.

Si intuisce che dev"essere una donna possessiva, una che l"ex marito

lo detesta e lo teme insieme. Deve aver stabilito con F. un rapporto

simbiotico, di tipo claustrale; probabile eserciti su quest"ultimo un

potere sottile, costante nel tempo.

Deve aver fatto di quel legame il centro della sua vita, più di quanto

non accada di solito (tra madre e figlio); osteggiando in partenza ogni

novità, bella e brutta - qualsiasi variazione capace di turbare l"ordine.

7. Prosegue il racconto di P.

Allarmato da quei progetti dilapidatori, aveva cominciato a

guardarsi intorno, il padre: come muoversi sul piano giuridico per

evitare sprechi – per non fare cadere l"appartamento in mani altrui?

Quali i pericoli continuando a quel modo, cosa fare in concreto?

A quanto è emerso, ci sono varie possibilità sulla carta - vorrebbe

saperne di più però P., ecco le ragioni della visita.

8. Una prima strada, gli hanno spiegato, è quella di rivolgersi al

Tribunale perché il figlio venga interdetto - dopo di che vendere o

regalare la casa diverrebbe, praticamente, impossibile.

Trattandosi di un giovane "bipolare", con filamenti di schizofrenia,

con ricorrenti cadute depressive (tale la condizione mentale di F.), la

cosa non sarebbe difficile.

E tuttavia è quello un risultato che P. vorrebbe, fin che possibile,

evitare.

Ne sa poco tecnicamente, ha idea trattarsi però di una salvaguardia

umiliante, severa - che F. vivrebbe con vergogna.

9. Ci sarebbe allora, hanno aggiunto, la possibilità di puntare su un

rimedio più blando, l"amministrazione di sostegno.

Uno strumento, hanno spiegato, da poco entrato nel sistema italiano,

in grado di proteggere le persone senza offenderle - deprivandole al

minimo dei diritti.

Sarebbe disposto però F. (meglio che anche lui sia d"accordo) ad

accettare una sistemazione del genere – una volta spiegate bene le

cose, con un po" di diplomazia?

Precisa P. di avere chiesto ragguagli alla psichiatra che ha in cura il

figlio, nonché al giudice tutelare. Entrambi lo hanno confortato,

rassicurato in generale.

10. A quel punto P. ha pensato di parlarne col diretto interessato. E"

andato a trovare il figlio in casa, gli ha esposto la situazione,

serenamente, illustrato le alternative in gioco.

La reazione del giovane è stata di netta contrarietà. Meglio di no,

perché cambiare le cose?

Ha avuto conferma il padre dell"influenza esercitata su F., a 360

gradi, dall"ex moglie – frustrata magari (chi lo sa) per non aver mai

potuto donare al figlio, lei stessa, cose o beni di valore.

Già quando P. aveva esternato i propri dubbi, circa gli intenti

filantropici del ragazzo, un anno addietro, la donna si era schierata (a

parole!) con quest"ultimo: "Perché soffocare una persona, perché

impedirle di aiutare dei bambini? Viva la libertà!".

Più rabbia di così verso l"ex marito - più invidia per quel regalo

importante …

11. Non è tranquillo il padre comunque: "Dite tutti che è una misura

indolore, questa amministrazione di sostegno, sarà davvero così?".

C"è un punto in sospeso: "Che tipo di limiti introdurrebbero, ai diritti

del ragazzo, cosa cambierebbe in pratica?".

Non sarebbe più F. a gestire il patrimonio, non da solo: "E questo è

un bene, non si può fare diversamente, sono il primo a dirlo".

Rimane un dubbio però: "Quanto ferirebbe il suo amor proprio il

cambiamento, quanto giù lo butterebbe?".

La scelta dell"amministratore poi: "Chi gli nominerebbero in

tribunale, decidendo su quali basi?". Fra sé e sé ragiona: "Dovrei

essere io, quello che gli ha regalato l"appartamento, suo padre". Un

attimo dopo: "E come reagirebbe quella lì però, scoppierebbe

l"inferno in casa!".

C"è anche un"ipotesi peggiore: "Potrebbe essere lei la prescelta …

abitano insieme, con le scartoffie ci sa fare". Cerca di tranquillizzarsi:

"Dovrebbe sapere il magistrato che, per tenersi il figlio, lei lo

asseconderebbe poi in tutto!".

12. Si avvia alla fine il "consulto" col padre.

Meglio - è l"indicazione della mia amica - che P. torni al più presto

dal giudice. Persona ammodo, lo conosce da sempre. Si tratterà di

spiegargli bene le cose, vedendo insieme il da farsi, studiando ogni

mossa.

Annuisce il padre, raccoglie i suoi fogli lentamente; si avvia alla porta

- sul pianerottolo ringrazia, se ne va.

13. Da quel momento in poi il racconto proseguirà (non più in forza

di riscontri diretti, bensì) sulla base di altri dati, di un sentito dire.

Non rivedrà più il padre la mia amica. "Quello che so del resto della

storia - precisa – l"ho appreso in seguito, da fonti di contorno:

telefonate sparse, la lettura del quotidiano, qualche confidenza in

tribunale".

14. In sintesi allora.

P. va a parlare il giorno stesso col magistrato; questi ascolta, prende

nota, fornisce al padre informazioni sulla procedura che verrà

seguita.

Fisserà un"udienza, per uno dei giorni successivi: lo scopo è vedere il

giovane anzitutto, sentirlo, entrare in contatto coi medici, completare

una rapida istruttoria. Si farà quel che è meglio.

15. P. ritorna a quel punto dal figlio, lo mette al corrente delle novità.

Assicura, protettivamente, che sarà lui stesso ad accompagnarlo dal

magistrato, il giorno previsto. Spiega trattarsi di una brava persona,

ci si può fidare.

"Come amministratore di sostegno verrò nominato io,

probabilmente; non cambierà niente nella sostanza. Per quello che

vorresti fare dell"appartamento, vedremo insieme".

F. ascolta, sembra tranquillo, si dichiara d"accordo.

Ne parla probabilmente (chi lo sa?) con la madre. Discutono,

quest"ultima dice la sua ...

16. Tre giorni dopo - due giorni prima della data stabilita per

l"incontro al tribunale - esce la notizia che il ragazzo si è buttato dalla

finestra ed è morto sul colpo. Non ha lasciato alcun biglietto.

Il giornale locale pubblica sull"episodio non più che un trafiletto,

evasivo e prudente. D. sceglie di non andare alla cerimonia funebre.

Per molto tempo non succederà più niente.

17. È arrivata da ultimo (ecco perché D. mi ha cercato) una

raccomandata di un avvocato, nominato d"ufficio da un Tribunale –

di un luogo sempre del Sud, diverso però dalla città in cui i tragici

fatti si erano svolti.

A quanto pare, sia D. sia il giudice tutelare sono stati denunciati

penalmente, figurano indagati per "omicidio colposo": col loro

comportamento, con lo sprone ad andare verso la soluzione dell"AdS,

avrebbero provocato il suicidio del ragazzo.

Ecco il perché (è coinvolto formalmente un magistrato) di un"altra

città come sede ufficiale dell"inchiesta.

18. Verrà fuori che è stato il padre, con una denuncia di suo pugno

(risalente a qualche mese prima), ad aver messo in moto la faccenda.

Il magistrato competente aveva disposto inizialmente per

l"archiviazione; P. si era opposto in termini formali - ecco il motivo

dell"udienza fra un mese, il perché della nomina dell"avvocato

d"ufficio.

D., che non è una penalista, mi chiede se ha qualche ragione per

allarmarsi.

19. Le ho detto che non succederà niente. Non sono un esperto di

reati, tutto però verrà archiviato, sicuramente: sia per l"uno che per

l"altro degli "indagati". E" fin troppo evidente che nessuno dei due ha

fatto nulla.

Mi chiedo se non sarebbe opportuno consigliarle, casomai, di far

luogo lei a una (contro)denuncia per calunnia, per diffamazione, a

carico del padre. Magari con richiesta di risarcimento.

Meglio voltare pagina – in casi del genere - meglio ammonire e

difendersi, meglio comprendere, meglio fare finta di niente?

Ciò che mi chiedo soprattutto è cosa possa essere capitato, dietro le

quinte - in quelle giornate cruciali, nell"anno successivo alla tragedia.

20. Il padre allora.

Mangiato vivo dai sensi di colpa, deve aver trascorso i mesi dopo il

fatto a tormentarsi: "Se non prendevo quei contatti, se non andavo

dal giudice tutelare a informarmi, nulla di brutto succedeva!".

"La donazione ai bambini del Bangladesh si poteva impugnare - se

davvero effettuata - anche al di là dell"AdS. Meno facilmente magari,

però in ogni caso, il codice lo permette. E se no amen, pazienza per la

casa".

"Doveva comandare su tutto la paura di un gesto disperato, senza

ritorno; dovevo starmene buono e zitto, sono io con il mio attivismo

che l"ho ucciso".

21. A un certo punto P. si è stancato (ecco cosa immagino) di mettersi

in croce, di flagellarsi giorno e notte. Impossibile vivere così tutta la

vita - un anno al massimo, poi basta, occorre cambiar strada.

Ha scelto a un certo punto di "esternalizzare" le sue colpe (vere o

supposte poco importa): ha deciso di proiettarle su qualcun altro, al

di fuori di se stesso.

Ecco la denuncia penale come fuga, allora, il contrattacco

purificatorio - colpa dei giuristi, cattivi consiglieri di vita - ecco il

(suggello di un) passaggio di consegne: "Siete stati voi".

22. C"è da augurargli che il "gioco" abbia funzionato - che l"uomo sia

stato poi meglio.

In ogni caso: avrà davvero di che incolparsi P. - ammesso che in casi

simili possano esistere delle "responsabilità"; cosa andava fatto di

diverso, come mi sarei comportato io al suo posto, con un figlio così?

23. La madre adesso.

Avrà trascorso quei due giorni fatidici, prima del volo dalla finestra,

a martellare il giovane, a fargli paventare (chissà) intrusioni

dall"esterno - a spingerlo a ribellarsi, a incitarlo a non dare ascolto al

padre.

"Ti vuole imbrogliare, si sarà messo d"accordo col magistrato, anche

quella pseudo-giurista dev"essere in combutta con lui, sono tutti

complici".

"Questo amministratore di sostegno (o come si chiama) sarà uno che

vuole impedirti di fare quello che vuoi, che noi due vogliamo".

"Si sono alleati fra di loro per dividerci, cercano di allontanarti da

me, probabile pensino anche di portarti via materialmente da questa

casa, di rinchiuderti da qualche parte".

"Martedì non gli apriremo nemmeno, non ti lascio andare da

nessuna parte io, non avere paura, c"è qui la tua mamma …".

24. E" così che sarà andata? Non è improbabile. Il diritto potrebbe in

tal caso fare qualcosa? Ne dubito molto. E allora?

Verrà fatta – si potrebbe rispondere - giustizia altrove, in un tempo

futuro, in una prossima vita … e se un"altra vita però, come tanti

pensano, non esistesse affatto? Se la madre fosse anche lei, per certi

versi (trovarsi in casa un figlio schizofrenico!), una vittima del

destino?

Magari una donna "segnata" mentalmente, a sua volta, tanto da non

poter essere rimproverata di nulla.

25. Hanno senso però, mi domando, discorsi del genere? Non siamo

fra coloro i quali pensano che, "matti" o "non matti", bisogna

comunque pagare nella vita, per il male che si fa agli altri - non siamo

fra quelli che ritengono il codice penale italiano invecchiato su questo

punto, nella sua apparente misericordiosità, e alquanto cieco nella

sostanza (i matti non sarebbero vere persone!), un po" razzista?

E se per la madre la punizione fosse, mi chiedo, quella di sapere e

ricordare, esattamente, ciò che era davvero successo in "quelle" ore,

prima dell"udienza, di conoscere il vero o meglio "la" vera (ed unica)

colpevole di tutto. Di saperlo e di portarsi dentro il cuore da tempo

questo segreto - di veder magari riapparire il volto del figlio, ogni

notte, sul cuscino al suo fianco, pronto a dirle con sconsolata

dolcezza: "Mamma, perché mi hai spaventato tanto quella volta?" ".



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