Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Redazione P&D - 2014-11-20

PECULATO DUSO: IL DIRETTORE DEL CARCERE PARLA AL TELEFONO - Cass. Pen. 46282/14 - V. MASTRONARDI

- Reati contro la Pubblica Amministrazione

- Direttore della Casa Circondariale utilizza l"utenza telefonica nella sua disponibilità per ragioni d"ufficio

- La Suprema Corte di Cassazione si sofferma sulla produzione di un apprezzabile danno patrimoniale alla p.a. e sulla concreta lesione alla funzionalità dell"ufficio interessato nel reato di peculato d"uso (ex art.314, comma secondo, cp.).

La pronuncia in commento concerne un reato contro la Pubblica Amministrazione che, per lungo tempo, è stato oggetto di contrastanti orientamenti giurisprudenziali. In via preliminare, è bene anteporre alla recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione, secondo un criterio logico sistematico, un breve excursus delle più significative posizioni di legittimità succedutesi, negli anni, in tema di peculato d"uso, con particolare riferimento al pubblico ufficiale o all"incaricato di pubblico servizio che abbia utilizzato il telefono d"ufficio per fini personali.

Un primo orientamento favoriva la configurazione del reato di peculato d"uso di cui al secondo comma dell"art.314 cp., sulla scorta di due elementi fattuali ritenuti indice di una minore offensività della condotta posta in essere: l"uso "momentaneo" e la restituzione immediata della res, (Cass.pen., sez.II, 28.01.1996, n°3009).

In epoca successiva, il suddetto orientamento veniva rovesciato da una interpretazione del dato normativo meno garantista che, al contrario, propendeva per la configurazione, in siffatti episodi, del peculato "ordinario" di cui al primo comma. I giudici di legittimità ritenevano che il fatto lesivo non si sostanziasse nell"utilizzo materiale dell"apparecchio telefonico bensì nell"appropriazione di energie (come somma degli impulsi telefonici) non restituibili alla Pubblica Amministrazione ("l"eventuale rimborso delle somme corrispondenti all"entità dell"utilizzo vale solo come ristoro del danno cagionato, non potendosi ritenere equipollente alla restituzione delle cose mobili utilizzate", ex pluribus: Cass.pen., sez. VI, 06.02.2011, CED 218435). Unica deroga ammessa erano i casi di "eccezionale urgenza" laddove il funzionario pubblico avesse informato il dirigente dell"immediata necessità di adoperare l"apparecchio telefonico d"ufficio per effettuare chiamate di natura personale.

In epoca recente, le Sezioni Unite sono intervenute sul punto chiarendo che "l"uso da parte del pubblico agente del telefono d"ufficio per ragioni personali, anche al di fuori dai casi d"urgenza, configura il reato di peculato d"uso ma soltanto se produce un apprezzabile danno al patrimonio della Pubblica Amministrazione o di terzi ovvero determina una lesione concreta alla funzionalità dell"ufficio, (Cass.pen., S.U., 02.05.2013, n°19054).

Con la pronuncia in commento (Cass.pen., sez.VI, 10 novembre 2014, n°46282), la Sesta Sezione penale della Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sull"argomento aderendo all"orientamento delle Sezioni Unite; più precisamente, la questione nodale affrontata riguarda il minimum di rilevanza penale indispensabile per integrare il reato e la possibilità che plurime telefonate possano integrare (o meno) una condotta unica e indivisibile.

Se il raggiungimento del minimum, come anticipato, è stato individuato nell"accertata produzione di un apprezzabile danno di natura patrimoniale alla p.a. ovvero nella concreta lesione della funzionalità dell"ufficio, diverso è il discorso per la seconda questione.

Secondo l"insegnamento della già citata sentenza delle Sezioni Unite, ogni telefonata compiuta con l"apparecchio telefonico di servizio integra una condotta penalmente rilevante; invero, atteso che la cosa oggetto di appropriazione temporanea dovrebbe essere restituita nell"immediatezza, la valutazione compiuta ex post non può che riferirsi alle singole condotte poste in essere, salvo non costituiscano un"azione inscindibile in vista dell"unitario spazio temporale investito dall"utilizzo.

Così argomentando, la sesta sezione della Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto che possa ravvisarsi una singola condotta di peculato d"uso di cui all"art.314, secondo comma cp., laddove vi siano state sì molteplici telefonate ma siano state compiute nello stesso giorno ovvero in un ridotto arco temporale; alla medesima conclusione è giunta la Corte anche nel caso in cui l"apparecchio telefonico sia utilizzato in un lasso di tempo maggiore ma, purtuttavia, caratterizzato da una intensità e da una soluzione di continuità tali da poter considerare le varie chiamate come espressione di un"unica condotta.



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