Articoli, saggi, Danni non patrimoniali, disciplina -  D'Ambrosio Mary - 2014-07-10

PELOTA - Mary d'AMBROSIO

Chi è Pelota?

Pelota e' il cane più dolce della terra, ha gli occhi come due mandorle, grandi e seducenti.

Il muso lungo e il tartufo rosa. Le orecchie non le ha mai tirate su, ma a volte, quando ha il vento a favore, una le rimane dritta. Quando è seria porta le orecchie avanti e guarda attentamente aggrottando un po' la "fronte". Quando sorride le tira tutte indietro e ha gli occhi che le brillano.
A volte abbaia al vento, fa il musone a "O" è tira in avanti i baffi.
Pelota non ama essere abbracciata o baciata. Se ci provi lei manifesta il proprio disappunto. Se vuole farsi fare le carezze ti offre la schiena da massaggiarle.
Pelota fa parte della mia famiglia da quasi cinque anni, era stata abbandonata da cucciola, lanciata all'interno del muro di cinta della casa di campagna dei miei genitori.

L'ho portata a casa mia. Era una palla, tutta bianca. L'ho chiamata Pelota.

Questo esserino buffo ha cominciato a trotterellare nella nostra vita.

Non ricordo quando ma a un certo punto devo averle regalato un orologio da polso: se era ora di mangiare e non ero ancora uscita a rifocillarla mi chiamava a gran voce.

Aveva circa un anno quando mi preparavo per un concorso, era inverno e la tenevo con me in studio, acciambellata su un tappeto. Alle 19 in punto, tutti i giorni, la sua sveglia suonava e la Palla si avvicinava alla scrivania a prendermi per portarmi fuori a giocare e guai a tirarsi indietro, mi incitava a suon di morsetti alle gambe.

Grande Pelota. Innamorata delle persone, altera nei confronti degli altri cani. Mai siamo riusciti a spiegarle che era meglio diffidare delle persone e tenere buoni i cani.

Intorno al suo primo anno di vita cominciò a manifestare i segni di una malattia articolare. Si lamentava alzandosi da terra, non saltava più, non correva più.

Il suo medico le diagnosticò una displasia dell'anca. Oggi mi chiedo come abbia fatto senza sottoporla a una radiografia.

Ci consigliò lunghissime terapie di integratori che l'avrebbero aiutata a contenere il dolore e a rallentare la degenerazione della sua malattia.
A quell'epoca Pelota giocava ancora, con una vecchia scarpa da ginnastica: bisognava lanciargliela e cercare di precederla nell'andarla a recuperare, il che avrebbe dato a lei modo di fare una gara di velocità, agguantare, meglio azzannare, la scarpa e ringhiare se avessi provato a sottrargliela.

Dopo alcuni anni, precisamente un anno fa, il medico di Pelota ci suggerisce di operarla, dice che è meglio farlo finché è ancora giovane, che avrebbe recuperato in quindici giorni.

È  sicuro, rassicurante.

Però nessuna lastra, nessuno vero esame diagnostico.

Tutto quello che è accaduto dopo e' stato un incubo.

A seguito dell'intervento Pelota contrae un'infezione che le gonfia la zampa come un pallone. Terapie su terapie. Diventa pelle e ossa. Smette di mangiare, non poggia la zampa operata, non gioca più, non scodinzola più. Per un certo periodo pare riprendersi, ma continua a non poggiare la zampa, così per tutto il mese di luglio, ogni giorno, la portiamo al mare alle 7 del mattino per farla nuotare (ovviamente lei odia l"acqua quindi bisogna portarla di peso lontano dalla riva, lasciarla, e riprenderla in braccio prima che riesca a uscire dal mare e riportarla di peso a largo) poi a fare fisioterapia. Niente.

Ad agosto smette nuovamente di mangiare.

Ha sempre la febbre.

Le terapie si susseguono, tutte infruttuose. Il suo medico è sempre più insofferente, siamo diventati un problema troppo grande per lui e ci tratta come dei rompiscatole.

In quel periodo mi ammalo anch'io, troppo stress.

Pelota è una larva ormai, siamo costretti ad alzarci anche di notte per aiutarla a tirarsi su da terra, lei non ce la fa da sola e si lamenta.

Tutti intorno a noi ci biasimano perché non decidiamo di sopprimerla.

Ma noi volevamo aiutarla con quell"intervento, non volevamo che ce la ammazzassero.

A dicembre viene ricoverata in una clinica in cui la sottopongono a TAC, risonanze magnetiche, esami vari. Abbiamo sborsato un piccolo capitale, non abbiamo fatto il viaggio di nozze, ma almeno abbiamo scoperto che in conseguenza dell"intervento aveva contratto una terribile infezione che ha interessato l"intera colonna vertebrale e, tanto per gradire, che Pelota non ha affatto la displasia dell"anca.

L"ho riportata indietro dalla clinica con due enormi piaghe da decubito e una terapia antibiotica senza termine finale.

Oggi siamo a luglio, sono passati sette mesi dalla clinica, tredici mesi dall"intervento, Pelota sta molto meglio ma va a tre zampe e non siamo ancora riusciti a toglierle tutti i farmaci.

Non so quante volte mi sono rimproverata d"aver dato fiducia a quel macellaio. Ma è andata così.

Pelota non ha alcun valore economico, è una meticcia tutto cuore e nessun antenato illustre, però ha un nome, gliel'ho dato io, e ha una famiglia, all'anagrafe canina del mio comune lei è registrata a mio nome e quando abbiamo cambiato residenza sono andata all'ufficio competente per cambiare la residenza anche a lei.

A quanto ammonta il danno morale che ho patito? Sarà sufficiente a coprire le spese che ho affrontato? E prima ancora la condotta del macellaio sarà configurabile come reato?

"La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali" M. Gandhi



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