Legislazione e Giurisprudenza, Successioni, donazioni -  Bernicchi Francesco Maria - 2013-09-21

PER LA QUOTA DI RISERVA RILEVA LA SITUAZIONE ALL'APERTURA DELLA SUCCESSIONE- Cass.Civ. 11737/13 - F.M. BERNICCHI

Si prende in esame una sentenza della Corte di Cassazione (sez. II Civile depositata in data 15 Maggio 2013 n. 11737) relativa al tema delle successioni mortis causa e alla reintegrazione della quota di riserva dei legittimari.

Il fatto, in breve: con atto di citazione il curatore della Società di fatto Confezioni Beta e dei singoli soci - tra cui Tizia erede del padre Filano - conveniva in giudizio gli altri eredi del predetto e precisamente:

la vedova Mevia, Sempronio, istituito erede della quota disponibile e figlio di Tizia; Ics e Ipsilon figli di Filano e istituiti eredi, in parti eguali, della quota legittima.

Il curatore assumeva che Tizia era stata pretermessa nel testamento malgrado la formale dichiarazione del testatore  - effettuata di fronte al notaio - di avere già corrisposto alla figlia la quota legittima attraverso donazione non fosse veritiera e quindi chiedeva che fosse dichiarata aperta la successione e che fosse ordinata la riduzione delle disposizioni testamentarie per l'integrazione della quota legittima, parti a 1/3 del patrimonio.

Si costituivano Ipsilon, Sempronio e Mevia chiedendo, in primo luogo, il rigetto della domanda ed eccependo che l'azione di riduzione, essendo di natura strettamente personale, non poteva essere richiesta dal curatore fallimentare dell'erede.

Il Tribunale di Teramo, con sentenza del 2002, rigettava l'eccezione dei convenuti per difetto di legittimazione attiva del curatore e, allo stesso tempo, rigettava la domanda di questi nel merito. Non sussisteva la prova della lesione della legittima stante che era rimasto indimostrato l'assunto della non veridicità di donazione precedenti equivalenti alla quota della legittima.

Il curatore fallimentare proponeva appello e, in tale giudizio, si costituiva solo Sempronio che proponeva appello incidentale e chiedeva il rigetto di quello principale.

La Corte d'Appello dell'Aquila, con sentenza del 2007, rigettava l'appello incidentale e accoglieva il principale. Dichiarava, pertanto, aperta la successione di Filano riducendo le disposizioni del testamento con effetto sulla quota disponibile superiore al quarto assegnato al nipote appellante incidentale e, per il supero, proporzionalmente sulle quote dei restanti eredi Ics e Ipsilon.

Il giudice di seconde cure, in particolare, osservava che le dichiarazioni del testatore, sull'assenza di ragioni di Tizia non costituivano prove, ma solo, appunto, mere dichiarazioni. Le non dimostrate donazioni, inoltre, non potevano essere considerate "quota di riserva", trovando così piena applicazione l'art.. 554 c.c.

La quota disponibile, pertanto, nel concorso tra coniuge e tre figli, era pari a 1/4 dell'asse ereditario così che la disposizione testamentaria a favore di Sempronio, istituito erede in ragione di 1/3 andava ridotta per la parte eccedente la disponibile, cioè 1/4 del relictum.

Sempronio propone ricorso in Cassazione al quale resiste il curatore fallimentare.

Tralasciando, in questa sede, i motivi di doglianza relativi alla legittimazione attiva del curatore (ammessa ex art. 43 Legge Fallimentare) e all'inversione dell'onere della prova è opportuno occuparci degli altri punti espressi nel ricorso.

Terzo motivo: Sempronio deduce la violazione e falsa applicazione dell'articolo 553 c.c e artt. 554 556 e 558. Il ricorrente sostiene che la Corte d'appello ha ritenuto, senza motivo, violata la legittima, senza tener conto delle donazioni ricevute da Tizia che è stata considerata e tacitata dal testamento. L'accertamento di tale violazione doveva passare, per forza, dalla corretta formazione della massa attiva esistente al momento della morte, riunendo il donato al relictum.

Sempronio chiede, quindi, che:

- si affermi che, senza specifica impugnazione del testamento, la riduzione delle disposizioni in esso contenute deve essere preceduta dalla formazione della massa secondo i criteri di cui all'articolo 556 c.c. comprendendoci anche li donato per equivalente già acquistato dal legittimario con collazione ex art. 747 c.c.

- si affermi che la previsione espressa del testatore sulla tacitazione del legittimario perchè già donatario esclude ex sé la pretermissione del legittimario, in questo caso Tizia.

La Corte di Cassazione ritiene tuttavia infondato il terzo motivo.

Nessun bene donato poteva essere incluso nella massa attiva per la determinazione della stessa proprio perchè non risultava alcuna donazione.

La dichiarazione del testatore nel testamento di aver già soddisfatto Tizia, non la esclude dalla legittima ex sé perchè manca la prova che ciò sia avvenuto, anche se tale dichiarazione è stata fatta di fronte al notaio che ha solo preso atto.

Quarto motivo: vizio di motivazione e violazione dell'articolo 556 c.c. per la determinazione della quota disponibile in relazione all'articolo 537 c.c.

Il ricorrente sostiene che, considerando la tacitazione del coniuge superstite (Mevia), per stabilire la quota di riserva da assegnare ai tre figli legittimi, il concorso tra questi deve essere regolato dall'articolo 537 e non dal 542 c.c. che ricomprende anche il coniuge, dato che questo è ormai estraneo al concorso.

A favore di ciò Sempronio cita due precedenti della Corte Suprema (Cass. 1529/2005 e 2434/1987) le quali equiparano il coniuge che ha accettato il legato al legittimario rinunziante così da far applicare il 537 c.c. e non il 542 c.c.

Il motivo è considerato, tuttavia, infondato anche perchè, contrariamente a quanto affermato, i principi prefati vanno contro l'orientamento consolidato dei giudici di Piazza Cavour che, a Sezioni Unite, ha composto un contrasto antico.

La sentenza 13429/2006 SS.UU. ha ritenuto che "ai fini dell'individuazione della quota di riserva spettante alle singole categorie di legittimari ed ai singoli legittimari nell'ambito della medesima categoria, occorre far riferimento alla situazione esistente al momento dell'apertura della successione e non a quella che si viene a determinare per effetto del mancato esperimento, per rinunzia o prescrizione, dell'azione di riduzione da parte di taluno dei legittimari".

Ne discende, pertanto, che la quota riservata a Tizia è stata giustamente determinata secondo i criteri di cui all'articolo 542  a mente del quale si prevede di tener conto anche della quota del coniuge (Mevia) se questa non avesse rinunciato preferendo il legato.

p.q.m.

La Corte rigetta il ricorso e condanna Sempronio a pagare al controricorrente curatore del fallimento della s.d.f. e dei singoli soci le spese di questo giudizio di cassazione che liquida in Euro 4.700,00 di cui Euro 200,00 per esborsi.

Così deciso in Roma, il 4 aprile 2013.

Depositato in Cancelleria il 15 maggio 2013





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