Legislazione e Giurisprudenza, Conciliazione -  Cuzzola Paolo Fortunato - 2015-07-20

PER POTERE OMOLOGARE L'ACCORDO IL GIUDICE DEVE POTERE EFFETTUARE LE VALUTAZIONI DI SUA COMPETENZA - Ord. Trib. Firenze Dr.ssa Breggia - di PAOLO F. CUZZOLA

"La radicale mancanza di ogni indicazione circa la causa delle pretese creditorie rende impossibile verificare la conformità dell"accordo all"ordine pubblico o a norme imperative; ...che, pur tenendo conto delle caratteristiche di riservatezza tipiche della mediazione (v. artt. 9 e 10 d.lgs. cit.), è evidente che ai fini dell"omologazione ex art. 12 d.lgs. n. 28/2010 è necessario mettere il giudice in grado di effettuare le valutazioni di sua competenza con la sintetica indicazione del titolo sottostante alle pretese creditorie, mentre, nel caso di specie, l"indicazione dell"oggetto della controversia come ""liquidazione del debito"" è puramente astratta e non consente le predette valutazioni".

Con queste parole, il Tribunale ordinario di Firenze, nella persona del Presidente L. Breggia, tornando nuovamente sui temi della mediazione, ha chiarito un punto fondamentale inerente l"accordo conciliativo, quindi la sua omologazione.

Così come stabilito dal legislatore con la riforma del 2013, l"accordo conciliativo nonché la sua possibile esecutività sono sottoposti ad un rigido controllo operato, oltre che dal Presidente del Tribunale, anche dagli avvocati rappresentanti delle parti presenti in mediazione. Si tratta, in primis, di una regolarità formale, quella cui deve sottostare la procedura conciliativa, oltre che di una conformità alle regole imperative. Infatti, la regolarità formale che riguarda la redazione del verbale, presuppone che il giudice non intervenga sul contenuto dell"accordo, salvo che non contrasti con l"ordine pubblico e le norme imperative.

Invero, il caso sottoposto all"attenzione del Presidente Breggia, trae origine da una procedimento conciliativo presenziato dalle parti senza l"assistenza dei propri difensori; tale vizio procedimentale veniva accompagnato da un"ulteriore singolare circostanza: le stesse parti erano pervenute ad un accordo sottoposto all"omologa nel quale si pattuiva un riconoscimento del debito rateizzato per consentire il pagamento.

A fronte di una così detta "astrattezza" dell"accordo, derivante dalla corrispondente astrattezza del titolo della pretesa, il Tribunale rigettava la richiesta, concedeva alle parti termine per la produzione di ulteriori documenti, grazie alla quale si sarebbe dovuto integrare quanto necessario ed eliminare così l"astrattezza dell"accordo.

Contrariamente, tanto le parti quanto lo stesso Organismo di mediazione, pur invitati all"eventuale integrazione degli atti non hanno ritenuto di depositare alcun documento.

Il Tribunale concludeva, rilevando che: ai fini dell"omologazione appare evidente quanto necessario "mettere il giudice in grado di effettuare le valutazioni di sua competenza con la sintetica indicazione del titolo sottostante alle pretese creditorie"; in relazione al caso specifico, il Giudicante precisava, infatti, che l"indicazione dell"oggetto della controversia, quale "liquidazione del debito" è assolutamente astratta e non permette di effettuare le predette valutazioni.



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