Articoli, saggi, Opinioni, ricerche -  Sisto Patrizio - 2015-04-08

PER UNA FENOMENOLOGIA DELLA TRUFFA: PRINCIPI ISPIRATORI E CURIOSI STRATAGEMMI (SECONDA PARTE) – Patrizio SISTO

Vance Packard in un fortunato saggio del 1957 divenuto poi un classico, I persuasori occulti, affermava a proposito della comunicazione pubblicitaria di massa che esistono "specialisti che studiano sistematicamente le nostre segrete debolezze e vergogne nell"intento di influenzare più efficacemente il nostro comportamento". In realtà è anche vero, come abbiamo ricordato, che il comportamento di ogni essere umano è sempre contemporaneamente fonte e destinazione di influenzamento da parte degli altri, nel gioco costante delle dinamiche comunicative interpersonali inevitabili al di là delle intenzioni dei singoli.

Infatti, come ci ricorda un assioma classico della teoria della comunicazione, non è possibile non comunicare, in una qualsivoglia situazione di compresenza di almeno due soggetti. Inoltre va anche tenuto presente che ogni comunicazione è in effetti al contempo una comunicazione sulla comunicazione, in un gioco di specchi che si moltiplicano ad infinitum.

Nel fenomeno della truffa, considerato a partire dal concetto di manipolazione, si possono individuare però dinamiche a tutta prima poco evidenti, che illustrano aspetti della natura della mente su cui agiscono modalità di influenzamento massivo e destabilizzante, capaci di creare rappresentazioni alternative della realtà dotate di un alto gradiente di credibilità. Il tutto esercitato, va sottolineato, approfittando della vulnerabilità delle potenziali vittime, del loro grado di inconsapevolezza, per fini non certo nobili ed eticamente fondati.

Consideriamo per avvicinarci concretamente a queste dinamiche due esempi storici di influenzamento diretto a buon fine, piuttosto che lesivo dei diritti altrui, esempi che colpiscono per l"originalità spettacolare con cui illustrano aspetti paradossali e spiazzanti dei meccanismi di azione insiti nei meccanismi sottesi anche alle truffe.

Il primo caso è quello riguardante il misconosciuto illusionista inglese Jasper Maskelyne, tenente dell"esercito britannico durante la seconda guerra mondiale, che con una serie di immaginifici trucchi aiutò a depistare magistralmente più volte le truppe tedesche durante delicate operazioni militari, determinanti per gli esiti del conflitto. Maskelyne, la cui fama nell"ambiente dell"illusionismo è entrata nella leggenda, fra le altre sue imprese ha all"attivo il depistaggio dei caccia tedeschi, indotti con una spettacolare e accurata messinscena fatta di luci, ricostruzioni di edifici e dispositivi di difesa fasulli, a direzionarsi su una finta Alessandria d"Egitto riprodotta fin nei minimi dettagli, fingendo anche una intempestiva quanto inutile opera di oscuramento del faro da parte degli apparenti difensori nell"imminenza del bombardamento.

Successivamente, a completamento dell"illusione, la città fu cosparsa di detriti di cartapesta a simulare anche un"avvenuta distruzione, mentre la città vera rimaneva oscurata poco distante, al sicuro dall"aggressione tedesca. In altri termini, ci troviamo di fronte alla messa in atto di una rappresentazione della realtà più verosimile della realtà stessa, riprodotta per ingannare il nemico anche nelle manifestazioni più imprecise, carenti e lacunose legati alla disattenzione ed emozionalità dell"agire umano, col risultato di produrre appunto una realtà raddoppiata nell"impatto percettivo e nell"assunzione di credibilità.

Un secondo caso emblematico è quello dell"assedio, nel 1334, al castello di Hochosterwitz, in Carinzia, il cui comandante, a capo di un manipolo di uomini in situazione di inferiorità numerica a lungo circondato dalle truppe della duchessa del Tirolo, stremato per l"esaurimento delle scorte di cibo, escogitò un azzardato quanto singolare stratagemma: ordinato ai suoi uomini di macellare l"unico bue rimasto, lo fece riempire con gli ultimi due sacchi d"orzo per gettare poi la carcassa davanti al campo nemico. Ebbene, il beffardo messaggio di una perdurante abbondanza di scorte per resistere colpì a tal punto gli assedianti già a loro volta provati, da indurli demotivati a rinunciare alla loro impresa, ritirarsi e lasciare così libero il castello.

I due esemplari casi citati sono modelli suggestivi delle possibilità di creare strategie manipolatorie volte a scopi etici superiori o a fini di difesa, autoconservativi. In ogni caso mettono in atto comportamenti e messaggi comunicativi controintuitivi, paradossali, a volte addirittura contrari a ogni buon senso.

A partire da questi spunti consideriamo nel dettaglio alcune forme e modalità della truffa, soffermandoci in particolare sui casi di microinterazioni che si svolgono sul piano interpersonale, che purtroppo il più delle volte balzano alla cronaca per motivi deplorevoli, riguardanti la manipolazione sì, ma di soggetti inermi e vulnerabili, senza colpe. Sarà un modo per comprendere meglio qualcuna delle dinamiche sottese a questo insieme di fenomeni, e per individuare controstrategie difensive raccomandabili a chiunque si imbatta per sua sventura in un esperto della truffa.

Alcuni principi di fondo in qualche modo sempre attivi nel modus operandi del truffatore fanno riferimento in primo luogo all"instaurazione di una rassicurante e ingannevole familiarità con la vittima, e alla creazione di una dimensione di realtà intensificata rispetto all"esperienza ordinaria, capace di pretendere dall"interlocutore una attribuzione di credibilità acritica.

A questi si aggiungano l"apertura di varchi negli abituali meccanismi di vigilanza e razionalità della potenziale vittima, il dirottamento dell"attenzione dell"interlocutore su sentieri secondari rispetto allo scambio comunicativo realmente decisivo, o anche il coinvolgimento in una serie di vincoli nell"agire tali per cui, fatto inavvertitamente un primo passo nella direzione voluta dal truffatore, la vittima si ritrova poi a dover conformare i propri passi successivi per mantenere una condotta e un atteggiamento coerenti di fronte a se stessa e agli altri.

Ma per converso è anche possibile per il truffatore indurre la vittima ad accettare una sua richiesta abbassando la posta in gioco… dopo un"iniziale pretesa eccessivamente elevata, una successiva più moderata sarà allora molto più facilmente accettata.

E" rimasto famoso in questo senso negli studi di psicologia sociale l"esperimento che mostrò l"alta percentuale, più del 50 %, di coloro che accettarono di accompagnare un giovane detenuto allo zoo in un gesto volontario, dopo aver rifiutato il più impegnativo invito a far visita a questi per due anni consecutivi, in contrasto con la percentuale notevolmente più bassa, intorno al 17 %, di coloro che avevano accettato la proposta senza avere avuto prima la richiesta più impegnativa e difficile da accettare. Un esempio che indubbiamente fa riflettere su come le nostre decisioni siano modellate in una misura sorprendente da aspettative e fattori contestuali solitamente inespressi e operanti a livello inconsapevole.

Vedremo nella terza e ultima parte di questa trilogia come si attuano concretamente alcuni fra i più classici di questi principi, adatti a spalancare le porte della mente delle vittime, e su quali leve fanno forza, sul piano della distorsione percettiva e cognitiva della realtà, su quello emozionale e su quello delle regole dello scambio sociale a cui siamo tutti in qualche modo soggetti in quanto appartenenti a una cultura condivisa.



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