Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Redazione P&D - 2014-02-04

PER VIOLARE I DOVERI DI ASSISTENZA FAMILIARE SERVE STATO DI BISOGNO E CAPACITÀ ECONOMICA – Cass. pen. 27918/13 – R.BUCIOL

Ai fini della sussistenza del reato di cui all"art. 570 comma 1 e 2 c.p. è necessario che il giudice penale motivi in ordine alla sussistenza dello stato di bisogno dei beneficiari e della capacità contributiva dell"obbligato.

Con sentenza del 20 gennaio 2012 la Corte di Appello di Potenza - a seguito del gravame interposto dall'imputato avverso la decisione emessa il 27 giugno 2008 dal Tribunale di Potenza - riformava quest"ultima assolvendo l'imputato dal reato di cui all'art. 570 c.p., commi 1 e 2, perché il fatto non sussiste.

Proponeva ricorso per cassazione il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Potenza deducendo, con unico motivo, la carenza di motivazione in ordine alla adeguatezza del quantum idoneo ad assicurare agli aventi diritto quanto indispensabile per il soddisfacimento delle più elementari esigenze di vita.

La Suprema Corte accoglie il ricorso.

Gli Ermellini rilevano come la Corte territoriale abbia motivato in ordine all'insussistenza della condotta ascritta all'imputato considerando irrilevanti la mancata corresponsione dell'assegno disposto dal Giudice ed i redditi realizzati dallo stesso imputato. Infatti, la Corte di Appello aveva considerato sufficiente ad escludere la fattispecie incriminatrice la mera constatazione del versamento mensile di una somma pari ad  Euro 350,00 e la disponibilità gratuita della casa coniugale.

Tuttavia, pur avendo richiamato l'obbligo del giudice di accertare se per effetto della mancata corresponsione dell'assegno stabilito dal giudice civile siano venuti a mancare ai beneficiari mezzi di sussistenza, la Corte di Appello non ha dato alcuna contezza di avervi ottemperato allorquando ha escluso che tali mezzi siano venuti a mancare. La stessa non ha avuto alcuna considerazione delle necessità degli aventi diritto alle quali quelle emergenze dovevano essere commisurate, né della circostanza che la casa coniugale non fosse valutabile come aiuto dell'imputato, in quanto di proprietà dei suoi genitori.

Quindi, la Cassazione conclude per la carenza di motivazione in ordine ad elementi essenziali della fattispecie incriminatrice in esame.

Da sempre, la giurisprudenza ha riconosciuto come l"ipotesi di reato ex art. 570 c.p. si realizza solo se sussistono da una parte lo stato di bisogno dell"avente diritto alla somministrazione e dall"altra la concreta capacità economica dell"obbligato a fornirglieli. Un tanto deve essere accertato dal giudice penale che non deve limitarsi a prendere atto della mancata corresponsione da parte del coniuge obbligato dell"assegno stabilito in sede civile (Cass. pen., sez. VI, 4 giugno 1996, n.5523, in Cass. pen., 1997, p.1024). Infatti, il provvedimento del giudice civile non fa stato nel giudizio penale né in ordine alle condizione economiche del coniuge obbligato, né per ciò che riguarda lo stato di bisogno degli aventi diritto ai mezzi di sussistenza, circostanze che devono essere accertate in concreto dal giudice penale (Cass. pen., sez. VI, 5 febbraio 1998, n. 3450, in Cass. pen., 1999, p. 888). Quindi, quest"ultimo è tenuto a verificare che per effetto della condotta di mancata corresponsione, anche parziale, del versamento dell"assegno stabilito, siano venuti a mancare ai beneficiari i mezzi di sussistenza (Cass. pen., 31 ottobre 2006, n. 40708, in CED 235471). Peraltro, il reato può sussistere anche nel caso in cui l"obbligato corrisponda l"assegno liquidato dal giudice civile, qualora quest"ultimo sia divenuto successivamente inferiore a quanto necessario per vivere (Cass. pen., sez. VI, 20 ottobre 1989, n. 17244, in Cass. pen., 1991, p. 781).

In senso difforme, in una isolata pronuncia si è affermato come integri la condotta richiesta dal reato in esame quella del genitore separato che ometta anche solo parzialmente il versamento in favore dei figli minori. Ciò a prescindere da ogni accertamento sulla sufficienza della somma prestata alla loro sussistenza (Cass. pen., sez. VI, 5 aprile 2011, n. 16458, in CED 250090).

Ulteriore indagine richiesta al giudice penale concerne la capacità economica dell"obbligato. Da questo punto di vista occorre verificare che la mancata corresponsione non sia da attribuire ad uno stato di indigenza assoluta da parte dell"obbligato (Cass. pen., 23 gennaio 1997, in Cass. pen., 1998, p. 2024). Infatti, l"asserita incapacità economica può assumere valore di esimente in virtù del principio ad impossibilia nemo tenetur (Cass., sez. VI, 21 settembre 2001, n. 37419, in Cass. pen., 2003, p. 534).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati