Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-07-16

PERDITA DEL FIGLIO DI TRE ANNI E DANNO ESISTENZIALE - Cass. 15909/14 - Natalino SAPONE

Cassazione civile, sez. III, 11/7/2014, n. 15909, pres. Spirito, rel. Cirillo, affrontando un caso di perdita del rapporto parentale, in cui il risarcimento del danno è stato chiesto dal padre per la morte di figlio di 3 anni, per responsabilità sanitaria, ha ribadito l"astratta risarcibilità del danno esistenziale, sia pure confermando la pronuncia di merito che aveva nel caso concreto rigettato al domanda per carenza di prova. Questi i passi decisivi:

"Il ricorso - trascrivendo ampie parti del motivo di appello che aveva interessato lo stesso profilo - lamenta che l'impugnata sentenza non abbia riconosciuto alcunchè a titolo di lesione del c.d. danno esistenziale. Si rammenta, al riguardo, che la lesione del danno non patrimoniale derivante dalla perdita del rapporto parentale ha sicura copertura costituzionale, sicchè non riconoscere un ulteriore risarcimento, in aggiunta a quello liquidato per il danno morale, rappresenterebbe una lesione di tutte le disposizioni sopra richiamate. L'allegazione dell'esistenza di tale vincolo, unito ai criteri presuntivi ed alle massime di comune esperienza, avrebbe dovuto indurre alla liquidazione anche di detta voce di danno.

4.1. Il motivo non è fondato.

4.2. La sentenza impugnata, infatti, con una motivazione bene argomentata e, in un certo senso, anticipatrice di quelli che sarebbero stati i successivi sviluppi della giurisprudenza di questa Corte, ha affermato che non è escluso che si debba risarcire un danno ulteriore rispetto a quello morale e a quello biologico, ma ha chiarito che ciò implica la determinazione di un danno che superi la normale sofferenza derivante da un evento come quello di cui si discute nell'odierno giudizio. Ha osservato la Corte d'appello che non è sufficiente "l'affermazione che il decesso di un congiunto abbia determinato uno sconvolgimento nella vita familiare, che costituisce normale conseguenza dolorosa e concreta di simile evento luttuoso"; è invece necessario "che dall'evento sia sorto un pregiudizio diverso e per c.d. maggiore rispetto alla normalità e soprattutto che dello stesso non ci si limiti a darne generica qualificazione, ma se indichi la natura e se ne dia la prova"; prova che, nella specie, non era stata data.

4.3. E' singolare osservare come questa motivazione, benchè precedente, si ponga in linea non solo con la nota sentenza delle Sezioni Unite 11 novembre 2008, n. 26972, ma anche con i successivi e più recenti sviluppi della giurisprudenza di questa Corte sull'argomento (v. le sentenze 20 novembre 2012, n. 20292, 22 agosto 2013, n. 19402, e 23 gennaio 2014, n. 1361). Nelle pronunce in ultimo richiamate - alle quali la sentenza odierna intende dare continuità - si è ribadito che il danno biologico, il danno morale ed il danno alla vita di relazione rispondono a prospettive diverse di valutazione del medesimo evento lesivo, che può causare, nella vittima e nei suoi familiari, un danno medicalmente accertato, un dolore (interiore e un'alterazione della vita quotidiana, sicchè il giudice di merito deve valutare tutti gli aspetti della fattispecie dannosa, evitando duplicazioni, ma anche "vuoti" risarcitori e, in particolare, per il danno da lesione del rapporto parentale, deve accertare, con onere della prova a carico dei familiari della persona deceduta, se, a seguito del fatto lesivo, si sia determinato nei superstiti uno sconvolgimento delle normali abitudini tale da imporre scelte di vita radicalmente diverse. La sentenza impugnata ha fatto buon governo di questi principi, precisando, come si è detto, che era mancata la prova di simile sconvolgimento della vita familiare. Ed anche il ricorso, in definitiva, pone critiche che, su questo punto, non superano la soglia di una generica contestazione".

Dunque, oltre al danno biologico – il danno medicalmente accertato – e oltre al danno morale, ossia il dolore interiore, vi è il danno esistenziale, ossia il danno consistente nell"alterazione della vita quotidiana, nello sconvolgimento delle normali abitudini di vita. Tali danni sono prospettive diverse del medesimo evento lesivo e vanno tutti considerati.

Come si combina la diversità delle prospettive con le medesimezza dell"evento lesivo, sul piano del risarcimento del danno non patrimoniale? È la questione del rapporto tra le voci, il grande problema che la giurisprudenza è chiamata a risolvere. La sentenza non dà una soluzione alla questione. Quale allora potrebbe essere il criterio-guida?

Il criterio più plausibile pare essere quello della specularità. Se le prospettive diverse mettono capo a valutazioni di danni speculari, va risarcito un solo danno. Se invece non c"è specularità – e nella misura in cui non c"è specularità – tutti i danni vanno risarciti. Ad es. se si risarcisce il danno esistenziale, ossia il danno connesso all"alterazione della quotidianità, il danno morale per il dolore da alterazione della quotidianità è speculare al primo (quello oggettivo/esistenziale). Allora va risarcito solo un danno. Se invece si risarcisce un dolore non speculare, ossia non immediatamente correlato e proporzionale all"alterazione della quotidianità, va risarcito sia il danno morale sia quello esistenziale.

Nel caso di specie la valutazione della S.C. appare sin troppo rigorosa; in particolare appare frutto di approccio rigoristico il non avere utilizzato la prova presuntiva. In ragione della piccola età del figlio (3 anni), sarebbe stato plausibile l"utilizzo della prova presuntiva ai fini della dimostrazione dell"alterazione della vita quotidiana. È giustificabile un rigore crescente a misura che aumenta l"età del figlio. Infatti, più grande è il figlio, maggiore è la possibilità che lo stesso svolga una vita lontana dalla quotidianità dei genitori. Ecco allora la necessità di una prova puntuale.

Lo stesso rigore non è condivisibile per un piccolo di 3 anni. In mancanza di circostanze peculiari – ad es. il padre è separato, vive lontano, etc. – è ben presumibile, perché corrisponde all"id quod plerumque accidit, che il figlio sia protagonista delle abitudini di vita del padre.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati