Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-10-22

PERDITA PARENTALE: DANNO ESISTENZIALE NORMALMENTE SUSSISTENTE - Cass. 21917/14 - Natalino SAPONE

Cassazione civile, sez. lav., 16/10/2014, n. 21917, pres. Miani Canevari, rel. Buffa,  in una controversia avente ad oggetto risarcimento del danno morale jure proprio, subito dai ricorrenti in ragione del decesso del loro familiare (marito e padre, rispettivamente) a seguito di malattia contratta in servizio ed a causa del lavoro svolto quale medico specialista in gastroenterologia in servizio al Centro tumori di Medicina nucleare - zona controllata dell"ASL.

Sono vari i passaggi che meritano di essere segnalati. Il primo è quello in cui la S.C. afferma che "laddove dalle lesioni personali, sia scaturito un danno biologico, all'importo determinato in risarcimento di tale voce di danno, deve essere aggiunta una somma idonea a compensare le eventuali conseguenze non patrimoniali ulteriori, ove ricorrano gli estremi del pregiudizio morale, esistenziale, estetico, ecc., e, a tale scopo, non occorre che il danneggiato proponga fin dall'atto di citazione una specifica domanda risarcitoria relativa ad ognuno degli aspetti considerati, essendo sufficiente che egli manifesti inequivocamente la volontà di ottenere il risarcimento di "tutti i danni non patrimoniali", purchè egli specifichi, nel corso del giudizio, i peculiari aspetti che tali danni abbiano concretamente assunto nel suo particolare caso ed essi risultino, ancorchè presuntivamente, provati o, comunque, attendibili".

Un secondo punto degno di nota è quello in cui si statuisce che il danno morale subito dal de cuius, che ha visto una lenta evoluzione verso l'exitus delle patologie gravi subite dal lavoratore, è voce risarcitoria distinta rispetto al danno biologico subito dal lavoratore, riguardando specificamente le sofferenze psicofisiche del danneggiato e non le conseguenze invalidanti dell'integrità psicofisica dello stesso. In generale la S.C. ha cra di rimarcare che "il danno morale, pur costituendo un pregiudizio non patrimoniale al pari di quello biologico, non è ricompreso in quest'ultimo e va liquidato autonomamente, non solo in forza di quanto espressamente stabilito - sul piano normativo - dal D.P.R. 3 marzo 2009, n. 37, art. 5, lett. c), ma soprattutto in ragione della differenza ontologica esistente tra di essi, corrispondendo, infatti, tali danni a due aspetti differenti, il dolore ulteriore e la significativa alterazione della vita quotidiana".

La S.C. passa poi ad esaminare la questione del risarcimento del danno esistenziale jure proprio subito dai familiari del lavoratore. In proposito, premette la S.C. che nella fattispecie non risultano allegati aspetti esistenziali diversi dalla perdita del rapporto parentale. Al riguardo, sostiene la S.C., "può dirsi di norma implicito nella morte del familiare che sia, rispettivamente, coniuge e padre, in considerazione degli aspetti relazionali ed affettivi, un danno esistenziale connesso con la perdita del rapporto parentale, relativo alle alterazioni della esistenza futura del familiare superstite; tale danno va distinto dal danno morale, che riguarda le mere sofferenze psichiche derivanti dal lutto e non anche gli aspetti esistenziali, sicchè - precisati come detto i confini dei due diversi tipi di danno - può ammettersi la liquidazione degli stessi senza che ricorra il pericolo di una duplicazione risarcitoria (pericolo paventato apoditticamente dalla sentenza impugnata, per di più in modo astratto, senza riferimento alcuno alle poste risarcitorie del caso di specie)".

La S.C. accoglie poi il ricorso relativo al danno esistenziale subito dal de cuius, ed invocato dai suoi familiari jure hereditatis. Il lavoratore – osservano i giudici – è stato pacificamente sottoposto da un lato, per diverso tempo a mansioni diverse da quelle proprie della qualifica e, per altro verso, a diversi anni di rilevante invalidità e di terapie mediche invasive in attesa della morte, subendo uno sconvolgimento della propria esistenza ed un danno alla vita familiare e relazionale. "In tale contesto, prosegue la pronuncia, richiamata e ribadita la nozione di danno esistenziale - recepita - tra le altre - da Sez. 3, Sentenza n. 1361 del 23/01/2014 e Sez. L, Sentenza n. 29832 del 19/12/2008, secondo cui rientra nella categoria giuridica ogni pregiudizio, di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare areddittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno -, deve accogliersi il motivo di impugnazione basato sulla pretesa risarcitoria del danno subito dal lavoratore".

Sentenza limpida, dice cosa è risarcibile e a che titolo (ossia perché). Una pronuncia che, affrancandosi dalle nebbie tipiche di questioni strane come quella sul carattere descrittivo o meno delle categorie, procede per linee dritte, trasparenti, di immediata comprensibilità. Tutto ciò che può essere detto, dice Wittgenstein, si può dire chiaramente. Questa pronuncia è un buon esempio in tal senso.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati