Legislazione e Giurisprudenza, Sport -  Mazzon Riccardo - 2014-03-21

PERICOLOSITA' DELLE DISCIPLINE SPORTIVE E (IR)RESPONSABILITA' DEL CONI - Riccardo MAZZON

Rilevato che nell"ambito dello svolgimento di una disciplina sportiva, spetta al giudice l"apprezzamento circa la pericolosità dell"attività esercitata; detta valutazione dev'essere effettuata in base alle concrete circostanze di fatto in cui si è venuta svolgendo, tenendo conto tanto della specifica capacità di chi è chiamato a svolgerla, quanto della potenzialità di danno che essa comporta:

"ai fini della determinazione della sussistenza della responsabilità ex art. 2050 c.c. nell"ambito dello svolgimento di una disciplina sportiva spetta al giudice l"apprezzamento circa la pericolosità dell"attività esercitata la quale deve essere valutata in base alle concrete circostanze di fatto in cui si è venuta svolgendo, tenendo conto sia della specifica capacità di chi è chiamato a svolgerla sia della potenzialità di danno che essa comporta" (Trib. Novara 23 marzo 2011, n. 241, Redazione Giuffrè, 2011 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -),

è stato deciso che il comitato olimpico nazionale italiano non è responsabile, per i danni subiti da un atleta (inviato dalla federazione italiana Pentathlon Moderno, pur in mancanza di adeguata preparazione tecnica, ad una competizione internazionale), in quanto esula dai suoi compiti ispettivi la vigilanza sull'organizzazione concreta delle singole manifestazioni sportive:

"il comitato olimpico nazionale italiano non è responsabile per i danni subiti da un atleta, in quanto esula dai suoi compiti ispettivi la vigilanza sull'organizzazione concreta delle singole manifestazioni sportive" (Cass. civ., Sez. U., 12 luglio 1995, n. 7640, RDSp, 1996, 75; Dresp, 1996, 101).



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