Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-06-17

PERMESSI RETRIBUITI PER ATTIVITA POLITICA GODUTI DAI DIPENDENTI DI SOCIETA PUBBLICHE – Corte Conti Veneto 346/14 – Alceste SANTUARI

La Sezione regionale di controllo per la Regione Veneto, con parere 28 maggio 2014, n. 346, ha statuito che scatta l"obbligo in capo all"ente locale di accollarsi gli oneri per permessi retribuiti dei dipendenti di una società a totale capitale pubblico, partecipata anche dall"ente medesimo, che siano componenti dei propri organi politici.

Un sindaco ha posto il seguente quesito alla sezione regionale di controllo: si applica l"art. 80, d.lgs. n. 267/2000 anche ai dipendenti di una società per azioni a totale capitale pubblico, che esercitano le funzioni pubbliche presso un comune che detiene alcune quote del capitale sociale, in considerazione del fatto che la società stessa non è inserita nel conto economico consolidato e individuate dall"Istat né è dotata, per legge, di personalità giuridica di diritto pubblico.

Al fine di comprendere il quesito posto dal comune, occorre richiamare il contenuto dell"art. 80, d.lgs. n. 267/2000, il quale dispone che solo ove si tratti di "lavoratori dipendenti da privati o da enti pubblici economici" gli oneri per i permessi retribuiti ad essi spettanti sono a carico dell"ente presso il quale esercitano le funzioni pubbliche di cui al precedente art. 79, restando, per converso, gli stessi a carico dei rispettivi bilanci, nel caso in cui i soggetti che svolgono le summenzionate funzioni siano dipendenti di enti rivestenti natura pubblicistica.

La sezione di controllo si è trovata dunque ad affrontare il tema, assai dibattuto, soprattutto in questi ultimi anni, relativo all"esatta qualificazione della natura giuridica delle società in mano pubblica, al fine di riferirle, eventualmente, alla fattispecie dell"art. 80 sopra citato.

I giudici contabili veneti sottolineano che la giurisprudenza, nel corso degli anni, ha riconosciuto "preminente rilievo agli aspetti privatistici ovvero pubblicistici" delle società in mano pubblica "a seconda degli ambiti (giurisdizione contabile, controllo, evidenza pubblica, nomina dei componenti degli organi societari, ecc.), di volta in volta, considerati".

La sezione ricorda la ratio della norma in questione che deve essere individuata nella finalità di "evitare che l"esercizio di funzioni pubbliche elettive vada a gravare sui patrimoni "privati", diversi, cioè, da quelli "pubblici", rispetto ai quali soltanto viene meno il principio della necessaria identità tra soggetto beneficiario/utilizzatore della prestazione e soggetto finanziatore (che effettua, cioè, il relativo esborso)." Al riguardo, i giudici contabili rilevano che la problematica in argomento risulta "attenuata" dalla scelta del legislatore nazionale di applicare la norma ai datori di lavoro "privati". Richiamando il parere del Consiglio di Stato, sez. I, del 22 dicembre 2011, n. 04782, la sezione di controllo della Corte dei Conti evidenzia che la natura di datore di lavoro privato "consentirebbe di escludere dall"obbligo di rimborso degli oneri in questione gli enti non espressamente contemplati nell"art. 1, comma 2, del D.lgs. n. 165/2001".

Ancora, al fine di qualificare la natura pubblica ovvero privata della società in mano pubblica potrebbe soccorrere la mancata inclusione delle stesse nel conto economico del settore pubblico per effetto della menzione nell"apposito provvedimento dell"Istat, pubblicato annualmente nella Gazzetta Ufficiale e l"attribuzione espressa, da parte del legislatore, della "personalità giuridica di diritto pubblico".

Tuttavia, fanno notare i giudici contabili, l"inserimento della società pubblica nel conto consolidato della pubblica amministrazione non sarebbe di per sé in grado di snaturare le caratteristiche di autonomia organizzativa e finanziaria della società in mano pubblica. Quest"ultima, rimane, sembrerebbe di inferire dal reasoning della sezione di controllo veneta, ancorché partecipata dagli enti locali, finanche essendone un modello di in house providing, una società di capitali e, quindi, un soggetto privato.


Conseguentemente, benché i giudici contabili riconoscano che la previsione dell"art. 80 TUEL risulti, alla luce della nuova situazione in cui operano le società pubbliche ("sistema policentrico di finanza pubblica), non sembra più in grado di rispondere alle esigenze originarie, l"elemento formale della forma societaria (privata) deve far propendere l"interprete a ritenere che ci si trovi al cospetto di un soggetto privato. In quest"ottica, la sezione sottolinea si tratta di soggetti, i quali, "a prescindere dal perseguimento di finalità proprie di tali enti (gli enti locali, nda) rimangono organismi di diritto privato". Ne consegue che le società in parola non possono essere ascritte al novero delle amministrazioni pubbliche datrici di lavoro di cui all"art. 1, comma 2, d. lgs. n. 165/2001.

Conclude, dunque, la sezione di controllo che "[a]lla luce di quanto appena considerato[…] nell"ipotesi in esame, ossia quella di società partecipata da ente locale, gli oneri derivanti dalla fruizione, da parte dei dipendenti della stessa, dei permessi retribuiti previsti per l"esercizio di funzioni elettive presso l"ente locale medesimo (partecipante o meno al capitale sociale) sono a carico di quest"ultimo e devono essere rimborsati alla società datrice di lavoro, nei termini e secondo le modalità individuati dall"art. 80 del TUEL."



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