Changing Society, Generalità, varie -  Tornesello Giulia - 2013-08-18

PERSONE E RELAZIONI UMANE. DRESS CODE: SILENZI. - Giulia TORNESELLO

( parte seconda)

Siamo in Valtellina, Sondrio oramai alle spalle: l"Adda ci guida a Sondalo ai piedi della "Montagna Incantata".

Là sui fianchi ripidi gli abeti fitti, terrazzi verticali, ospitano incredibilmente spazi verdi: un"unità cromatica nella quale si snoda, anticipatore degli architetti postmoderni, il celeberrimo Ospedale Morelli iniziato negli anni 30 mussoliniani.

Lo guardiamo da lontano prendendoci tutto il tempo che occorre per visitarlo prima, parlarne poi. Ora siamo qui e vorremmo vivere non di solo"Morelli". Vedremo poi come sia difficile.

Adesso padroni di una bellezza incontaminata e il pensiero che vola. Che vola e si fa linguaggio, Milano dopo pochi giorni è già lontana. Via dalla città immateriale. Via dal "corpo mutoide": il linguaggio trattato tendenzialmente come le membra di un corpo stanco (affaticato da ben altre proficue attività) un corpo che stanco si riposa.

Qui, al mattino, un caffè ed alle sette si è sulla via dell"Adda: un verde argento cristallo che frangendosi sulle rocce levigate nel suo corso rapido non si frantuma, diventa schiuma compatta, potente. Non è sulla sponda di queste "rapide" che troveremo i pescatori pazienti ma la trasparenza argentea dell"acqua evoca la pelle delicata delle trote: carni bianche e tenere, squisite.

Gli spagnoli amano le montagne valtellinesi e si fermano volentieri qualche giorno in fondovalle per la pesca, cordiali ed allegri partono al mattino e tornano in albergo alla sera. Il loro linguaggio sonoro cattura e parla di vita.

Ma i locali ci stupiranno anche di più. Ad eccezione dei giovani/issimi che sono come dappertutto con il piercing le notti bianche nei paesini di montagna d"estate, d"inverno la discoteca nei centri maggiori. Invece bambini, maturi ed anziani sono davvero speciali.

Non vedevamo da anni le rondini delle quali ogni casa qui conserva il nido (è di buon augurio) ma da ancora più anni non vedevamo tanti bambini giocare per strada e gli stridi degli uni e delle altre sono la vita. Quella che vorremmo per noi. Giocano nei cortili delle loro case, nelle terrazze dove formano immediatamente gruppo: bambini residenti locali venuti per una sera a cena con i genitori ed ospiti degli alberghetti. Ignorano il maxischermo televisivo che troneggia nella sala da pranzo, si alleano per scappare fuori ed inizia la festa. Si rincorrono con piccoli gridi di gioia giocando ad "acchiapparsi" sembrano volare come le rondini, sono teneri come loro.

Durante una passeggiata sul sentiero sterrato del lungo Adda che preferiamo, l"incontro con una bambina: scambiamo il tradizionale saluto e qualche parola con la madre che la conduce per mano, lei ci guarda dritti in faccia ed annuncia:" IO mi chiamo Dorina perché il mio papà si chiama Doro". Ci congratuliamo con lei per questi nomi straordinari. Siamo sinceri.

E a proposito di nomi arriviamo ai maturi come Geremia. Geremia gigante valligiano con un bel faccione roseo ma imbronciato, quasi minaccioso, lo incontriamo invece lungo una stradella del paese. Qui ci sono case semplici con orti deliziosi dove alle "erbette" alle zucchine tenere sono affiancate in straordinario disordine le dalie rosse (anche qui è come per le rondini, da noi le dalie paiono scomparse ) e poi le rose di montagna, il rosmarino di un verde argento come il fiume.

Da uno di questi orti parte una voce di donna che chiama: "ehi, Geremia" l"omone si volta subito al richiamo ed è tutto un sorriso non sembra più lui anche se con tono burbero scherzoso grida di rimando "ehi, che ci fai tu in casa?" "ho fatto la notte (in ospedale sarà infermiera come tantissime)- risponde lei - adesso vado a letto e ci resto pure". La risposta di lei ha un effetto magico, sparita l"aria minacciosa, entrambi si beano nel gioco di parole allusivo ma innocente…Geremia prosegue la sua strada ma poi chissà.

Eppure l"identità dei tanti Geremia dalle facce tonde ed imbronciate che un niente sembra rischiarare è ben difficile da definire. Si raccontano, dietro i silenzi, fatti insoliti: un uomo celebre per gli sbadigli grandi e sonori una sera ci si è slogata la mascella. Due vicini litigiosi che scelgono un curioso modo per regolare i conti secondo un codice di "duello" tutto loro. Si vanno incontro in bicicletta su un sentierino stretto sconnesso sino al botto finale: malridotti entrambi, nessuno ha vinto nessuno ha perso. Così si commenta la storia in paese. Ma non hanno perso entrambi? No. Poi silenzio non ci saranno spiegazioni.

Che si diranno nelle lunghe giornate di un anno troppo lungo di una estate brevissima questi uomini e le loro donne dalle facce spesso rotonde e rosee come mele, le mille Heidi già cresciute, le mamme dei bimbi vivaci come rondini in volo e delle "Dorine" sagge custodi dei nomi tradizionali della valle? Nelle serate di un inverno che sembra non finire mai cosa faranno?

La vita è dura nel paesino ora che il Grande Ospedale non è più l"anima, la vita, il riferimento di tutta la Valtellina.Il futuro è incerto come l"autunno che sembra voler arrivare da un momento all"altro; anche se i colori vividi netti luminosi i fiori dai mille profumi le noci ancora verdi sui rami i noccioli scampati per ora alla fame degli scoiattoli ci dicono che è ancora agosto, estate.

È agosto e dopo la poggia nella sera serena ritrovata si cerca ancora ed ancora l"odore del fieno che sull"imbrunire sovrasta ogni altro profumo. Il più gran "nasoprofumiere"di Grasse non può competere con questo mix di odori che sale dai poderosi mezzi agricoli che rientrano dalla campagna.

Una scia dolce acerba come l"erba tenera verde che brilla di mille gocce di pioggia sottile, dietro il fienile. Ed è questo per ora quello che occorre.

Del Morelli avanguardia architettonica e della sua lunga storia si parlerà nel prossimo autunno. Ora è la metà di agosto, cieli scuri limpidi stellati e profumo di fieno. (g.t.)



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immagine A3M

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