Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  Santuari Alceste - 2015-01-28

PIANI ANTICORRUZIONE: ADEMPIMENTI E SCADENZE – Alceste SANTUARI

Gli enti locali (e le società partecipate) sono tenuti ad adottare il piano anticorruzione

L"ANAC ha predisposto uno specifico modello di relazione

Riportiamo in sintesi alcuni adempimenti richiesti dai piani.

La legge n. 190 del 2012 contiene due tipi di norme: norme di derivazione sovranazionale e norme di derivazione nazionale. Nel caso delle norme di produzione sovranazionale, esse impongono comportamenti che risultano per lo più vincolati e richiedono all"interprete un"attività di carattere ermeneutico fedele al dato normativo, da intendersi in senso pressoché letterale. E ciò in quanto, da una parte, si è in presenza di una fonte sovranazionale alla quale va data fedele attuazione; dall"altra, in quanto le fonti sovranazionali sovente risentono di un apparto giuridico-normativo nel quale è assente il potere discrezionale della P.A., la quale deve pertanto uniformarsi ai precetti in termini ultimativi.

Al contrario, la parte della l. n. 190 che è frutto di scelta esclusiva del legislatore italiano deve essere interpretata alla luce dei contenuti dell"art. 97 Cost.

La P.A.deve dunque applicare le norme affinché esse siano rese aderenti alla singola realtà oggetto di intervento. Con ciò affrontando il tema dell"inefficienza, dell"inefficacia e dell"ineconomicità dell"amministrazione nel suo complesso.

Come è stato riportato nel Piano Nazionale Anticorruzione approvato dall"ANAC, "le indicazioni provenienti dalle organizzazioni sovranazionali evidenziano l"esigenza di perseguire i tre seguenti obiettivi principali nell"ambito delle strategie di prevenzione:

ridurre le opportunità che si manifestino casi di corruzione;

aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione;

creare un contesto sfavorevole alla corruzione.

Questi obiettivi sono perseguiti attraverso la previsione di varie misure di prevenzione, che nell"ambito del nostro ordinamento sono state disciplinate mediante la l. n. 190 del

2012."

La legge 190 del 2012, a tacere di altri profili che in questa sede non vengono analizzati, ha avuto il pregio di enucleare una serie di misure volte a:

  1. rafforzare i rimedi di tipo repressivo
  2. introdurre nell"ordinamento ovvero potenziarli laddove già esistenti gli strumenti di prevenzione;
  3. promuovere una diffusa cultura del rispetto delle regole e dell"etica pubblica.

In funzione della realizzazione degli obiettivi sopra richiamati, entro il 31 dicembre 2014 tutte le PA e le società partecipate hanno dovuto approvare il Piano anticorruzione per il triennio 2015-2017.

In data 12 dicembre 2014, l"Autorità ha pubblicato  la scheda standard che i Responsabili della prevenzione della corruzione sono tenuti a compilare per  la predisposizione della Relazione prevista dall"art. 1, comma 14, della legge n. 190/2012 e dal Piano Nazionale Anticorruzione (paragrafo 3.1.1., p. 30) sull"efficacia delle misure di prevenzione definite dai Piani triennali di prevenzione della corruzione.

L"ANAC ricorda che se all"interno dell"ente mancasse temporaneamente, per qualunque motivo, il Responsabile della prevenzione della corruzione, la Relazione dovrà essere comunque predisposta e pubblicata a cura dell"organo competente all"adozione del Piano triennale di prevenzione della corruzione che, come previsto dall"art.  1, comma 8, della legge n. 190/2012 è l"organo di indirizzo politico.

Si ricorda che il Piano rappresenta il documento fondamentale dell"amministrazione per la definizione della strategia di prevenzione all"interno di ciascuna amministrazione. Il Piano è un documento di natura programmatica che ingloba tutte le misure di prevenzione obbligatorie per legge e quelle ulteriori, coordinando gli interventi. Esso ha a) una valenza triennale b) il suo adeguamento ha carattere annuale e c) può comprendere anche il piano per la trasparenza, il quale tuttavia può assumere una veste di documento autonomo

Per quanto riguarda i soggetti legittimati a presentare il Piano, negli enti locali di norma è il segretario generale l"organo responsabile per la prevenzione della corruzione. In ragione della gestione associata delle funzioni da parte dei comuni, il responsabile in parola può essere frutto di una designazione a livello di unione di comuni.

Poiché il Piano deve individuare le situazioni, le circostanze e i presupposti che possono integrare fattispecie corruttive, prima dell"approvazione del Piano, il responsabile raccoglie il parere dei dirigenti dal quale poter inferire le attività che presentano un elevato rischio di corruzione. L"individuazione di tali attività può essere fatta ricorrendo all"esperienza maturata presso l"ente locale o, come suggerito dal piano nazionale anticorruzione, facendo ricorso alle procedure di certificazione di qualità. indici di valutazione delle probabilità e dell"impatto).

Preme inoltre evidenziare che per ciascuna attività a maggior rischio di corruzione si devono prevedere forme di prevenzione efficaci, quali:

  1. l"intensificazione dei controlli,
  2. la messa a disposizione del responsabile anticorruzione di informazioni utili,
  3. il monitoraggio dei rapporti con i beneficiari dei provvedimenti,
  4. la rotazione dei dirigenti e dei dipendenti (modalità quest"ultima di recente applicata dal Sindaco di Roma a seguito dei fatti collegati all"inchiesta "Mafia Capitale").

Tra le misure che il piano può prevedere rientrano anche i controlli e le verifiche in ordine ad eventuali ulteriori attività svolte dai dipendenti, le quali possono essere assoggettate ad apposita autorizzazione.

Le singole P.A. sono competenti circa la valutazione dell"opportunità di raccogliere il parere di sindacati, associazioni e singoli cittadini.

La proposta di piano, dopo essere stata deliberata dalla giunta comunale, deve essere pubblicata sul sito internet istituzionale nella sezione "Amministrazione trasparente", sottosezione "Altri contenuti – Corruzione".

Un interessante "capitolo" collegato al piano anticorruzione è quello relativo ai rapporti che possono stabilirsi tra i dipendenti cessati dal servizio e le società private che instaurano rapporti con l"ente locale. A questo riguardo, è vietato a coloro che hanno assunto decisioni per conto dell"ente locale nei confronti di privati di svolgere con gli stessi attività di lavoro subordinato o di consulenza per i tre anni successivi. Attenzione: per la società che violasse questo divieto è previsto il divieto di contrarre con l"ente locale per 3 anni. Al fine di prevenire una simile circostanza, potrebbe risultare utile inserire nel contratto di servizio una apposita clausola ovvero produrre una autocertificazione da parte della società interessata.

Anche alla luce dei recenti fatti romani, gli enti locali devono valutare se siano a rischio corruzione anche le attività di verifica e di controllo. Si tratta di una fase molto delicata nell"azione degli enti locali, sia per quanto riguarda le funzioni interne sia per quanto concerne i rapporti con i soggetti affidatari di servizi (siano esse società for profit ovvero organizzazioni non profit). Il monitoraggio e la verifica costituiscono invero una componente essenziale per garantire efficacia ed efficienza all"azione amministrativa degli enti locali che, conseguentemente, in ultima analisi, hanno un impatto positivo sul servizio erogato e sulla garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni sociali e civili.

In questo senso, forse si capisce di più che il penale e la repressione dovrebbero essere collocati al posto che loro spetta, ossia l"ultimo. Non certo perché trattasi di aspetti marginali, ma perché i singoli episodi di corruzione sono la punta dell"iceberg, di un contesto più ampio, che deve essere "aggredito" con lo sforzo collettivo degli attori (pubblici e privati coinvolti nell"erogazione dei servizi), chiamati a promuovere buone prassi, modalità, strumenti di prevenzione che (ri) diano dignità all"agire amministrativo in senso lato.



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