Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2015-04-08

PIANI DI RAZIONALIZZAZIONE E SOCIETA HOLDING – Alceste SANTUARI

I comuni sono chiamati in questo periodo a definire i progetti di razionalizzazione delle società partecipate

I piani devono considerare le partecipazioni dirette ed indirette

Le società holding rientrano tra le partecipazioni indirette e quindi rientrano nei piani

L"art. 1, comma 611, della l. 190/2014 (legge di stabilità 2015) prevede che gli enti locali procedano alla definizione di un piano di razionalizzazione delle società da essi partecipate. Si tratta a ben vedere di un adempimento più incisivo di quello già a suo tempo imposto agli enti locali circa la ricognizione societaria disposto dall"art. 3, comma 27 ss. della l. 244/2007. In particolare, si intende qui segnalare che il comma 611 rispetto alla legge finanziaria 2008 estende la platea degli organismi partecipati includendovi anche le partecipazioni indirette.

In quest"ottica, sembra dunque verosimile contemplare nel novero delle partecipazioni indirette anche le c.d. "holding", società di natura eminentemente privatistica utilizzati quali veicoli per controllare altre partecipazioni pubbliche. Si è soliti distinguere, al riguardo, la holding pura, ossia quella che svolge una mera attività di controllo e coordinamento delle partecipazioni degli enti locali dalla holding mista, attraverso la quale l"ente locale svolge altresì una o più attività operative.

Con particolare riferimento alle holding di partecipazione pura, preme evidenziare che spesso trattasi di società composte dal solo organo di amministrazione senza la presenza di personale dedicato. Ciò configura – come è noto – "società composte da soli amministratori o da un numero di amministratori superiore a quello dei dipendenti", le quali, secondo la previsione contenuta nell"art. 1, comma 611, l. 190/2014, dovrebbero essere soppresse.

In materia di controllo delle partecipazioni, poi, si deve considerare che l"art. 147-quater, primo comma, TUEL attribuisce il controllo medesimo a "strutture proprie degli Enti locali che ne sono responsabili", togliendo così spazio all"azione delle società holding. In tal senso, si è espressa la Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per il Piemonte che, con delibera n. 56/2010/PAR ha evidenziato che "il monitoraggio concreta una vera e propria attività istituzionale dell"Ente, la cui esternalizzazione mediante affidamento ad un soggetto terzo[…] risulta alquanto dubbia". A ciò si aggiunga anche un"altra presa di posizione dei giudici contabili che, in altra occasione (Corte dei Conti sez. di controllo per la Regione Umbria, n. 117/2013), hanno escluso "che la costituzione di una holding possa essere strumento idoneo di attuazione della volontà normativa di ridurre ad una sola la partecipazione societaria dei Comuni con popolazione compresa tra 30.000 e 50.000 abitanti, ex art. 14, comma 32, del d.l. n. 78/2010 e s.m.i., in quanto la norma prevede la possibilità del Comune di partecipare ad "una sola società", con il conseguente obbligo di mettere "in liquidazione le altre, entro il 31/12/2011", termine successivamente prorogato.

Infine, si ricorda che il comma 611 citato dispone in ordine all"eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie "non indispensabili" al perseguimento delle finalità istituzionali dell"Ente. Ne consegue che i comuni, nel delineare il piano operativo di razionalizzazione previsto dalla legge di stabilità 2015, dovranno tenere in debita considerazione anche la presenza delle società holding.



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