Legislazione e Giurisprudenza, Processo di esecuzione -  Anceschi Alessio - 2014-11-19

pignoramenti: IL TERZO PIGNORATO PUO' ANCHE MENTIRE !! - G.d.P. Sassuolo, 1.8.2014

Ecco una di quelle notizie che fanno cadere dalla sedia quegli avvocati ingenui che ancora pensano che lo scopo dei Tribunali sia quello di amministrare la Giustizia e che le dichiarazioni formali rese davanti ai Giudici debbano essere veritiere. Nulla di più falso e ad affermarlo sono gli stessi Giudici.

Con sentenza del 1.8.2014 il Giudice di pace Dr. Cesare Stranieri afferma chiaramente che "in realtà il terzo pignorato non ha l'obbligo di dire la verità in quanto egli non è parte del giudizio, ma la sua dichiarazione non può neppure essere intesa come una testimonianza disinteressata e dunque, deponendo su un fatto proprio, non è tenuto a dire il vero".

La sentenza prosegue affermando che"Il terzo non ha alcun obbligo, giuridicamente sanzionato, di dichiarare ex art. 547 c.p.c. a seguito del pignoramento di somme da lui dovute al debitore esecutato. L'unica conseguenza che egli potrà subire in caso di mancata comparizione all'udienza per rendere la dichiarazione, ovvero del rifiuto di renderla o comunque di contestazioni che potrebbero insorgere sulla predetta dichiarazione, sarà l'eventuale giudizio volto all'accertamento del credito ai sensi dell'art. 548 c.p.c., giudizio giustamente promosso dall'odierno attore ..."Respinge quindi la domanda attorea e compensa le spese di lite.

Con buona pace della serietà del procedimento di esecuzione, prendiamone quindi atto e freghiamoci le mani, quando saremo dalla parte dei debitori e ci converrà di sapere che il terzo pignorato può tranquillamente mentire al Giudice.

Questa la vicenda: L'impresa X è creditrice dell'impresa T di una certa somma. Ottiene regolarmente un titolo esecutivo (decreto ingiuntivo non opposto) e si insinua tempestivamente in una procedura esecutiva presso terzi azionata da un'altro creditore.

Il terzo pignorato è l'impresa TT (nome analogo alla debitrice, stessa sede, rappresentata dalla figlia del legale rappresentante dell'impresa debitrice) che in virtù di un contratto d'affitto d'azienda appena stipulato deve alla debitrice un canone trimestrale dell'ammontare di 45.000 euro a partire dal gennaio 2011. L'insinuazione è ampiamente tempestiva risalendo al novembre 2010 ed essendo precedente all'udienza di esecuzione (dicembre 2010). Gà il primo canone d'affitto avrebbe ampiamente soddisfatto il credito della creditrice intervenuta.

Senonché la debitrice paga il creditore procedente, liberandolo ed all'udienza la terza pignorata TT dichiara, ai sensi dell'art. 547 c.p.c. di essere sì debitrice verso l'impresa T ma che le somme saranno esigibili solo dall'aprile 2012 ovvero dopo un anno e mezzo in quanto si sarebbe accollata il debito verso i dipendenti della debitrice T.

La dichiarazione viene contestata e si instaura un procedimento di opposizione alla dichiarazione del terzo all'esito del quale il Giudice non solo dichiara che i vincolo pignoratizio prevale comunque su altri crediti che non sono tali ma anche che la terza pignorata non si è in realtà accolata alcunché.

La sentenza arriva nel maggio 2013 ed (ovviamente) nel giugno 2013 la debitrice T dichiara fallimento. Nel frattempo, con lo stesso giochino, T e TT hanno paralizzato una miriade di altri procedimenti esecutivi che si erano nel frattempo messi in coda al primo.

La creditrice X cita quindi in causa la legale rappresentante dell'impresa TT al fine di richiedere il risarcimento del danno ai sensi del combinato disposto dell'art. 185 c.p. e 2043, 2059 c.c. avendo reso una falsa dichiarazione ad un Pubblico ufficiale (Giudice), ravvisandosi astrattamente gli estremi degli artt. 483 c.p. (falso ideologico innanzi al P.U.) o 485 c.p. (falso in scrittura privata) e 640 c.p. (truffa). La prova del fatto illecito (falsità declarata giudizialmente con sentenza passata in giudicato), il danno subito (impossibilità di recuperare il credito pignorato) ed il nesso causale tra gli stessi sono palesi ed evidenti.

La sentenza di cui si è detto, viene pronunciata l'ultimo giorno di vita dell'ufficio giudiziario che l'ha emessa e certamente, leggendola, se realmente questa è l'opinione che i Giudici hanno della loro funzione giudiziaria, viene da chiedersi se, non sia giustificato chiudere qualsiasi organo giudiziario, con buona pace della Giustizia. Sicuramente si risparmierebbe tempo e denaro per avere non meno Giustizia di ora !!



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