Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2015-03-24

PIOMBO: UNO SPETTACOLO TEATRALE – Maria Rosa PANTÉ

Qualche tempo fa sono andata a vedere a Milano, al Teatro Linguaggi Creativi, uno spettacolo che si intitolava Piombo. Uno studio sugli anni Settanta, della compagnia Maledirezioni. Il titolo si riferiva agli anni di piombo, che in Italia sono stati gli anni del terrorismo rosso e nero, delle Brigate Rosse, dell'assassinio di Moro, quelli delle stragi di Piazza Fontana: la strategia del terrore.

Ma anche gli anni dell'impegno politico, della presa di coscienza delle donne e del mondo dei lavoratori, gli anni subito dopo il Sessantotto.

Un tema rischioso, portato in scena da due attrici che quegli anni non li hanno vissuti, due attrici giovani, molto brave: Martina De Santis e Sara Urban. La mise en èspace è di Carlotta Origoni.

Lo spettacolo alternava momenti di riflessione storica sui fatti, momenti di analisi anche del lessico di quell'epoca e la storia privata di due ragazze, due sorelle (sulla scorta del film di Margarethe von Trotta). L'una in quegli anni decise di entrare in clandestinità e divenire terrorista rossa, l'altra invece continuò a fare la giornalista, a partecipare a manifestazioni, a condurre una lotta politica e una vita normali, nonostante la presenza ingombrante della sorella e l'ombra del terrorismo, che, in realtà in quell'epoca, pesava su tutti.

Di questo percorso, che le due attrici e la regista hanno messo in scena con una scenografia scarna e alternando con misura i vari momenti dello spettacolo, i tre diversi piani, mi hanno colpito in particolare: le vicende private, il fatto che la sorella "normale" resti incinta e chiami la figlia col nome della sorella terrorista: dunque una speranza resta. Poi l'analisi storica e la voce profetica di Pasolini, che aveva previsto tante cose e fu zittito prima che dai suoi assassini, dalla voce della politica corrotta e soprattutto del consumismo, elemento che nello spettacolo è stato ben rappresentato. Di contrasto risalta una parte quasi comica, pur nella sua tragicità: il lessico dell'epoca, quello dei movimenti, delle brigate rosse. Un parlare per perifrasi senza quasi dire nulla, un parlare che riecheggia i paroloni del fascismo, un parlare così calato nella contingenza che, a non troppi anni di distanza dalla sua nascita, è già morto, coperto di ridicolo. In nome di queste parole così contingenti non solo s'è sparso troppo sangue, si sono uccise idee che erano belle e importanti, ma s'è anche deciso il destino del nostro paese: la nostra "serva Italia di dolore ostello" per dirla con parole che invece non moriranno mai.

Lo spettacolo, talvolta un po' difficile da seguire, preceduto da una introduzione storica, sarebbe utilissimo nelle scuole superiori, una lezione di storia arricchita dall'emozione delle vite vere che in quell'epoca hanno fatto scelte sofferte. Persone che avevano circa l'età dei nostri studenti d'oggi.



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