Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-11-03

PIOVENTI, SPORTI O VANI NEL MURO DIVISORIO SITO TRA CAMPI, CORTILI, GIARDINI E ORTI - Riccardo MAZZON

- muro divisorio

- cosa succede se nel muro che divide campi, cortili, giardini o orti sono presenti pioventi, sporti o vani?

- la circostanza modifica la presunzione di compropietà a favore del proprietario del fondo verso il quale esiste il piovente (o lo sporto, o il vano)

Un muro di recinzione di un fondo si presume comune al proprietario di quello limitrofo se: 1) sorge su suolo comune ad entrambi i confinanti proprietari; 2) divide, conformemente alla sua funzione, entità prediali omogenee tra loro (quali edifici, cortili, etc.), appartenenti a diversi proprietari; 3) mancano sporti e simili o altri elementi contrari, indicati dall'art. 881 c.c.

cfr. Cass. 28.6.99, n. 6678, GCM, 1999, 1505 nonché, amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -.; due sono, dunque, i presupposti per l'applicabilità della presunzione: a) l'esistenza di muri divisori tra campi, cortili, giardini ed orti; b) l'esistenza di segni particolari. Non è richiesta l'esistenza di più di uno dei suddetti segni; basta infatti un solo segno a determinare la presunzione: Albano, Muro, in NN.D.I., X, Torino, 1964, 1022.

Dunque, nel caso che nel muro divisorio tra campi, cortili, giardini od orti esista il piovente, si presume che detto muro appartenga al proprietario del fondo verso il quale esiste il (ed in ragione del) piovente medesimo:

"la presunzione di proprietà esclusiva del muro, posta dall'art. 881 c.c., trova applicazione quando il muro sia posto sul confine tra due fondi appartenenti a proprietari diversi ed opera a favore del proprietario verso il quale esista il piovente. Nel caso in cui, invece, il muro sia stato costruito dal proprietario dell'unico fondo per dividere quest'ultimo in due porzioni, la presunzione trova applicazione nel momento in cui queste ultime vengano separatamente trasferite a due diversi soggetti, cosicché il muro in questione (rimasta ferma la situazione di fatto originaria, anche in ordine al piovente) venga a trovarsi sulla linea di confine e nulla sia stabilito nei titoli di trasferimento" Cass. 16.1.96, n. 304, RGE, 1996, I, 488 - la presunzione di proprietà esclusiva statuita dalla presente norma è autonoma rispetto a quella di comunione fissata dall'art. 880. Come la comunione presunta del muro può essere vinta con qualunque segno contrario, senza che si abbia bisogno dei segni previsti dall'articolo in esame, allo stesso modo, se questi esistono, non solo vincono la presunzione di comunione, ma stabiliscono una presunzione di proprietà esclusiva, imponendo perciò, a chi afferma l'esistenza della comunione, l'onere della prova relativa (Albano, Le limitazioni legali della proprietà, in Tratt. Rescigno, 7, I, Torino, 1982, 586; vertendosi in tema di comunione di immobili, per essere prodotto in giudizio il negozio costitutivo della suddetta dovrà risultare da atto scritto essendo in tale ipotesi la forma scritta richiesta ad substantiam; potrà invece essere provato liberamente l'eventuale costruzione a spese comuni sul suolo di entrambi i vicini, non presupponendo necessariamente tale circostanza un negozio di trasferimento della proprietà immobiliare: De Martino, Proprietà. Beni in generale, in Comm. Scialoja, Branca, sub art. 881, Bologna-Roma, 1976, 313.

Se, ancora, purché risultino costruiti con il muro stesso, esistono sporti (cornicioni, mensole e simili),

"fra gli sporti (comprendenti cornicioni, mensole e simili), che l'art. 881 c.c., ponendo una presunzione contraria a quella di comunione stabilita dal precedente art. 880, indica quali segni presuntivi della proprietà esclusiva del muro divisorio fra campi, cortili, giardini ed orti, non può essere incluso il contrafforte, che, per sua caratteristica strutturale, non costituisce - a differenza dello sporto - un elemento intrinseco del muro, bensì un'opera estrinseca, sia pure materialmente collegata con il muro stesso per adempiere una mera funzione di sostegno" Cass. 19.2.86, n. 1018, RGE, 1986, I, 505,

o vani che si addentrano oltre la metà del muro ("anche se vi sia soltanto qualcuno di tali segni"), si presume che quest"ultimo spetti al proprietario dalla cui parte sporti e vani si presentano (se presenti da ambo le parti, il muro è reputato comune).

Trattasi di principi (dettati da normativa eccezionale e dunque non suscettibile di interpretazione analogica) che non valgono per il muro divisorio sito tra edifici:

"l'art. 881 c.c., a norma del quale la presenza, nel muro divisorio, di proventi, sporti, mensole ed altri segni indicatori fa sorgere una presunzione di proprietà esclusiva del muro, trova applicazione soltanto del caso di muri posti tra i campi, cortili, giardini ed orti e non riguarda il muro di divisione tra edifici" Cass. 24.12.94, n. 11162, GCM, 1994, fasc. 12.

In ogni caso, l"indizio rappresentato dal piovente prevale sugli altri indizi testé rappresentati.

Anche in questo caso, come succede per la presunzione di comunione (cfr. paragrafo 2.1. del capitolo quindicesimo del volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -.), affinché operi la presunzione di proprietà è necessario, secondo la giurisprudenza prevalente, che sussista omogeneità tra le entità prediali oggetto di divisione,

"la presunzione derivante dall'art. 881, commi 1 e 2, c.c., per la quale il muro divisorio tra campi, cortili, giardini ed orti si presume che appartenga esclusivamente al proprietario del fondo verso il quale insistono i segni sul muro che sono dalle medesime norme considerati, si applica solo alle entità prediali omogenee. (Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto inoperante la suddetta presunzione perché dall'istruttoria svolta in primo grado era risultato che le proprietà confinanti sul muro erano costituite, l'una, da una "cascina", e l'altra, invece, da "un'ampia area cortilizia" Cass. 10.3.06, n. 5258, GCM, 2006, 3.



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