Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2015-10-11

PREFERISCO I COLORI – Maria Rosa PANTÉ

È stata una bella settimana questa, appena trascorsa. Ho visto molta gente, molte belle persone.

Sono andata a un incontro della Caritas di Biella per le famiglie che sarebbero disposte a dare ospitalità ai richiedenti asilo giunti in Italia. C'erano molte persone, più di quante immaginassi, molte domande, molta attenzione.

Sono poi andata a un incontro di poesia. Ci sono andata da sola, guidando nella notte. Parrà una cosa ridicola che io sia contenta di aver guidato un'ora scarsa nel buio, invece per me è stata una conquista che ha reso ancor più significativo l'incontro con due grandi poetesse: Vivian Lamarque e Livia Chandra Candiani. Leggetele. Cercatene i versi, vedrete che ho ragione.

Oltre alle persone presenti all'incontro ho ritrovato in quell'occasione anche i miei morti. Infatti sono passata in auto davanti a una via che mi pareva di conoscere: era la via dove abitavano i miei nonni materni. Subito ho pensato "ora lo dico ai miei genitori, a mia madre". Ma i miei genitori sono morti, la mia mamma non c'è più e mi è venuto il magone. "A chi potrò dire questa cosa? Che mi sono rivista bambina, con mia nonna? Praticamente in bianco e nero, come le foto che ho conservato?" Poi ho scoperto per caso che il fratello della mia amica, la mia cara amica, ha una casa proprio in quella via. Insomma i miei morti mi hanno fatto capire che mi seguono.

Infine sono capitata guidata da un caso benevolo, non ricordavo che l'evento fosse proprio in quel giorno, nella Festa dei Popoli che si è tenuta a Vercelli, organizzata fra gli altri da una mia amica suora. E mi accorgo di quanti amici, quanti amici ho disseminati per il mondo.

Grazie devo dire, grazie.

In sostanza la Festa dei Popoli radunava persone di tutto il mondo, cibi cucinati da persone di tutto il mondo e volti, abiti, colori, colori, colori di tutto il mondo.

In una giornata chiara e soleggiata.

Mi sono proprio detta, "ma come si fa, Dio mio, che sei d'ogni colore io credo e di nessun colore com'è ovvio, come si fa a preferire a un mondo a colori, un mondo monocolore?"

E penso al rosso di Ankara, al rosso del sangue di quei pacificatori uccisi dalle bombe. Il sangue sparso. Il monocolore della follia, del dolore, della infinita tristezza e della angosciante paura di chi non sa vedere la varietà e la sua bellezza. In sostanza non sa cosa sia un arcobaleno.

Se qualcuno sente, in questo breve scritto, odore di buonismo o di retorica, davvero non m'importa. La retorica dei buoni sentimenti a me piace assai.

Resta però quel che scrive Neruda:

Chiederete: perché la tua poesia
Non ci parla del sogno, delle foglie,
Dei grandi vulcani del paese dove sei nato?
Venite a vedere il sangue per le strade,
Venite a vedere
Il sangue per le strade,
Venite a vedere il sangue
Per le strade!

Tutta la poesia qui: https://lapoesiacheserve.wordpress.com/2013/07/24/pablo-neruda-spiego-alcune-cose/



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