Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Ziviz Patrizia - 2014-03-05

PREGIUDIZIO ALLOFFERTA TURISTICA: MA E DAVVERO UN DANNO NON PATRIMONIALE? - Cass. 4439/2014 - Patrizia ZIVIZ

L"interprete che si addentri nel microcosmo del danno non patrimoniale potrà constatare come le relative regole siano destinate a essere declinate in maniera differente in ragione della veste che assume la vittima. Così, mentre assai puntigliose appaiono le richieste avanzate dai giudici nei confronti di chi lamenti il danno non patrimoniale per essersi visto privare definitivamente del rapporto familiare, in seguito a un illecito che determini la morte del congiunto, non altrettanto rigore viene speso sul fronte probatorio e, ancor più, lungo il profilo relativo alla quantificazione del danno laddove sia in gioco qualche diritto della personalità di una persona vip ovvero il diritto all"immagine di un ente pubblico. In passato abbiamo commentato la sentenza che ha liquidato il danno derivante dalla violazione della privacy di un noto calciatore - in seguito a intercettazioni telefoniche - nella somma di un milione di euro (Alcuni danneggiati sono più uguali degli altri : pubblicato su questo sito); e oggi possiamo constatare che la medesima consistenza è stata riconosciuta al  pregiudizio subito dal Comune di Cavalese, a seguito della lesione all"immagine provocata dal disastro della funivia del Cermis del 1998.

Il secondo caso è oggetto di una recente pronuncia della Cassazione (Cass. 25 febbraio 2014, n. 4439, rel.  Rossetti), relativa alla richiesta risarcitoria avanzata nei confronti del Ministero della difesa per i danni conseguiti alla strage causata, il 3 febbraio del 1998, da un aereo statunitense, il quale in fase di esercitazione tranciò i cavi della funivia Cavalese-Cermis, provocando la caduta di una cabina e la conseguente morte di venti persone: pregiudizi che, in applicazione della Convenzione esistente tra gli Stati della Nato, devono essere risarciti dallo stato ospitante.   Nel caso di specie, sono in discussione i danni lamentati dal Comune di Cavalese in conseguenza a tale disastro, i quali sono stati dalla Corte d"appello liquidati, sotto al profilo non patrimoniale, nella somma di un milione di euro  sub specie di danno all"immagine.

Il Ministero della Difesa eccepisce il fatto che in secondo grado si fosse liquidato un pregiudizio del quale l"amministrazione comunale non aveva in precedenza allegato l"esistenza e domandato il ristoro: obiezione che viene dai giudici di legittimità respinta sulla base del dato che, essendo il danno non patrimoniale categoria unitaria e onnicomprensiva, chi invoca il risarcimento dello stesso "non ha alcun onere di adottare l"una piuttosto che l"altra delle varie formule qualificatorie elaborate dalla prassi, ma semplicemente l"onere di allegare il concreto tipo di pregiudizio non patrimoniale patito". La S.C. considera irrilevante che il Comune avesse qualificato il pregiudizio dapprima come morale e quindi come ambientale, essendo sufficiente la descrizione delle conseguenze pregiudizievoli di cui aveva richiesto ristoro, posto che il Comune "ha domandato il risarcimento del danno non patrimoniale causato dal reato e consistito nel pregiudizio arrecato all"offerta turistica legata al nome "Cavalese", pregiudizio che inevitabilmente ricomprende quello all"immagine, come il più contiene il meno". Nel sottolineare che "la sentenza della Corte d"appello ha ritenuto sussistere il danno non patrimoniale lamentato dal Comune di Cavalese (anche) in base al rilievo che il disastro del 1998 non poteva non rievocare negli abitanti e nei turisti la analoga vicenda avvenuta 22 anni prima, per poi trarne la conclusione che il verificarsi di due tragedie analoghe in venti anni è circostanza che ha leso l"immagine del Comune", la Cassazione rileva che appare del tutto corretta sul piano della logica formale la deduzione operata dal giudice di merito, il quale "muovendo dal fatto noto dell"esistenza del disastro e della sua reiterazione, è risalita al fatto ignoto che tali eventi avessero offuscato, agli occhi dei turisti, l"immagine del luogo ove quei luttuosi fatti avvennero". In particolare, i giudici di legittimità rilevano che "la sentenza impugnata non ha affatto ritenuto che costituisse un danno di per sé risarcibile l" "associazione di idee" tra nome "Cavalese" ed eventi luttuosi, ma ha ritenuto una cosa ben diversa e molto più semplice: e cioè che il fatto stesso del verificarsi per due volte di una grave tragedia, di risonanza mediatica generale, sul territorio del Comune, ha fatto sì che qualunque persona di media esperienza finisca per pensare che sulle funivie di Cavalese si morì tragicamente in passato, e forse si potrebbe morire ancora: nel che, con tutta evidenza, risiede la lesione dell"immagine e dell"identità turistica".

Le perplessità che suscitano tali conclusioni sono molteplici, a partire dalla estrema genericità che assumono le allegazioni operate dal Comune con riguardo al danno non patrimoniale subìto. A venire in gioco sarebbe un "pregiudizio all"offerta turistica" che, descritto in questi termini, non può che rivestire una valenza patrimoniale, essendo la vocazione turistica del Comune un aspetto funzionale all"esercizio delle relativa attività economiche sul territorio. Nessun rilievo di carattere ideale risulta in effetti messo in gioco, considerato che l"immagine non viene incisa su profili riguardanti propensioni territoriali di altro genere (come accade, ad esempio, per il comune che si qualifica come territorio denuclearizzato o come territorio in cui viene celebrata e praticata la fratellanza tra i popoli).

La stessa ricorrenza di una lesione all"immagine appare, d"altro canto, assai dubbia. La medesima, infatti, risulta correlata non già al disastro del 1998 in sé considerato, ma al collegamento con la precedente tragedia di 22 anni prima: un fatto, quest"ultimo, provocato da un cattivo funzionamento dei cavi di trasmissione, del tutto estraneo alla sfera dell"illecito commesso dalle forze armate americane, le cui conseguenze dannose ricadono in capo al nostro Ministero della Difesa. E" la ripetizione del disastro, dunque, e non il disastro di per sé a determinare la lesione dell"immagine (in applicazione, sembra trasparire dalle parole della S.C., del proverbio "non c"è due senza tre"!).

Peraltro, ammesso che una lesione dell"immagine vi sia effettivamente stata, essa incarna l"evento lesivo, mentre a costituire oggetto di risarcimento sono esclusivamente i danni-conseguenza. Ma sulle concrete conseguenze dannose non patrimoniali risentite dal Comune non appare spesa alcuna parola; ciò nemmeno quando si parla di quantificazione del pregiudizio. A fronte delle obiezioni mosse contro una liquidazione ritenuta eccessiva, poiché cinque volte superiore al danno patrimoniale accertato, la Cassazione si limita ad osservare che "non esiste alcuna corrispondenza biunivoca tra l"entità del danno patrimoniale e quella del danno non patrimoniale: ad ingenti pregiudizi economici possono associarsi lievi o nulli pregiudizi non economici, e viceversa". Per quanto è dato evincere dalla sentenza della Cassazione, il caso in questione sembra rientrare nella prima, piuttosto che nella seconda ipotesi; il danno non patrimoniale finisce, in effetti, per essere riconosciuto dalla Corte di appello quale pregiudizio in re ipsa; e la Cassazione - così attenta ogni volta che si tratta di respingere le istanze dei singoli in assenza di puntuali allegazioni relative ai pregiudizi non patrimoniali effettivamente risentiti ovvero in presenza di supposte duplicazioni – non esita a suggellare tale discutibile conclusione.



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