Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2017-04-09

Prendere a calci un cane sgradito non è atto necessitato né tenue – Trib. Cagliari 13.7.2016 – Annalisa Gasparre

Un uomo era imputato di maltrattamento di animali perché, per crudeltà e senza necessità, cagionava lesioni ad un cane, colpendolo con un violento calcio che cagionava una zoppia. Destinatario dapprima di un decreto penale di condanna, l"uomo si opponeva allo stesso attivando il giudizio immediato.

Dall"istruttoria dibattimentale emergeva che al portiere presso lo stabile di un ente pubblico, la proprietaria del cane, funzionario presso l"ente, chiese di poter lasciare il cane, per evitare all"animale la calura estiva in macchina e anche per non farlo muovere troppo perché dolorante, di custodirlo in attesa di portarlo presso il veterinario per la visita di controllo postchirurgica.

Il cagnolino si mise tranquillo sotto la scrivania del portiere e dormicchiava. Tuttavia, quando si  presentarono gli operai di una cooperativa di facchinaggio, il portiere si era rifiutò di trasferirsi nella stanza a lui destinata. Si rese necessario l"intervento dell"imputato, anch"egli funzionario dell"ente, che aggredì il portiere verbalmente intimandogli di spostarsi in altra stanza. Fu a quel punto che, a causa dei toni accesi, il cane si alzò e uscì da sotto la scrivania.

Il funzionario, allora, alla vista dell"animale sparò calci all"animale e il cane, spaventato, guaì e scappò uscendo dalla porta verso la strada.

Recuperato il cane, il certificato medico prodotto dal pubblico ministero attestava che il cane presentava una "zoppia di quarto grado o mancato appoggio della zampa posteriore sinistra ... situazione in netto contrasto con le visite post chirurgiche precedenti, durante le quali mostrava un continuo miglioramento e che il ginocchio si presenta caldo e dolente, tanto da rendere necessaria la ripresa della terapia antinfiammatoria".

L"imputato è stato dichiarato colpevole. Il Tribunale ha precisato che il reato di maltrattamento ex art. 544 ter c.p. è reato a forma libera, plasmato sul modello dell"art. 582 c.p. e che è sufficiente che l"azione sia causale rispetto all"evento tipico, potendo assumere rilevanza qualsiasi comportamento umano, sia attivo che omissivo. Il Tribunale ha poi aggiunto, che colpire con calci e spinte violente un piccolo cane già sofferente "connota come totalmente prive di necessità le lesioni cagionate", non giustificate neppure dalla presenza del cane nella guardiola di un ufficio pubblico.

È pacifico che, quanto alle lesioni, la norma non richieda che vengano provocate lesioni fisiche, ma è integrata dalle "sofferenze di carattere ambientale, comportamentale, etologico o logistico, comunque capace di produrre nocumento agli animali, in quanto esseri senzienti".

È stato precisato che "nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall"art.582 c.p., implica comunque la sussistenza di un"apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell"animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva".

Quanto all"elemento soggettivo, l"imputato, percuotendo violentemente il cane, ha posto in essere un comportamento volontario e consapevole. Conseguenza diretta di tale condotta consapevole non può che essere la sofferenza dell"animale.

Il Tribunale ritiene che il fatto non possa rientrare nell"ambito di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131 bis c.p., ostandovi i requisiti da essa prevista. Infatti, secondo il giudice, "dare calci ad un cane già ferito, oltre ad essere un comportamento moralmente crudele in astratto, rappresenta comunque, come nel caso in esame una condotta senza alcun dubbio posta in essere per motivi futili".

In tema di reati contro gli animali, volendo, Gasparre, Diritti degli animali. Antologia di casi giudiziari oltre la lente dei mass media, Key Editore, 2015.

Trib. Cagliari, Sent., 13/07/2016, Dr.ssa Deriu

SENTENZA

Nei confronti di

….. LIBERO – PRESENTE IMPUTATO

Del reato di cui all'art 544 ter c.p. perché, per crudeltà e senza necessità, cagionava lesioni ad un cane di proprietà di T.M., colpendolo con un violento calcio che cagionava una zoppia; in Cagliari, il 01 settembre 2009

Opponente a decreto penale, con decreto in data 27 settembre 2014 L.M.A. è stato citato al giudizio immediato di questo Tribunale perché per crudeltà e senza necessità, cagionava lesioni ad un cane di proprietà di T.M., colpendolo con un violento calcio che cagionava una zoppia.

All'odierno dibattimento, il processo, previa costituzione di parte civile della nominata T., è stato istruito con prova per testimoni, produzioni documentali ed esame dell'imputato.

Sulla base delle risultanze dibattimentali i fatti sono ricostruibili come segue.

C.G., premesso che all'epoca dei fatti era portiere presso lo stabile dell'INAIL a Cagliari e che proprio in quel periodo era diventato impiegato, ha raccontato:

che nel settembre del 2009 la più volte nominata T., funzionario dell'ente pubblico predetto, le aveva chiesto il favore per non lasciarlo in macchina perché c'era caldo e poi era dolorante, per non farlo muovere molto, di custodire il proprio cane, un meticcio di taglia media (v. fotografia prodotta), in attesa di portarlo per una visita di controllo postchirurgica da un veterinario che esercitava nei pressi dell'ufficio;

che il cagnolino, di nome Pippo, si era messo tranquillo sotto la scrivania e dormicchiava:

che quella mattina si erano presentati gli operai della cooperativa di facchinaggio per traslocare immobili del suo ufficio dalla guardiola, dove egli si trovava, in un'altra stanza da molto tempo chiusa e non ancora ripulita;

che egli si era rifiutato di trasferirsi nella stanza a lui destinata;

che a quel punto si era presentato l'odierno imputato, anch'egli funzionario dell'Inail, aggredendolo verbalmente ed intimandogli di spostarsi nella stanza in questione;

che, a causa di toni particolarmente accesi il cane si è alzato, è uscito fuori da sotto la scrivania, rimanendo tranquillo accanto a lui;

che L.M.A., tuttavia, alla vista dell'animale senza alcuna ragione sparava dei calci all'animale medesimo sul fianco (Ha sparato calcio al cane ... una serie, sul momento non ho contato, però è stato una serie di calci abbastanza violenti anche ... più calci, due o tre calci):

che il piccolo cane, spaventato, si era limitato a guaire ed era scappato uscendo dalla porta dell'ufficio che dava verso la strada, non riuscendo a fermarlo essendo egli un uomo eccessivamente corpulento (non ce l'ho fatta a seguirlo perché io sono obeso):

che all'episodio aveva assistilo anche la guardia giurata. C.G.;

che della vicenda era stata informata la proprietaria del cane, il quale non aveva dato alcun segno di aggressività neppure nel momento in cui veniva picchiato

e che Pippo si presentava già con una zampa fasciata, infatti la dottoressa T. lo doveva portare a visita di controllo dal veterinario avendo subito.

C.G., all'epoca anch'egli in forza all'Inail, ha sostanzialmente confermato quanto dichiarato dal C., precisando, però, che l'odierno imputato, durante l'alterco con impiegato ha avuto una reazione sua e se l'è presa contro il cane, prendendo la calci e spingendolo con i piedi.

Sulle stata condotta posta in essere dal prevenuto il teste, su contestazione della difesa, ha chiarito che si trattava di spinte abbastanza pesanti indirizzate verso il piccolo animale con entrambi i piedi, tanto da far scattare il cane piangendo e urlando e da indurrlo a rimproverare l'imputato (sono uscito fuori dall'ufficio a dire il comportamento che ha fatto il dottor L., che non era corretto il comportamento suo ... dopo la sua reazione sono uscito fuori a dire che suo comportamento non era stato giusto, corretto verso l'animale.

T.M. ha dichiarato di aver appreso da qualcuno, di cui non ricordava il nome, che il suo cane era scappato; che si era precipitata immediatamente nella guardiola trovando C.G. stravolto e che dopo qualche ora aveva ricevuto una telefonata da un uomo che la informava di aver ritrovato Pippo, prudentemente, infatti, ella aveva in precedenza indicato il proprio numero di telefono del collare del cane.

La parte civile ha poi raccontato che la mattina seguente aveva portato nuovamente Pippo dal veterinario, tale Dott. M. il quale lo visitò di nuovo e trovò praticamente che aveva di nuovo la zampa gonfia.

Tale circostanza trova riscontro nel certificato medico del 2 settembre 2009, prodotto dal pubblico ministero, nel quale il medico veterinario Dottt. M.M. dà atto che il cane presenta una zoppia di quarto grado o mancato appoggio della zampa posteriore sinistra ... situazione in netto contrasto con le visite post chirurgiche precedenti, durante le quali mostrava un continuo miglioramento e che il ginocchio si presenta caldo e dolente, tanto da rendere necessaria la ripresa della terapia antinfiammatoria.

L.M.A., in sede d'esame, pur negando ogni addebito, in sostanza ha ammesso di aver avuto un contatto col piccolo cane meticcio, il quale, a suo dire, non doveva trovarsi in quel luogo e per tale ragione, sempre a suo dire, col piede destro aveva spinto diciamo Pippo verso la porta ed era scappato.

Queste, nella sostanza, le risultanze del dibattimento.

In relazione a quanto sopra riportato si ritiene sia provata la responsabilità dell'imputato per il reato ascrittogli.

La fattispecie contestata punisce chi "per crudeltà o senza necessità cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili". Si tratta di un reato a forma libera, sostanzialmente plasmato sul modello dell'art. 582 del cod. pen. , si che è sufficiente che la azione sia causale rispetto all'evento tipico, potendo così assumere rilevanza qualsiasi comportamento umano, sia attivo che omissivo.

Quanto al profilo dell'avere agito con crudeltà e senza necessità contro l'animale, la descrizione della condotta posta in essere dal L. (colpire con calci e spinte violente un piccolo cane già sofferente) connota come totalmente prive di necessità le lesioni cagionate a Pippo, non giustificate neppure dalla presenza del cane nella guardiola di un ufficio pubblico.

Quanto le lesioni, è ormai pacifico in giurisprudenza, che la norma non richieda che vengano provocate lesioni fisiche, ma è integrata dalle "sofferenze di carattere ambientale, comportamentale, etologico o logistico, comunque capace di produrre nocumento agli animali, in quanto esseri senzienti", di fatti è stato precisalo che "nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall'art. 582 c.p. , implica comunque la sussistenza di un'apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell'animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva" (in tal senso, si veda Cass. Sentenza del 27 giugno 2013. Prota e altro).

Sussiste all'evidenza anche l'elemento soggettivo, dal momento che l'imputato nel percuotere violentemente il cane meticcio ha posto in essere un comportamento volontario e consapevole, dal quale la sofferenza dell'animale non poteva che essere una conseguenza diretta, o anche solo eventuale, del suo agire brutale.

Il reato contemplato dall'art. 544 ter del cod. pen., infatti, si configura come reato a dolo specifico, nel caso in cui la condotta lesiva dell'integrità e della vita dell'animale sia tenuta per crudeltà, e a dolo generico quando essa è tenuta, come nel caso in esame, senza necessità.

A tal proposito non può accogliersi la richiesta della difesa sull'applicazione dell'art. 131 bis del cod. pen., vale a dire la causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, ostandovi proprio i requisiti previsti dalla norme testè citata, la quale espressamente stabilisce che "L'offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità ... quando l'autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà anche in danno di animali ..."

Dare calci ad un cane già ferito, oltre ad essere un comportamento moralmente crudele in astratto, rappresenta comunque, come nel caso in esame una condotta senza alcun dubbio posta in essere per motivi futili.

Per quanto sopra detto, L.M.A. deve essere dichiarato colpevole del reato ascrittogli.

Tuttavia, in considerazione dell'incensuratezza e del comportamento processuale possono essere concesse le attenuanti genetiche.

Pertanto, valutata la gravità del reato con i criteri indicati nell'art. 133 del cod. pen. , tra cui la gravità del danno cagionato all'animale (ovvero la fuga e le lesioni), la tipologia della condotta (caratterizzata dallo sferrare due o tre calci a un animale già ferito), l'intensità e la natura del dolo, si stima equo determinare in mesi quattro di reclusione (oltre, quindi, la sua minima previsione edittale: P.B. M. 6 - un terzo per le genetiche) la misura della pena da applicare in concreto al prevenuto.

Segue per legge la condanna al pagamento delle spese processuali.

Attesa l'incensuratezza dell'imputato, sussistono i presupposti per la concessione della sospensione condizionale della pena, formulando, così, una prognosi positiva con riguardo al fatto che il condannato possa, per il futuro, astenersi dal commettere ulteriori reati, anche della stessa specie, e del beneficio della non menzione del casellario giudiziario, trattandosi della prima sentenza di condanna riportata dall'imputato.

In parziale accoglimento delle richieste scritte, infine, L.M.A. deve essere condannato a risarcire a T.M. i danni derivati dal reato, la cui liquidazione, non essendo state fornite prove in ordine alla precisa consistenza, sarà semmai oggetto di un separato giudizio civile e a corrisponderle una provvisionale pari ad Euro 500,00 (cinquecento), limite in cui si ritiene già raggiunta la prova del danno (tenuto conto che il fatto certamente prodotto condanna morale ed astrattamente anche un danno patrimoniale).

Quanto alla domanda di rifusione delle spese sostenute dalia parte civile, le stesse sono liquidate come in dispositivo, tenuto conto della durata del processo.

PQM

Visti gli artt. 62 bis cod. pen., 533 e 535 cod. proc. pen. dichiara L.M.A. colpevole del reato ascrittogli e, con le attenuanti generiche, la condanna alla pena di mesi quattro di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali. pena sospesa e non menzione

Visti gli artt. 538 e ss. cod. proc. pen. condanna altresì il L. a risarcire a T.M. i danni cagionati dal reato, da quantificarsi in separato giudizio civile, a corrisponderle una provvisionale immediatamente esecutiva pari ad Euro 500,00 (cinquecento) ed a rimborsare allo stessa T. le spese anticipate per la costituzione di parte civile e la difesa, che liquida in complessivi Euro duemila, oltre a spese generali, IVA e CPA.

Così deciso in Cagliari, il 13 luglio 2016.

Depositata in Cancelleria il 13 luglio 2016.



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