Articoli, saggi, Danno esistenziale -  Mottola Maria Rita - 2014-11-20

PRESCRIZIONE DEL REATO E DANNI: SENTENZA ETERNIT – Maria Rita MOTTOLA

In piazza del Cavallo (così conosciuta ai casalesi) oggi tristemente si celebra la fine di una speranza di giustizia. Come hanno raccontato i parenti delle vittime una sentenza risarcisce, prima e sopratutto la sofferenza, dell'abbandono da parte dello Stato. Due sono le questioni rilevanti: la prescrizione di reati così gravi che offendono non solo i sentimenti di pietà verso i parenti delle persone, lavoratori e comuni cittadini, morti a causa dell'amianto, ma l'intero assetto sociale del paese e il principio di prevenzione del rischio, o meglio di precauzione.

Si commenterà la sentenza della Cassazione appena se ne conosceranno le motivazioni, ma è certo che il capo di imputazione così come costruito dalla Procura di Torino prevedeva due reati: l'omissione dolosa di cautele antinfortunistiche, aggravata dalla verificazione di malattie e decessi dei lavoratori  ex art. 437 comma 2 c.p. e il disastro doloso cd. innominato, anch'esso nella forma aggravata dalla verificazione del disastro ex. Art. 434 comma 2 c.p.

Sia il Tribunale di prima istanza che la Corte d'Appello di Torino avevano riconosciuto la natura autonoma dei capoversi delle due norme incriminatrici, entrambi qualificati come reati permanenti persistendo a tutt'oggi la fase consumativa del reato. La dispersione delle polveri nell'aria determina     l'insorgenza di forme tumorali gravissime che conducono inevitabilmente alla morte senza possibilità di prevenzione alcuna se non la rimozione immediata del materiale nocivo. Tale ricostruzione ha consentito ai giudici del merito di far slittare il momento di decorrenza della prescrizione. La S.C. ha evidentemente ribaltato la interpretazione delle norme consentendo così il decorso della prescrizione. In effetti è del tutto impossibile contrastare l'evidenza e cioè che il disastro ambientale è ancora in piena attività e non solo a Casale ovviamente ma anche nelle altre quattro località Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli. In questi luoghi esistono ancora costruzioni, coibentazioni, strade e piazzali ricoperti di eternit con la possibilità di vittime almeno sino a quando tutto il materiale sarà smaltito e reso innocuo.

Ciò che invece è possibile già discutere e valutare è il principio che uno stato di diritto si deve dare in materia di tutela ambientale e della salute pubblica. Come è evidente i cittadini e quindi il legislatore non si può fidare della scienza, strumento in mano alle imprese che sostengono la ricerca, incapace di darsi una propria etica, anzi desiderosa di rimanere estranea e indipendente all'etica della vita. La scienza è al servizio del profitto ed è il legislatore che deve porre un freno e una regolamentazione secondo il principio di precauzione che consente di escludere tutte le condotte che potrebbero condurre a un disastro ambientale. Il principio di precauzione consentirebbe di escludere tutte le attività per le quali "le prove scientifiche sono insufficienti, non conclusive o incerte e vi sono indicazioni, ricavate da una preliminare valutazione scientifica obiettiva, che esistono ragionevoli motivi di temere che gli effetti potenzialmente pericolosi sull'ambiente e sulla salute umana, animale o vegetale possono essere incompatibili con il livello di  protezione prescelto". Tale principio è espresso  nell'art. 15 della Dichiarazione approvata a conclusione della Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992: "al fine di proteggere l'ambiente, gli Stati applicheranno largamente, secondo le loro capacità, il metodo precauzionale. In caso di rischio di danno grave o irreversibile, l'assenza di certezza scientifica assoluta non deve servire da pretesto per rinviare l'adozione di misure adeguate ed effettive, anche in rapporto ai costi, dirette a prevenire il degrado ambientale".

Ma i principi altisonanti debbono essere messi in pratica e a ciò sarebbe sufficiente la chiara e inequivocabile lettura dei primi articoli della nostra Carta Costituzionale. Ciò che si teme fortemente è la possibilità che lo Stato Italiano sottoscriva l'accordo economico definito TTIP Transatlantic Trade and Investment Partnershipche prevede l'introduzione di un arbitrato internazionale che consentirà a qualsiasi multinazionale di citare in giudizio i singoli governi firmatari per chiedere i danni da perdita di profitto in conseguenza dell'applicazione di normative che tutelano diritti primari, diritto ad una esistenza libera e dignitosa e al giusto salario, diritto alla salute, diritto ad un ambiente salubre e via di questo passo.



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