Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Giovanni Sollazzo - 2015-03-27

PREVENZIONE: ABITUALITA' ED INTEGRAZIONE DELLA PERICOLOSITA'- T.a.r. Lombardia, sez. I, n. 846/15 - Carol COMAND

- Misure di prevenzione disposte dal questore, foglio di via

- dedotta insussistenza dei presupposti e della motivazione del provvedimento

- rilevata possibilità che una denuncia per delitto continuato collegato ad una peculiare condotta abituale rappresenti un turbamento per la sicurezza pubblica.

Giurisprudenza della Corte Costituzionale ha attribuito alla parola sicurezza il significato di "situazione nella quale sia assicurato ai cittadini, per quanto possibile, il pacifico esercizio di quei diritti di libertà che la Costituzione garantisce con tanta forza".

Nella medesima pronuncia si ritiene, in particolare, che sicurezza "si ha quando il cittadino può svolgere la sua attività senza essere minacciato da offese alla propria personalità fisica e morale" e che essa sia "l'ordinato vivere civile, meta di uno stato di diritto, libero e democratico" (Corte Cost. n. 2/56).

Nella pronuncia che si riporta per il rilevante interesse nonostante non si tratti giudizio emesso da un giudice di ultima istanza, si è considerato ai fini del turbamento della sicurezza pubblica di cui all'art. 2 del d.lgs 6 settembre 2011, n. 159, il "deferimento" all'autorità giudiziaria di un soggetto,  già collocato in una delle categorie di cui all'art. 1 del medesimo decreto, per il delitto di furto continuato collegato alla raccolta abituale di rifiuti ed al controllo del "territorio" a tali fini.

In particolare, ritenuto che il soggetto rientrasse nella categoria di cui all'art. 1 lettera c) quale soggetto che per il suo comportamento debba ritenersi dedito alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica, si è altresì ritenuto che tale denuncia si collocasse all'interno di una serie di comportamenti volti ad innescare dinamiche rilevanti. (c.c.)

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero (omissis), proposto da:
(omissis), rappresentato e difeso da (omissis), domiciliato presso (omissis)

contro

Ministero dell'Interno - Prefettura e Questura di (omissis), rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura distrettuale dello Stato, presso i cui Uffici è domiciliato in (omissis)

per l'annullamento

del provvedimento (omissis) a firma dal Prefetto di (omissis), emesso in data (omissis) e notificato in data (omissis), con cui è stato respinto il ricorso gerarchico presentato dal ricorrente avverso il provvedimento del Questore di (omissis) con decreto (omissis);

di ogni altro atto preordinato, presupposto, conseguente, coordinato e comunque connesso, anche non conosciuto dall'odierno ricorrente.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Interno - Prefettura e Questura di (omissis);

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 marzo 2015 il dott. Roberto Lombardi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con ricorso depositato in data 10 novembre 2014, il sig. (omissis) impugnava il provvedimento di cui in epigrafe, deducendone l"illegittimità per violazione del d.lgs. n. 159/2011, carenza di presupposti, motivazione incongrua e difetto di istruttoria.

Si costituiva l"amministrazione convenuta, che resisteva al ricorso, e la Sezione accoglieva la proposta domanda cautelare.

La causa veniva in seguito trattenuta in decisione alla pubblica udienza dell"11 marzo 2015.

Preliminarmente, occorre ricordare che la giurisprudenza consolidata, in materia di provvedimento di rimpatrio con foglio di via obbligatorio, oggi previsto dall'art. 2 del citato d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, ha specificato che, se è ben vero che tale provvedimento costituisce una misura di polizia diretta a prevenire reati socialmente pericolosi, piuttosto che a reprimerli, e presuppone un giudizio appunto di pericolosità per la sicurezza pubblica, "è anche vero che siffatto giudizio, pur non richiedendo prove compiute della commissione di reati, deve essere motivato con riferimento a concreti comportamenti attuali dell'interessato, ossia ad episodi di vita idonei a rivelare in modo oggettivo un'apprezzabile probabilità di condotte penalmente rilevanti, ancorché tali comportamenti non debbano necessariamente concretarsi in circostanze univoche ed episodi definiti, ma possano desumersi da una valutazione indiziaria fondata su elementi di portata generale e di significato tendenziale, o su contesti significativi".

Ne consegue l"obbligo dell'amministrazione di motivare sia sull'appartenenza del destinatario dell'ordine a una delle categorie di cui all'art. 1 del predetto d.lgs. sia sulla pericolosità sociale del soggetto, dal momento che il principio di legalità esclude che l'ordine dell'Autorità possa incidere sulle libertà personali in assenza dei presupposti normativi ed al fine di espungere dal territorio talune manifestazioni di irregolarità sociale e malcostume (cfr., in termini, Cons. di Stato, sent. 6368/2014).

Nel caso di specie, il provvedimento impugnato, consistente nel decreto confermativo, emesso dal Prefetto in sede di riesame, del cd. foglio di via obbligatorio, ha inquadrato il sig. (omissis) quale persona ritenuta pericolosa per la sicurezza e la sanità (ex art. 1, lett. c) del d.lgs. n. 159/2011), in virtù della sua condotta volta a determinare litigi con altre persone allo scopo di appropriarsi di rifiuti alimentari, e del suo deferimento all"Autorità giudiziaria in data 17 gennaio 2014 per il delitto di furto continuato di rifiuti all"interno di un recinto circostante all"esercizio commerciale (omissis) di (omissis).

Il decreto del Prefetto ha dunque inquadrato il profilo di pericolosità del ricorrente nella fattispecie di cui alla lett. c) dell"art. 1 su citato, ovvero quale soggetto che per il suo comportamento debba ritenersi dedito alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica.

Contestualmente, l"autorità amministrativa ha rilevato un"attualità di pregiudizio che deriverebbe alla comunità territoriale dalla quale il sig. (omissis) è stato allontanato, desumendola dal deferimento da ultimo subito all"autorità giudiziaria per il delitto di furto continuato.

Tale deferimento si collegherebbe a una condotta abituale di raccolta di rifiuti e controllo del "territorio" a tali fini.

Ritiene il Collegio, re melius perpensa, che la condotta del ricorrente, il contesto in cui è stata attuata e la denuncia penale dallo stesso subita legittimino l"adozione e l"entità della misura adottata, in quanto la fattispecie esaminata depone per la sussistenza di episodi di vita idonei a rivelare in modo oggettivo un'apprezzabile probabilità e continuità di condotte penalmente rilevanti.

La denuncia per furto si colloca, invero, all"interno di una serie di comportamenti volti ad innescare dinamiche anche violente per l"accaparramento di rifiuti alimentari, con conseguente validità del giudizio di pericolosità sociale attuale e connesso al turbamento della sicurezza pubblica.

Risulta, pertanto, evidente che la permanenza nel comune di (omissis) del ricorrente fosse volta quasi esclusivamente ad appagare esigenze di natura delittuosa, o comunque non conciliabili con la sanità e la tranquillità sociale.

D"altra parte, è stato provato dall"amministrazione che il ricorrente non ha nessuna necessità, per uscire dal proprio comune di residenza, di attraversare la città di (omissis); coglie nel segno, inoltre, l"osservazione della difesa erariale, secondo cui, per recarsi presso gli sportelli bancari dove il ricorrente ha interessi di natura economica, è possibile chiedere di volta in volta delle puntuali autorizzazioni in deroga al foglio di via, ferma restando la non gravosità, nell"attuale sistema di mobilità bancaria, del trasferimento di conti correnti e depositi in altro comune, che sia comunque prossimo a quello di residenza.

Ne deriva che il ricorso è da respingere; sussistono peraltro gravi ragioni, in relazione alla peculiarità del caso esaminato e al diverso orientamento espresso dalla Sezione in sede di valutazione del fumus cautelare, per compensare le spese del giudizio tra le parti.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione I)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 11 marzo 2015 con l'intervento dei magistrati:

Pronuncia tratta dal sito ufficiale della giustizia amministrativa.



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