Articoli, saggi, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-03-06

PRIMA L'UOVO O LA GALLINA? DI SICURO, LA CONDANNA - Cass. pen. 9403/13 - Annallisa GASPARRE

- azienda avicola con deficienze igienico-sanitarie e strutturali

- ordinanza sindacale di sospensione dell'attività e di imballaggio delle uova

- non ottemperanza all'ordine sindacale trasforma l'illecito amministrativo in illecito penale

Succede che un titolare di azienda avicola, azienda dove erano allevate circa 18.500 galline, a cui venga impartito con ordinanza sindacale di sospendere immediatamente l'attività avicola e di imballaggio uova nonchè di sanare le deficienze igienico-sanitarie riscontrate dai NAS e a cui era stata revocata l'autorizzazione sanitaria per l'attivazione del centro di imballaggio disattenda l'ordinanza, non ottemperando a quanto ordinato.

Ne consegue una condanna per il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità (art. 650 c.p.) e così un illecito amministrativo diventa il presupposto per un più grave illecito penale.

A seguito dei controlli operati era emerso che l'attività era continuata, nonostante l'ordinanza sindacale e neppure erano state eliminate le deficienze strutturali rilevate.

A rendere inattuale la questione, è intervenuto il decorso del termine di prescrizione che non ha consentito l'analisi ulteriore della vicenda.

Cass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 12-02-2013) 27-02-2013, n. 9403

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIORDANO Umberto - Presidente -

Dott. CAVALLO Aldo - Consigliere -

Dott. CAPOZZI Raffaele - Consigliere -

Dott. CAPRIOGLIO Piera M. - rel. Consigliere -

Dott. ROCCHI Giacomo - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

T.G. N. IL (OMISSIS);

avverso la sentenza n. 529/2008 TRIBUNALE di CROTONE, del 15/02/2011;

visti gli atti, la sentenza e il ricorso;

udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/02/2013 la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERA MARIA SEVERINA CAPRIOGLIO;

Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. D'Angelo Giovanni, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 15.2.2011 il Tribunale di Crotone condannava alla pena di Euro 300 di ammenda T.G., ritenuto colpevole del reato di cui all'art. 650 c.p.. Era infatti stato accertato che il medesimo, titolare della azienda avicola soc. coop Fattoria Trafinello, non aveva ottemperato all'ordine di sospensione dell'attività commerciale impartitogli con ordinanza del 29.9.2006 del sindaco di Cutro, per carenza della struttura ove operava dal punto di vista igienico ed ambientale, a seguito di controlli eseguiti nell'azienda dai NAS. Con detta ordinanza era stato fatto obbligo al T. di sospendere immediatamente l'attività avicola e di imballaggio uova, di sanare le deficienze igienico sanitarie riscontrate dai NAS ed era stata revocata l'autorizzazione sanitaria per l'attivazione del centro di imballaggio del 2002. A seguito di controlli operati il 31.7.2007 era emerso che l'attività avicola e di imballaggio delle uova non era stata sospesa, ma era continuata a pieno ritmo pur in presenza dell'ordine di sospensione, ancorchè fossero state eliminate le deficienze strutturali che erano state rilevate. Veniva in sostanza evidenziato come il T. avrebbe dovuto sospendere immediatamente l'attività avicola e di imballaggio, procedere all'eliminazione delle deficienze strutturali, quindi richiedere ed ottenere la revoca della ordinanza sindacale per poi riprendere l'attività sospesa. Non avendo seguito detto iter, l'imputato veniva ritenuto aver disattesa l'ordinanza contingibile ed urgente per ragioni sanitarie e veniva quindi ritenuto colpevole del reato di cui all'art. 650 c.p.p..

2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso in cassazione la difesa per dedurre:

2.1 violazione di legge ed errata applicazione dell'art. 650 c.p., anche in relazione al R.D. n. 773 del 1931, art. 17 ter, nonchè contraddittorietà ed illogicità della motivazione. L'ordinanza sindacale aveva non tanto lo scopo di sospendere l'attività produttiva (non potendo essere soppresse 18.500 galline), quanto piuttosto sospendere l'attività commerciale e nelle more indurre il T. all'eliminazione delle deficienze riscontrate:

dall'istruttoria dibattimentale era emerso che dette deficienze erano state eliminate, con il che la mancata revoca dell'ordinanza sindacale di per sè non poteva portare a ritenere la sussistenza del reato contestato.

Inoltre viene sottolineato che mancherebbero sia l'elemento oggettivo che quello soggettivo per ritenere integrata la violazione dell'art. 650 c.p., tanto più che non è penalmente rilevante la violazione dell'ordinanza sindacale di sospensione di attività commerciale, perchè detta attività è estranea alla previsione del R.D. n. 773 del 1931, art.17 ter, che prevede la cessazione ovvero la sospensione dell'attività condotta in difetto di autorizzazione solo avuto riguardo ad attività di possibile turbamento dell'ordine pubblico, della sicurezza e dell'incolumità dei cittadini per cui le norme del T.U. prescrivono la necessità della preventiva autorizzazione di polizia.

2.2 violazione ed errata applicazione dell'art. 650 c.p., anche in relazione all'art. 133 c.p., atteso che è stata inflitta pena superiore al massimo edittale (pari a Euro 206).

Motivi della decisione

A fronte di motivi non manifestamente infondati, che non precludono l'instaurarsi di un corretto rapporto processuale avanti questa Corte (Sez. Un. 22.3.2005, n. 23428, Bracale), si impone di verificare l'intervenuto decorso della prescrizione, avuto riguardo al tempus commissi delicti. La verifica porta a rilevare che il termine di prescrizione che avrebbe dovuto scadere naturalmente il 31.7.2012, va prorogato di trenta giorni per il tempo di redazione della sentenza di primo grado: pertanto il reato si è estinto il 31.8.2012, avendosi riguardo a fatto accertato il (OMISSIS), pel quale opera la normativa vigente in tema di prescrizione.

In presenza di una causa di estinzione del reato, il giudice è legittimato a pronunciare sentenza di assoluzione a norma dell'art. 129 c.p.p., comma 2, soltanto nel caso in cui le circostanze idonee ad escludere l'esistenza del fatto, la commissione del medesimo da parte dell'imputato e la sua rilevanza penale emergano dagli atti in modo assolutamente non contestabile, così che la valutazione che il giudice deve operare appartenga più al concetto di "constatazione" nel senso di percezione ictu oculi, che non a quello di apprezzamento e sia quindi incompatibile con qualsiasi necessità di approfondimento. Non sono ritenuti rilevabili in sede di legittimità vizi di motivazione della sentenza impugnata, in quanto il giudice del rinvio avrebbe comunque l'obbligo di procedere immediatamente alla dichiarazione della causa estintiva che, determinando il congelamento della situazione processuale esistente nel momento in cui è intervenuta, non può più essere ritardata (Sez. Un. 28.5.2009, n. 35490, Tettamanti).

Nel caso di specie, il supporto testimoniale delle dichiarazioni rese in dibattimento, nonchè l'esito degli accertamenti condotti dal NAS e dal Servizio veterinario dell'ASL non consentono l'applicazione dell'art. 129 c.p.p. ed impongono di dichiarare estinto il reato.

La sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio per essere il reato estinto per prescrizione.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il reato è estinto per prescrizione.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2013.



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