Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2014-04-27

PRIMO MAGGIO – Maria Rosa PANTÉ

Interessante esperimento pilota nella città svedese di Goteborg dove il Comune ha creato un gruppo di dipendenti che nei prossimi mesi lavoreranno sei ore al giorno contro le canoniche otto percependo però la stessa busta paga. Stando a una serie di studi la produttività aumenta, diminuiscono le assenze dal lavoro per malattia e gli impiegati vanno a lavorare in condizioni psicologiche migliori. A fine anno, se la produttività del primo gruppo sarà stata maggiore, il test verrà esteso a tutti i dipendenti comunali.

(Fonte: Ilfattoquotidiano.it)

Ecco la mia dedica per il 1 maggio!

Lavoro è fatica, e che "il lavoro rende liberi" sta, con tragica ironia, scritto sul cancello di Auschwitz, un lager dove il lavoro era concepito per uccidere.

Lavoro è punizione lo dicono i due testi che stanno alla base della nostra cultura occidentale: la Bibbia (nel Paradiso Terrestre il lavoro era bandito) ed Esiodo, che parla della fatica del lavoro dell'agricoltore.

E mi viene da pensare che nella novella Rosso Malpelo di Verga, i minatori guardano con invidia al lavoro dei contadini.

Non è facile fare una classifica dei lavori più o meno faticosi e difficili.

Ma lavorare, non so bene perché, si deve. Se voglio procurarmi il mio tofu quotidiano (essendo io vegetariana) devo lavorare.

Il punto dunque è rendere il lavoro il più "umano" possibile. A lungo studiò il problema Simone Weil che, avendo provato il lavoro a cottimo in fabbrica, voleva capire come rendere anche il lavoro con le macchine dignitoso, accettabile, magari anche soddisfacente.

Il percorso è difficile, mentre si sperimentano forme diverse di lavoro, e nonostante si veda che il lavoro di chi sta meglio è migliore, si continua a pensare che il lavoro se è coercitivo rende di più.

In generale si tende ovunque a minare anche le conquiste fatte dai lavoratori; si dice che ora come ora avere un lavoro è già tanto, di qualsiasi lavoro si tratti, come se lamentarsi fosse un'offesa a chi il lavoro non ce l'ha. Invece di allargare i diritti a tutti, per una sorta di perversa equità si tolgono un po' a tutti.

Il percorso verso un lavoro più dignitoso è difficile, eppure aveva ragione Primo Levi quando scriveva che avere un lavoro soddisfacente è una parte fondamentale della vita.

Io dico spesso che non mi piace lavorare ma in realtà non è così: non mi piace la costrizione, ma fare qualcosa, costruire conoscenza, scrivere per gli altri mi piace e questo è lavoro, il mio lavoro.

Se l'umanità è in continua evoluzione mi auguro che anche il lavoro, il modo di concepirlo si evolva. Mi ripugna lo sfruttamento dei lavoratori bambini, o delle fabbriche dei paesi in via di sviluppo (e anche nostre vedi lavoratori cinesi a Prato e gli incidenti mortali nelle nostre fabbriche tutte italiane), ma mi preoccupa anche questa lotta fra un'idea del lavoro nuova, più tollerabile e quella antica che sempre tende a sconfinare con nuove forme di schiavitù.

Mi auguro che la lotta finisca bene per i lavoratori: buon primo maggio per tutti!



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