Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-05-27

PROC.TO PER LE MISURE DI SICUREZZA IN UDIENZA PUBBLICA - Corte Cost. 135/14 - F.M. BERNICCHI

La Corte Costituzionale, con la recentissima sentenza n. 135 depositata il 21 Maggio 2014 ha sancito la non costituzionalità degli artt. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma 1, c.p.p., nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l"applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell"udienza pubblica.

Ad avviso del giudice a quo, rimettente la questione di costituzionalità, le norme censurate violerebbero l"art. 117, primo comma, Cost., ponendosi in contrasto – non superabile in via di interpretazione – con il principio di pubblicità dei procedimenti giudiziari, sancito dall"art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell"uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, così come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell"uomo.

Le medesime disposizioni violerebbero, altresì, l"art. 111, primo comma, Cost., giacché la possibilità di svolgere in forma pubblica il procedimento in questione, almeno su richiesta degli interessati, risulterebbe indispensabile ai fini dell"attuazione di un «giusto processo», tenuto conto della gravità dei provvedimenti adottabili in esito al procedimento stesso, direttamente incidenti sulla libertà personale.

Per il Giudice delle leggi la questione è fondata, in riferimento all"art. 111, primo comma, e all"art. 117, primo comma, Cost. che introducono, come norme interposte, i principi della Cedu e la giurisprudenza della Corte di Strasburgo.

Come rimarca il giudice a quo, il dato normativo appare univoco nello stabilire che il procedimento in questione si svolga nella forma dell"udienza in camera di consiglio e, dunque, senza la partecipazione del pubblico.

Siffatto regime non appare, tuttavia, compatibile con l"art. 6, paragrafo 1, della CEDU, il quale stabilisce – per la parte conferente – che «ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata […], pubblicamente ed entro un termine ragionevole da un tribunale indipendente e imparziale […]», soggiungendo, altresì, che «la sentenza deve essere resa pubblicamente, ma l"accesso nella sala di udienza può essere vietato alla stampa e al pubblico durante tutto o parte del processo nell"interesse della morale, dell"ordine pubblico o della sicurezza nazionale in una società democratica, quando lo esigono gli interessi dei minori o la protezione della vita privata delle parti in causa, o, nella misura giudicata strettamente necessaria dal tribunale, quando in circostanze speciali la pubblicità possa portare pregiudizio agli interessi della giustizia».

Ciò posto, le conclusioni raggiunte dalla Corte europea dei diritti dell"uomo in rapporto ai procedimenti per l"applicazione delle misure di prevenzione e per la riparazione dell"ingiusta detenzione non possono non valere anche in relazione al procedimento di applicazione delle misure di sicurezza, oggetto dell"odierna questione.

Si deve, pertanto, concludere che, anche nel caso in esame, sia indispensabile, ai fini della realizzazione della garanzia prevista dall"art. 6, paragrafo 1, della CEDU, che le persone coinvolte nel procedimento abbiano la possibilità di chiedere il suo svolgimento in forma pubblica.

Gli artt. 666, comma 3, 678, comma 1, e 679, comma 1, cod. proc. pen. vanno dichiarati, pertanto, costituzionalmente illegittimi, nella parte in cui non consentono che, su istanza degli interessati, il procedimento per l"applicazione delle misure di sicurezza si svolga, davanti al magistrato di sorveglianza e al tribunale di sorveglianza, nelle forme dell"udienza pubblica.



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