Articoli, saggi, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-02-04

PUO' SOSPENDERSI L'ESECUZIONE DELLE DELIBERE DEL CONDOMINIO? - Riccardo MAZZON

L'eventuale instaurazione dell'azione di annullamento non sospende l'esecuzione del provvedimento (delibera assembleare), salvo che la sospensione sia ordinata dall'autorità giudiziaria, con provvedimento che, pur probabilmente non rappresentando un vero e proprio provvedimento cautelare "ante causam",

"la sospensione dell'esecutività di una deliberazione di assemblea di condominio, ex art. 1137 c.c., non costituisce un provvedimento cautelare "ante causam", ai fini dell'art. 43 bis Ord. giud., dando luogo piuttosto ad una ipotesi di necessitata presentazione congiunta di domanda cautelare e di merito" (Trib. Salerno, sez. I, 14 gennaio 2011, www.dejure.it, 2011; si veda però anche Trib. Modena, sez. I, 4 giugno 2008, GLModena, 2008, secondo cui ove la richiesta cautelare di sospensione della delibera assembleare venga rigettata con decreto "inaudita altera parte" per difetto di un presupposto essenziale (nella specie, del "periculum in mora"), deve farsi applicazione della disciplina relativa al processo ordinario, sicché col decreto di rigetto va fissata la successiva udienza di prima comparizione assegnando al ricorrente termine per la notifica del ricorso e pedissequo decreto, ed a parte convenuta i termini per costituirsi nelle forme di cui agli art. 166 e 167 c.p.c., conforme, Trib. Bologna, 19 gennaio 1995, ALC, 1996, 243, secondo cui, dal coordinamento degli art. 1137, comma 2, e 669 quater c.p.c discende la possibilità, per il condomino che impugna la delibera assembleare, di proporre l'istanza di sospensione unitamente e contestualmente all'atto introduttivo del giudizio di impugnazione, essendo altrimenti ingiustificata la limitazione della proposizione dell'istanza di sospensione a solo dopo l'instaurazione del giudizio – contra, nel senso che la sospensione della delibera assembleare riveste natura di provvedimento cautelare in quanto preposta ad impedire che l'esecuzione della delibera asseritamente illegittima possa vanificare il giudizio che ha ad oggetto proprio l'accertamento di tale illegittimità: Trib. Verbania 23 gennaio 1995, ALC, 1995, 406 - cfr., amplius, "La responsabilità nel condominio dopo la riforma", Riccardo Mazzon, 2013);

presuppone, ai fini della sua concessione, la presenza dei requisiti del "fumus" e del "periculum": a quest'ultimo proposito, è stato recentemente chiarito (nel caso di specie, il giudice ha rigettato l'istanza di sospensione della delibera assembleare, avente ad oggetto la ripartizione tra i condomini di una spesa, peraltro modesta, per retribuzione di un professionista) come non ricorra la sussistenza di un pregiudizio imminente e irreparabile, ove questo abbia natura esclusivamente patrimoniale

"e sia quindi reintegrabile" (Trib. Modena 10 febbraio 2009, GLModena, 2009; conforme, con delibera avente ad oggetto l' approvazione di installazione di ascensore all"interno di fabbricato condominiale, volto a renderlo accessibile anche dai disabili: Trib. Salerno, sez. I, 1 giugno 2009, www.dejure.it, 2009; conforme Trib. Nola 28 dicembre 1994, GM, 1995, 705).

A tal proposito, osserva spesso la giurisprudenza che, in ordine al riscontro dei «gravi motivi», è necessario operare una valutazione comparata dei contrapposti interessi coinvolti nella controversia e cioè, da un lato, l'interesse del condomino ad una tutela immediata delle proprie ragioni, e dall'altro l'interesse del condominio ad evitare che la gestione della cosa comune sia compromessa: occorrerà pertanto comparare, da una parte, il danno che subirebbe il condomino per effetto dell'esecuzione della delibera impugnata, e, dall'altra, il danno che subirebbe il condominio in connessione alla sospensiva della stessa, sicché

"la sospensiva potrà essere concessa solo quando il pregiudizio derivante al primo sia più grave di quello derivante al secondo" (Trib. Roma, sez. V, 6 aprile 2006, Mer, 2006, 12, 35; contra, ritenendo che il provvedimento di sospensione delle delibere condominiali nulle o annullabili, pur costituendo misura cautelare, prescinde dall'accertamento del "periculum in mora", richiedendo la legge solo il riscontro della contrarietà della delibera alla legge o al regolamento: Trib. Napoli 3 maggio 2005, CM, 2005, 879).

Quanto al requisito del periculum, esso deve coinvolgere, preferibilmente, beni non patrimoniali, anche se, è stato notato, deve essere concessa la sospensiva ex art. 1137, comma 2, c.c. quando il bilanciamento dei configgenti interessi induca a ritenere che l"esecuzione della delibera impugnata arrechi un danno patrimoniale di maggiore consistenza in capo al ricorrente che non nei confronti del convenuto ente condominiale,

"se non altro in ragione di una ripartizione della somma contestata tra un maggiore numero di debitori" (Trib. Ariano Irpino 25 ottobre 2005, www.dejure.it, 2006 - il provvedimento di sospensione della delibera di assemblea di condominio di cui all'art. 1137 c.c. ha natura cautelare e può essere adottato in presenza del "fumus boni iuris" e del "periculum in mora" di carattere eminentemente non patrimoniale: Trib. Napoli 16 febbraio 1993, ALC, 1993, 548).

Inutilizzabile, al fine che ci occupa, risulta l'articolo 700 del codice di procedura civile, tanto al fine di ottenere la sospensione dell'esecutività della delibera impugnata, quanto con lo scopo di revocare la sospensione precedentemente ottenuta ex parte adversa.

In particolare, è stato dichiarato inammissibile il ricorso ex art. 700 c.p.c. - in corso di causa - per ottenere la revoca, modifica o paralizzazione del provvedimento di sospensione della delibera condominiale che il giudice istruttore abbia già disposto ai sensi dell'art. 1137 c.c.; è tuttavia consentito, al giudice istruttore, di qualificare diversamente la domanda e valutare, sussistendone gli estremi,

"se occorra modificare o revocare il provvedimento precedentemente adottato" (Trib. Napoli 4 maggio 1993, ALC, 1993, 547; conforme Trib. Napoli 19 novembre 1992, ALC, 1993, 548).

Ancora, è stato deciso che va rigettato il ricorso presentato ex art. 700 c.p.c. al fine di ottenere la revoca dell'esecuzione di una deliberazione assembleare di un condominio (nella specie, di soppressione del servizio di riscaldamento centralizzato), nel frattempo non impugnata e perciò efficace, sia per l'esistenza del rimedio (anche cautelare, mediante sospensione) tipico di cui al comma 2 dell'art. 1137 c.c., sia perché, altrimenti, si attuerebbe un sindacato dell'autorità giudiziaria sulle delibere condominiali non di mera legittimità ma

"esteso fino alla valutazione del merito ed al controllo del potere discrezionale che l'assemblea esercita quale organo sovrano della volontà dei condomini" (Trib. Salerno 15 dicembre 2007, www.dejure.it, 2007; conforme Trib. Nocera Inferiore 2 febbraio 2001, ALC, 2001, 450).

Si veda però, in caso di clausola compromissoria, la seguente pronuncia, laddove è sostenuto come l'art. 1137 comma 2 c.c., nel riconoscere ad ogni condomino dissenziente la facoltà di ricorrere all'autorità giudiziaria avverso le deliberazioni dell'assemblea del condominio, non ponga una riserva di competenza assoluta ed esclusiva del giudice ordinario e, quindi, non escluda la compromettibilità in arbitri di tali controversie, le quali, d'altronde, non rientrano in alcuno dei divieti sanciti dagli art. 806 e 808 c.p.c.; conseguentemente, prosegue la pronuncia de qua, è valida la norma del regolamento condominiale relativa al deferimento ad arbitri del ricorso contro le deliberazioni assembleari viziate da nullità o annullabilità, senza che rilevi in contrario, in relazione alla tutela assicurata dall'art. 1137 cit., l'impossibilità per gli arbitri di sospendere la esecuzione della delibera impugnata,

"sempre invocabile dinanzi al giudice ordinario ai sensi dell'art. 700 c.p.c., nè la prevista rimessione della nomina di uno degli arbitri al condominio, la cui inerzia è superabile con ricorso al presidente del Trib. competente ex art. 810, comma 2, c.p.c." (Cass., sez. II, 5 giugno 1984, GC, 1985, I, 103; GCM, 1984, 6).

La circostanza che la domanda di sospensione della delibera asseritamente integrante spoglio risulti essere stata, in precedenza, giudizialmente rigettata non assume rilievo nell'eventuale, successivo, giudizio possessorio, stante l'ontologica diversità tra quest'ultimo ed il giudizio avente ad oggetto l'impugnazione delle delibere: così, lo spoglio del possesso di un bene (nella specie, cortile condominiale), ben può rimanere integrato dalla messa in esecuzione da parte dell'amministratore di condominio,

"con la consapevolezza di agire contro la volontà espressa o presunta del possessore, di opere deliberate dall'assemblea (nel caso, chiusura dell'accesso mediante recinzione ed apposizione di cancello elettrico)" (Cass., sez. II, 1 luglio 2005, n. 14067, GCM, 2005, 6; RGE, 2006, 3, 570).

Secondo la giurisprudenza maggioritaria, il provvedimento di sospensione, pur revocabile, dallo stesso giudice che lo avesse in precedenza emesso [infatti, la giurisprudenza afferma che il provvedimento di sospensione della delibera di assemblea di condominio, ex art. 1137 c.c., adottato dal G.I. nel corso di un procedimento incardinato prima dell'entrata in vigore dell'art. 74 della legge n. 353 del 1990 ("dei procedimenti cautelari"), poteva

"essere modificato o revocato dallo stesso istruttore quando emergano risultanze processuali non considerate in precedenza per fatti non imputabili alle parti" (Trib. Napoli 3 febbraio 1993, ALC, 1993, 548)],

non era, invece, ritenuto reclamabile, in quanto, si affermava, la nuova disciplina dei procedimenti cautelari, e, in particolare, l'art. 669 "terdecies", c.p.c. che dispone la reclamabilità degli stessi, era

"inapplicabile al provvedimento di sospensione dell'efficacia della deliberazione condominiale emesso ai sensi dell'art. 1137 comma 2 c.c." (Trib. Roma 21 ottobre 1993, GC, 1994, I, 1111; conforme Trib. Napoli 2 marzo 1993, ALC, 1993, 547; contra Trib. Padova 11 luglio 2003, FI, 2004, I, 290).

Oggi, tuttavia, la novella del 2012 ha disposto che, per quanto non espressamente previsto, la sospensione è disciplinata dalle norme di cui al libro IV, titolo I, capo III, sezione I, con l'esclusione dell'articolo 669-octies, sesto comma, del codice di procedura civile, sicché tale orientamento è senz'altro da rivedere.

A ciò s'aggiunga che la novella de quo ha altresì positivizzato il principio secondo cui l'istanza per ottenere la sospensione, proposta prima dell'inizio della causa di merito, non sospende né interrompe il termine per la proposizione dell'impugnazione della deliberazione.



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