Legislazione e Giurisprudenza, Punibilità, sanzioni -  Mazzon Riccardo - 2014-01-30

QUAL E' LA RATIO DELLE CAUSE DI GIUSTIFICAZIONE? - RM

Per spiegare il fondamento sostanziale delle cause di giustificazione, la dottrina adotta un modello esplicativo ora di tipo monastico ora di tipo pluralistico.

Secondo il modello monistico, tutte le scriminanti andrebbero ricondotte ad uno stesso principio: principio ravvisato, di volta in volta, nel criterio del "mezzo adeguato per il raggiungimento di uno scopo approvato dall"ordinamento giuridico"; ovvero della "prevalenza del vantaggio sul danno"; o ancora del "bilanciamento tra beni in conflitto"; oppure di un "giusto contemperamento tra interesse e controinteresse".

Sia rinvenibile o meno un fondamento comune a tutte le scriminanti, rimane tuttavia il dato incontestabile che ciascuna causa di giustificazione presenta elementi ad essa propri: sicchè, nell"individuare portata e limiti di ogni scriminante, decisivo appare un approccio che tenga conto delle peculiarità contenutistiche di ciascuna di esse.

"Così si comprende perché la dottrina dominante propenda per un modello di tipo pluralistico, tendente a ricondurre le esimenti a principi diversi. Tra i criteri solitamente più invocati, rientrano i due principi dell"interesse prevalente e dell"interesse mancante: il primo spiega le scriminante dell"esercizio del diritto, dell"adempimento del dovere, della difesa legittima e dell"uso legittimo delle armi; il secondo spiega, invece, le altre due scriminante generali del consenso dell"avente diritto e dello stato di necessità" (Fiandaca - Musco, Diritto Penale parte generale, Zanichelli, 2002).

Secondo questo modello, tutte le cause di giustificazione presenterebbero un"unica e comune ratio legis che, di volta in volta, viene ravvisata nel "criterio del mezzo adeguato per il raggiungimento di uno scopo approvato dall"ordinamento giuridico", oppure "nella prevalenza del vantaggio sul danno", oppure nel "bilanciamento tra beni in conflitto", o ancora nel "giusto contemperamento tra interesse e controinteresse":

"le cause di giustificazione, pertanto, possono definirsi: quelle speciali situazioni nelle quali un fatto, che di regola è vietato dalla legge penale, non costituisce reato per l"esistenza di una norma che lo autorizza o lo impone. Se si ricerca la ragione sostanziale per cui queste cause eliminano l"antigiuridicità, non è difficile ravvisarla nella mancanza di danno sociale. Allorché esse ricorrono, infatti, l"azione non contrasta con gli interessi della comunità come avviene normalmente, e ciò perché in quelle determinate situazioni è necessaria per salvare un interesse che ha un valore sociale superiore, o per lo meno uguale a quello che si sacrifica. Esulando per tal modo il danno sociale, l"intervento dello Stato con la sanzione punitiva non ha più ragion d"essere" Antolisei, Manuale di diritto penale, Giuffrè, 2003.

Si contrappone il sottoevidenziato modello pluralistico, il quale sostiene che, se da un lato è rinvenibile nella generalità delle scriminanti un fondamento comune, dall"altro resta innegabile il fatto che ciascuna di queste cause di giustificazione presenta caratteristiche proprie e peculiari, che permettono di distinguerla da ogni altra.

Questo modello esplicativo tende ad individuare diversi criteri capaci di spiegare il fondamento sostanziale delle varie esimenti, provvedendo pertanto il più delle volte a ricondurre le scriminanti in esame nell"ambito dei seguenti principi:

-          principio dell""interesse prevalente": a tale criterio si riconducono le scriminanti dell"esercizio del diritto, dell"adempimento del dovere, della difesa legittima e dell"uso legittimo delle armi;

-          principio dell""interesse mancante": a tale criterio si riconducono le scriminanti del consenso dell"avente diritto e dello stato di necessità.

Naturalmente qualsiasi tentativo di sistemazione ha i suoi limiti, giacché ciascuna soluzione proposta finisce sempre per non tenere il passo dell"evoluzione dei rapporti sociali i quali sono in perenne divenire e, in quanto tali, sfuggono a qualsiasi tipo di stabile concettualizzazione.

Vi è da segnalare come Padovani, correttamente, noti come, in ogni caso, le cause di giustificazione si ispirano al principio del bilanciamento degli interessi:

"le cause di giustificazione si ispirano al principio del bilanciamento degli interessi in conflitto; la prevalenza dell"uno o dell"altro è condizionata cioè ad una valutazione comparativa del loro rispettivo valore" Padovani, Diritto penale, Giuffrè, Milano, 2006.

Anche la giurisprudenza, seppur incidentalmente, quando necessario, tende ad utilizzare efficacemente il concetto del bilanciamento degli interessi in conflitto:

"nel caso in cui passi di un volume dedicato al tema della mafia (contenente, tra l'altro, la completa testimonianza di un ex aderente a "cosa nostra") ledano profondamente l'onore e la reputazione di una persona, nella valutazione dell'esercizio del diritto di cronaca e di critica e nel conseguente bilanciamento tra i due beni costituzionalmente protetti del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero e quello alla dignità personale, nell'attuale momento storico in cui la lotta a quel cancro sociale che è la mafia è basilare per la stessa difesa delle strutture democratiche, deve prevalere la libertà di parola; a tal fine è sufficiente che l'agente ritenga per errore involontario che i fatti narrati siano veri per configurarsi a suo favore una causa di esclusione della punibilità venendo a mancare del tutto l'elemento psicologico necessario per concretare l'esistenza del reato di diffamazione" Trib. Trento 26.10.93, RP, 1994, 55 - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto; c.f.r. anche, dello stesso autore, Le Cause di Giustificazione, CEDAM 2006.



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