Articoli, saggi, Punibilità, sanzioni -  Redazione P&D - 2014-01-30

QUALCHE APPUNTO IN TEMA DI INFORMAZIONI INTERDITTIVE - Carol COMAND

Qualche recente pronuncia del Consiglio di Stato in tema di informazioni interdittive, conduce ad alcune considerazione in merito al recente sviluppo della relativa disciplina, con particolare riguardo agli elementi dai quali è possibile desumere un c.d. condizionamento mafioso, piuttosto che un vero e proprio tentativo di infiltrazione del medesimo tipo.

Preliminarmente ed in generale, per quanto concerne il fenomeno mafioso, si è osservato che la finalità della consorteria, attuata per lo più mediante l'utilizzo dell'intimidazione sistematica, abbia fatto sì che l'attenzione del legislatore nella configurazione della relativa fattispecie, considerata nel codice penale, si ponesse sul carattere prevaricante rispetto alle componenti sociali interne (non mafiose), e ciò, dato altresì, di norma, il tentativo di assumere -da parte delle associazioni criminali-, all'esterno,  una parvenza di lecita attività imprenditoriale1.

L'osservazione del medesimo carattere prevaricante, pare, poi, aver consigliato al legislatore di assumere determinati accorgimenti al fine di impedire che, tali consorterie, pur non giungendo a commettere qualche reato, risultino in qualche modo determinanti per l'adozione di importanti scelte in campo economico, influenzandone le sorti.

In questo contesto, importante ruolo, in funzione di prevenzione, hanno svolto le comunicazioni e certificazioni previste dalla normativa antimafia al fine dell'ottenimento, fra l'altro, di particolari concessioni o abilitazioni per lo svolgimento di attività lavorative2 3.

Le disposizioni in materia, precedenti all'attuale codice antimafia, risalivano agli anni '90 ed erano "composte" principalmente  dal d.lgs n. 490/94 e dal d.p.r. n. 252/984.

Secondo quanto disposto nell'art. 4 del decreto legislativo allora in vigore (490/94), le p.a. erano obbligate ad acquisire, prima della stipulazione dei contratti, informazioni relative alla sussistenza o meno, a carico dell'interessato -o di alcuno dei suoi familiari-, oltre che delle cause di divieto o sospensione dei procedimenti abilitativo o concessori, anche di eventuali tentativi di infiltrazione, tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi delle società o imprese interessate.

In particolare, poi, il regolamento che disciplinava le modalità di acquisizione della documentazione necessaria contemplava, elencandole, alcune situazioni, -come la sussistenza di un rinvio a giudizio per determinati reati, un procedimento per l'applicazione di misure di prevenzione in corso, l'esercizio del potere di accertamento del prefetto nei confronti dell'interessato-,  dalle quali era possibile desumere che vi fosse qualche possibile condizionamento in atto5.

Doveroso cenno alla normativa abrogata6, può peraltro rinvenirsi altresì nella relazione illustrativa dello stesso d.lgs n. 159/117, in cui, considerata la peculiare disciplina in materia di documentazione antimafia, la si definisce una normativa che, se per un verso attiene alla criminalità organizzata di tipo mafioso, per l'altro attiene al procedimento di prevenzione.

L'art. 84 d.lgs n. 159/11 chiarisce che, attualmente, la documentazione antimafia, comprende la comunicazione - attestante la sussistenza eventuali cause di decadenza o sospensione - e la informazione antimafia8, potenzialmente interdittiva.

Con particolare riferimento a quest'ultima, rilasciata dal prefetto ai sensi dell'art. 90 del d.lgs, è possibile rilevare, rispetto al passato, un ampliamento delle situazioni dalle quali poter desumere la sussistenza di un tentativo di infiltrazione9 (art. 84 co. 4 d.lgs), nelle quali rientra, anche, la condanna non definitiva per reati non presenti nel catalogo ivi contemplato, nelle ipotesi in cui si rivelino, sia pur indirettamente, causa agevolativa delle attività criminali10, e la trasgressione agli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari, di cui si esplicitano le condizioni (art. 91 co.6 d.lgs).

E' inoltre possibile considerare che, a seguito del correttivo apportato dal d.lgs. n. 218/12 al d.lgs 159/11, l'art. 120 di quest'ultimo, disciplinante le abrogazioni con effetto dall'entrata in vigore del libro dedicato alla documentazione de quo, non contempla più l'abrogazione dell'art. 1 septies d.l. n. 629/8211 e tale dato pare essere stato interpretato come un invito, al ricorrere delle circostanze, ad un approfondimento delle indagini (da parte delle autorità preposte) che, se del caso, può condurre ad un'informazione interdittiva12.

Per quanto d'interesse, l'informativa può originare altresì a seguito dell'esercizio dei poteri di accertamento del prefetto13, disciplinati dall'art. 93 d.lgs. 159/11 che, nei diversi commi, menziona i relativi poteri di accesso e l'eventuale audizione dell'interessato.

Nell'ipotesi in cui a seguito dell'esercizio di tali poteri sia disposta una informativa interdittiva il medesimo articolo impone le doverose comunicazioni14, non più fonte - salvo eccezioni15 - di esercizio del potere discrezionale della p.a. .

In merito agli elementi fondanti un'interdittiva16, adottata sulla base della sussistenza di tentativi di infiltrazione tendenti a condizionare le scelte o gli indirizzi delle società o imprese interessate, la giurisprudenza amministrativa ha posto in evidenza la necessità della sussistenza di elementi di fattuali, che, valutati alla stregua di un "quadro indiziario", non siano in grado di far escludere, ragionevolmente, i temuti condizionamenti17.

In questa prospettiva, sono state ritenute situazioni rilevanti18, quelle relative a rapporti di convivenza, considerati unitamente ai pregiudizi di prevenzione del convivente del socio amministratore di una piccola società, soggetta altresì a scambi commerciali (specificamente considerati) con la società nella quale il medesimo convivente ricopriva ruolo rilevante.

Pare appena il caso di notare, inoltre, che anche seguito delle  modifiche normative intervenute19,  abbia assunto una certa qual importanza l'attualità del paventato pericolo di infiltrazioni ed in  proposito, il Consiglio di Stato, pare aver posto in evidenza come, l'attendibilità dell'interferenza20, debba qualificarsi su un piano attuale ed effettivo, dal quale possa evincersi l'immanenza della situazione condizionante e di contiguità degli interessi malavitosi.

1 Antolisei, Manuale di diritto penale, II, 249.

2 La legge n. 575/65 (ora abrogata con rif. All'art. 67 d.lgs n. 159/11) già contemplava alcune cause di esclusione o sospensione dalla possibilità di ottenere licenze, autorizzazioni, concessioni, particolari abilitazioni, al ricorrere di determinate situazioni.

3 La norma introduttiva della informativa prefettizia si spiega in una logica di difesa sociale anticipata, per fornire  una tutela avanzata in prospettiva di contrasto alle organizzazioni criminali. Così Consiglio di Stato, 17.05.2006 n. 2867.

4 Normativa che risulta improntata, nella sua struttura e formulazione, ad una certa celerità nel procedimento di rilascio e verifica delle informazioni.

5 Il comma 8 dell'art. 10 del d.p.r. n. 252/98, con riguardo a possibili tentativi, dispone che la prefettura competente svolga gli accertamenti anche in relazione a diversi soggetti, residenti nel territorio dello stato, capaci di influenzare le scelte dell'impresa.

6 Il libro relativo alla documentazione antimafia è entrato in vigore nei primi mesi del 2013 in virtù delle modifiche apportate agli artt. 119 e 120 d.lgs n. 159/11 dalle Disposizioni integrative e correttive al decreto, -d.lgs n. 218/12-. A decorrere dalla medesima data, sono state abrogate, fra l'altro le disposizioni del d.lgs n. 490/94 e del d.p.r. n. 252/98.

7 Pag. 13 ss .

8 Di norma, a differenza della comunicazione, l'informativa rilasciata dal prefetto contempla, oltre all'attestazione di  cause di decadenza, sospensione o divieto, anche l'eventuale attestazione della sussistenza di tentativi di infiltrazione potenzialmente condizionanti (rectius tendenti a condizionare), le scelte dell'impresa.

9 L'abrogata normativa non comprendeva alcuni dei reati oggi contemplati, piuttosto che la semplice omissione di denuncia da parte di determinati soggetti, ovvero, fra l'altro l'avvicendamento sospetto nelle cariche societarie.

10Si contempla anche l'ipotesi in cui, allo stesso modo, sia possibile subire un condizionamento.

11Richiamato espressamente dall'art. 10 co. 9 d.p.r. n. 252/98, prevedeva l'invio, da parte del Prefetto delle c.d. informazioni atipiche in ipotesi che avrebbero potuto definirsi rilevanti, ai fini di valutazioni caratterizzate da discrezionalità.

12Da comunicarsi agli organi di controllo preposti. Così nelle Linee guida in materia di comunicazioni alla stazione appaltante pubblicate dal ministero dell'interno.

13Che ai sensi del co. 5° dell'art. 91 estende le indagini anche ai soggetti determinanti l'esercizio di impresa.

14L'elenco comprende le camere di commercio, la stazione appaltante, il prefetto, l'osservatorio per gli appalti pubblici ed i contratti pubblici, diversi ministeri.

15Art. 94 co. 3 d.lgs n. 159/11.

16Si tralascia nel testo di considerare quanto specificamente disposto dall'art. 84 co. 4 bis in riferimento alla fonte degli indizi richiesti nell'ipotesi di pericolosità dedotta dalla omissione di denuncia ivi prevista.

17Nella valutazione del quadro citato, assumerebbero rilevanza gli indizi di non manifesta infondatezza della possibilità che il soggetto interessato, si riveli, fra l'altro, veicolo (attraverso le sue scelte) delle infiltrazioni delle organizzazioni vietate nelle funzioni della p.a.. T.a.r. Napoli n. 4892/13, ove peraltro è possibile cogliere il valore attribuito alle circostanze, pur non direttamente incidenti, ritenute foriere di condizionamento d'impresa e di influenza rilevante.

18Non solo per comunanza di interessi nel coniugio, tanto da farne sospettare la contiguità, con gli "ambienti della criminalità".

19Artt. 96 e ss dlgs 159/11.

20Dipendente da una serie di circostanze ed elementi di fatto, C.d.S. n. 289/14.



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