Legislazione e Giurisprudenza, Parti del processo -  Michela del Vecchio - 2016-07-05

Quale legittimazione processuale del consorzio? – Cass. n. 13443 del 30 giugno 2016- Michela del Vecchio

L'indiscusso controllo che gli organi consortili devono operare sulle attività dei consorziati può contemperarsi con la legittimazione ad agire del Consorzio medesimo? A questa domanda risponde negativamente la Suprema Corte in considerazione della compiuta analisi della domanda giudiziale.

Un consorzio, come noto, ai sensi dell'art. 2602 c.c., è una comune organizzazione di imprenditori o società per la gestione di una o più fasi delle rispettive imprese.

L'oggetto del contratto consortile può essere di qualsivoglia natura ed anche, come nella fattispecie oggetto della pronuncia giurisdizionale in commento, la gestione e manutenzione di strade ed altre opere di urbanizzazione primaria (fognature, illuminazione e simili) all'interno di un comprensorio privato avente un unico accesso alla via pubblica e costituito da diverse diramazioni stradali private.

Quid juris se un consorziato – disattendendo gli obblighi contrattuali – esercita una servitù sulla strada di altro consorziato?

La risposta a tale domanda appare lapalissiana: gli organi consortili sono tenuto al controllo ed ispezione sulle attività dei consorziati con l'evidente conseguenza che, in caso di violazione di un obbligo contrattuale da parte di un consorziato, previa delibera possono adottare i provvedimenti ritenuti necessari per il rispetto delle regole consortili ivi compreso, se l'assemblea lo dispone, l'instaurazione di un procedimento giudiziario per l'adempimento esatto del contratto consortile (si ricordano, ex plurimis, Cass. Civ., Sez. I, 17 ottobre 2011 n.21339 nonché Cass. Civ., Sez. I, 23 settembre 1997 n. 9362)

Di qui la quaestio giuridica posta ab incipit del presente commento.

Trattandosi, nella fattispecie processuale, di consorzio di gestione di strade private l'azione negatoria di servitù ovvero l'azione di rivendicazione dell'esclusività di una via di accesso alla proprietà di uno dei consorziati, in quanto di natura petitoria, può essere promossa dal Consorzio costituito proprio per la gestione di tali vie private?

A parere della Suprema Corte no nonostante le norme statutarie dispongano del potere autonomo di vigilanza, di repressione e intervento sull'utilizzo delle vie consortili e su eventuali abusi. La Suprema Corte, infatti, considera prevalente ed assorbente il carattere petitorio dell'azione promossa che, ai sensi dell'art. 949 c.c. può essere promossa dal solo proprietario.

Tale principio di diritto, in astratto condivisibile, deve in ogni caso essere parametrato alla domanda giudiziale ed all'interpretazione che della stessa il giudice è chiamato a compiere prima di procedere alla sua valutazione.

Vero dunque che un'azione petitoria può e deve essere promossa dal solo proprietario che ha subito o teme di subire un pregiudizio della sua proprietà ma ove a promuovere l'azione sia un Consorzio è certo che trattasi di sola azione petitoria? Oppure la domanda è volta alla tutela degli obblighi consortili violati?

Ed allora, in fattispecie processuali quali quella oggetto dell'odierna sentenza, occorrerà valutare il fine della domanda giudiziale, la tutela che si vuole ottenere per valutare l'interesse ad agire di cui all'art. 100 c.p.c. e conseguenzialmente la legittimatio ad causam.

Nel caso valutato dalla Corte, ritenuto che nelle norme statutarie veniva espressamente assegnato al Consorzio un potere autonomo anche di repressione e di intervento sull'utilizzo delle strade consortili e su eventuali abusi nonché era disposto il divieto dei consorziati, fra le altre ipotesi, di aprire accessi alle singole proprietà, la domanda giudiziale volta all'accertamento dell'inesistenza di un diritto in capo ad un consorziato all'apertura di accessi alla sua proprietà da una strada consortili probabilmente poteva non qualificarsi di mera natura petitoria ma andava inserita in un contesto di accordi consortili più ampi di cui il Consorzio ha il dovere di controllo e l'interesse ad intervenire nel caso di loro violazione.



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