Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2013-09-11

QUALSIASI ENTE PUBBLICO PUO' ESSERE CHIAMATO A RISPONDERE EX ART. 2051 C.C. - Riccardo MAZZON

Qualsiasi ente pubblico può essere chiamato a rispondere ai sensi dell'articolo 2051 del codice civile; si pensi, ad esempio, alle Università,

"trattandosi di norma applicabile anche alla Pubblica Amministrazione, l'Università deve rispondere ex art. 2051 c.c. dell'infortunio subìto da uno studente a seguito della caduta dalle scale, rese scivolose dalla presenza di foglie ed aghi di pino inumiditi, di un immobile in custodia dell'Università stessa" (Trib. Catanzaro 4 maggio 2010, n. 184, GM, 2011, 5, 1278 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012),

al settore sanitario,

"ai sensi e per gli effetti dell'art. 2051 c.c. il medico-chirurgo non può essere considerato custode delle apparecchiature strumentali alla prestazione professionale eseguita, e quindi responsabile dei danni da esse provocate, poiché il concetto di custodia indica il potere fisico del soggetto nei confronti della cosa, che in tal caso ricade esclusivamente sulla struttura sanitaria" (App. Roma 12 maggio 2005 (Riforma Trib. Roma 4 novembre 1999), GC, 2006, 4-5, 803),

all'ambito scolastico tout court,

"con riguardo alle attrezzature scolastiche il direttore didattico ha veste di custode ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 2051 c.c., mancando qualsiasi norma che demandi ad altri soggetti lo specifico potere di custodia delle stesse, e trattandosi dell'organo al quale è attribuita, in funzione degli ampi poteri gestionali ed operativi ad esso riconosciuti ed in collegamento con il potere giuridico di disporre dell'edificio scolastico, la disponibilità di fatto e giuridica dei materiali ed attrezzi scolastici, sovrapposta al potere di fatto, limitato e controllato, del personale docente sulle attrezzature stesse" (Cass. Civ., sez. III, 28 agosto 1995, n. 9047, GCM, 1995, 1546),

a quello cimiteriale – il Tribunale di Milano, con la pronuncia 29 marzo 2007, n. 92, ha in argomento precisato come possa ritenersi operativa la presunzione di cui all'art. 2051 c.c. quando la parte attrice abbia provato l'esistenza del rapporto eziologico tra la cosa fonte di danno e l'evento lesivo, mentre il convenuto, di contro, non abbia provato l'esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale:

"mette conto osservare come sul punto la Suprema Corte, con la sentenza citata, dopo aver passato al vaglio precedenti orientamenti giurisprudenziali in merito alla responsabilità della p.a. per fatti di specie, precisa che la responsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia, anche nell'ipotesi di beni demaniali in effettiva custodia della p.a., ha carattere oggettivo e, perché tale responsabilità possa configurarsi in concreto, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi al riguardo la condotta del custode e l'osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, per cui tale tipo di responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non già ad un comportamento del responsabile bensì al profilo causale dell'evento, riconducibile non alla cosa che ne è fonte immediata, ma ad un elemento esterno, recante i caratteri dell'oggettiva imprevedibilità ed inevitabilità e che può essere costituito anche dal fatto del terzo o dello stesso danneggiante. Alla responsabilità del Comune va aggiunta in via solidale al 50 per cento quella della società alla quale la gestione cimiteriale sia stata appaltata, quando non vi sia stato un totale trasferimento al terzo dei potere di fatto sul luogo dove abbia ad essersi verificato l'evento di danno, essendosi la p.a. contrattualmente riservata la possibilità di impartire criteri e direttive sulla conduzione" (Trib. Milano, 29 marzo 2007, n. 92, GiustM, 2007, 3, 20) -,

o a quello dei trasporti,

"l'ente proprietario e gestore di veicoli addetti al pubblico transito è responsabile della circolazione di detti veicoli ove marcianti in condizioni tali da disperdere sul selciato sostanze scivolose, integrando tale condotta il requisito della colpa grave sotto il duplice profilo della negligenza ed imprudenza, essendo altresì idonea a dar luogo alla responsabilità oggettiva di cui all'art. 2051, c.c., ed alla responsabilità fondata sull'art. 2043 c.c., posto che costituisce condotta esigibile dall"azienda che cura il trasporto cittadino quella volta all"attento controllo dei propri mezzi, al fine di evitare che quest"ultimi possano costituire fonte di pericolo per terzi" (Trib. Bari, sez. III, 25 settembre 2007, n. 2179, Giurisprudenzabarese.it, 2007),

ivi compresi quelli ferroviari:

"l'amministrazione ferroviaria, oggi s.p.a. Ferrovie dello Stato, risponde per i danni causati a terzi per effetto della omessa manutenzione delle sedi ferroviarie e delle relative pertinenze a norma dell'art. 2051 c.c., essendo posto a carico della medesima un obbligo di custodia in relazione ad esse. Ne consegue, in dette ipotesi, l'applicabilità del regime probatorio previsto in tema di responsabilità da cose in custodia, e non già di quello generale riconnesso alla responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c.. In particolare, le Ferrovie dello Stato sono responsabili della custodia di tutti i percorsi che i passeggeri devono compiere da quando scendono dalla carrozza fino all'uscita dalla stazione stessa" (Cass. Civ., sez. III, 1 luglio 2005, n. 14091, DeG, 2005, 34, 26).

Naturalmente, è sempre necessaria l'individuazione del soggetto che, in concreto, possa esercitare la custodia del bene, come ben evidenziano le seguenti pronunce, rilasciate in relazione ad affitto di zona sita in riserva di caccia,

"non incorre in responsabilità da cose in custodia né colui che prende in affitto una zona in una riserva di caccia, né l'Azienda faunistico venatoria che ha la concessione su quella zona, stante l'insussistenza, per entrambi, del rapporto di detenzione o di possesso del terreno e quindi del rapporto di custodia rispetto al bene (per l'Azienda, in particolare, è lo scopo istituzionale, consistente nella tutela ambientale e faunistica, che non implica alcun rapporto di proprietà, possesso e detenzione rispetto alle aree interessate dalla sua attività)" (Trib. Tivoli, 24 febbraio 2009, Redazione Giuffrè, 2009),

a territori ricompresi in comunità montane,

"ai fini della responsabilità di cui all"art. 2051 c.c. non possono essere considerati custodì del territorio di riferimento le comunità montane tant"è che i relativi appezzamenti montani continuano a ricadere nel patrimonio esclusivo dei comuni che le compongono, senza diventare automaticamente di proprietà di tali enti locali sovracomunali né essere soggetti ad una specifica loro vigilanza" (Trib. Nola, sez. II, 15 gennaio 2008, Redazione Giuffrè, 2008),

nonché a danni arrecati a visitatore di oasi naturalistica (puntura letale di insetto):

"data la possibilità, per la regione, di delegare alla provincia il controllo di un'oasi naturalistica sita nel suo territorio, deve ammettersi la responsabilità dell'amministrazione provinciale (in concorso con quella del danneggiato, nella misura del cinquanta per cento) per i danni arrecati ad un visitatore, in occasione di una visita ad un'oasi naturale, dalla puntura letale di un insetto (nella specie, un calabrone), per omessa vigilanza dell'oasi stessa e delle strutture ivi esistenti" (Cass. Civ., sez. III, 19 novembre 2007, n. 23920, FI, 2008, 9, 2606).



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