Articoli, saggi, Animali -  Gasparre Annalisa - 2014-09-29

QUANDO AD ESSERE AGGREDITO E'.... IL CANE - Trib. Foggia 17 marzo 2014 - Annalisa GASPARRE

Qualcuno li ama, qualcuno li detesta, qualcuno li rispetta, qualcuno li ignora. Parliamo degli animali in contesti urbani.

Parliamo anche di rapporti di vicinato e dintorni, spesso esasperati da aggressività irriducibile rispetto a freni inibitori da attivare in tali contesti nonché del contemperamento tra tolleranza, buona educazione e sensibilità verso esseri senzienti.

Il caso in esame è quello affrontato dal Tribunale penale di Foggia che ha giudicato di una vicenda di lesioni volontariamente procurate ad un cane da un signore che non tollerava l'animale. Secondo l'imputazione il cane sarebbe stato percosso con una mazza sulla schiena e su altre parti, colpi che avrebbero provocato al cane medesimo una situazione di dolorabilità della zona lombare nonchè una lesione alla zampa posteriore destra. L'aggressore veniva citato davanti al Tribunale per rispondere del reato di cui all'art. 544 ter c.p.

Secondo le ricostruzioni, il cane, scendendo dall'auto nei pressi del box auto del suo umano, era scappato dirigendosi verso un altro box (a circa 20 metri). Non riuscendo a trattenere lo stimolo, il cane urinava vicino al muro e l'imputato aveva così preso una mazza e si era avvicinato al cane, colpendolo alle gambe anteriori e dicendo ad alta voce: "vai a fare in culo a te e a quel bastardo del tuo padrone"; che esso querelante si era poi avvicinato al R. e gli aveva chiesto spiegazioni; che quest'ultimo, con il bastone ancora tra le mani, gli aveva detto: "se adesso non vai via di qua spacco la testa pure a te", agitando il bastone. A seguito dell'aggressione subita alle zampe anteriori o posteriori, il suo cane aveva riportato le lesioni oggetto del referto redatto dal veterinario (il referto certificava uno stato febbrile, una dolorabilità della zona lombare ed una zoppia alla gamba posteriore destra, prescrivendo una terapia per gg. 3).

Accorso in difesa del cane, il proprietario del cane e l'aggressore diventavano protagonisti di una animata discussione che degenerava in colluttazione.

Senz'altro integrato risultava essere il reato di maltrattamento di animali, specie in considerazione delle provate lesioni cagionate al cane. Il Tribunale ha richiamato la giurisprudenza secondo cui "Nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall'art. 582 cod. pen., implica comunque la sussistenza di un'apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell'animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva" (cfr., Cass. Pen. 32837/2013).

In applicazione di tale condivisibile affermazione, allora, il dolore alla zona lombare e la zoppia alla gamba posteriore destra del cane constatati dal veterinario integrano sicuramente i presupposti oggettivi del reato di cui all'art. 544 ter c.p..

Il giudice ha ritenuto che sussistesse anche il requisito dell'assenza di necessità nella condotta imputata. Di qui, la condanna ad una pena pecuniaria.

Trib. Foggia, Sent., 17-03-2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI FOGGIA

Il Tribunale di Foggia, in composizione monocratica nella persona del dott. Roberto SCILLITANI, con l'intervento del Pubblico Ministero rappresentato dalla dott. P. BUONAPARTE (v.p.o. Sostituto) e con l'assistenza del Cancelliere Savino MATERA, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale a carico di:

R.F.P., n. il (...) a M., ivi res. in P. B. n.;

LIBERO, PRESENTE;

Avv. FUSCO Leonardo e FALCONE Mariangela, di fiducia, presenti;

IMPUTATO

(vedi allegato)

delitto di cui all'art. 544 ter c.p. perché, per crudeltà o comunque senza necessità cagionava lesioni al cane di proprietà di V.M.. In particolare, lo colpiva con una mazza sulla schiena e su altre parti, provocando al cane medesimo una situazione di dolorabilità della zona lombare nonchè una lesione alla zampa posteriore destra.

In Manfredonia querela dle 16.9.2012

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con decreto di citazione a giudizio emesso dal PM in data 16.7.2013 R.F.P. veniva tratto davanti a questo tribunale in composizione monocratica per rispondere del reato di cui all'art. 544 ter c.p., meglio descritto in imputazione.

All'udienza del 17.12.2013 il difensore dell'imputato, munito di procura speciale in atti, chiedeva di definire la posizione processuale del proprio assistito tramite rito abbreviato, ammesso da questo ufficio.

All'odierna udienza, acquisito il fascicolo del PM, al termine della discussione P.M. e difensore concludevano come da verbale.

Sussistono i presupposti per dichiarare l'imputato colpevole del reato a lui ascritto, avendo le indagini preliminari con sufficienti margini di sicurezza corroborato la ipotesi accusatoria.

Invero, come si evince dalla denuncia querela sporta da V.M. il 16.9.2012, alle ore 19.15 circa del precedente 9.9.2012 costui era giunto nei pressi del di lui box in M..., Viale M, e dopo aver aperto il cofano della di lui auto per far scendere il suo cane Labrador, tale animale era scappato dirigendosi verso un altro box distante circa 20 mt. da quello di proprietà del denunciante.

Il V. dichiarava, in particolare, che il suo cane aveva urinato vicino al muro di quest'ultimo box e che, a questo punto, tale R.P., seduto vicino ad un terzo box insieme a due signore, aveva preso una mazza e si era avvicinato al cane, colpendolo alle gambe anteriori e dicendo ad alta voce: "vai a fare in culo a te e a quel bastardo del tuo padrone"; che esso querelante si era poi avvicinato al R. e gli aveva chiesto spiegazioni; che quest'ultimo, con il bastone ancora tra le mani, gli aveva detto: "se adesso non vai via di qua spacco la testa pure a te", agitando il bastone; che era poi sorta una colluttazione con il R. e che all'episodio avevano assistito A.S., T.M. e B.M..

Con integrazione di querela del 7.12.2012, poi, il V. aggiungeva che a seguito dell'aggressione subita alle zampe anteriori o posteriori, il suo cane aveva riportato le lesioni oggetto del referto redatto dal veterinario.

Dal referto redatto dalla dr. T.M., medico veterinario, si evince poi che costei aveva visitato il 10.9.2012 un cane Labrador di tale V.P. (residente in M., Viale R. ), constatando in tale animale uno stato febbrile , una dolorabilità della zona lombare ed una zoppia alla gamba posteriore destra, prescrivendo una terapia per gg. 3.

T.M., sentito dai carabinieri il 19.9.2012, dichiarava che il 9.9.2012 si era trovato nei pressi del box di V.M. e che, intorno alle ore 19.30 aveva visto costui sopraggiungere con la di lui auto e far scendere dal cofano il di lui cane razza Labrador; che tale animale si era subito diretto verso un altro box, distante circa 15 metri da quello del V., urinando vicino al muro; che ad ulteriori 10-15 metri dal punto in cui il cane aveva urinato aveva visto delle persone sedute all'esterno, tale R. e due donne; che il R. aveva prelevato dal di lui box una mazza e, dopo essersi avvicinato al cane, lo aveva colpito più volte sulla schiena; che era poi iniziata dapprima una discussione e poi una colluttazione tra il R. ed il V..

B.M. e A.S., pure sentiti dai carabinieri il 19.9.2012, confermavano l'episodio del 9.9.2012, precisando che avevano visto il R. lanciare una mazza in direzione del cane che aveva poco prima urinato, colpendolo sulla schiena (circostanza questa specificata dall'A.) e facendolo scappare via.

Dalla querela sporta da R.F.P. il 13.9.2012, inoltre, emerge che la sera precedente costui stava seduto nei pressi del suo box in Manfredonia,  in compagnia della moglie l. L. e di una vicina di casa, L.M., quando si era avvicinato un cane di grossa taglia privo di museruola che aveva urinato nei pressi della di lui proprietà; che aveva cercato di distogliere il cane e di farlo allontanare con parole e gesti quando si era avvicinato il suo padrone, con il quale era iniziata dapprima una discussione e poi una colluttazione, per effetto della quale aveva riportato le lesioni di cui al referto allegato.

Anche L.M., sentita dai carabinieri il 17.9.2012, raccontava che la sera del 9.9.2012 stava seduta nei pressi del box dei coniugi R. quando si era avvicinato un cane che aveva urinato a circa mezzo metro di distanza; che il R. aveva cercato di distogliere il cane e di farlo allontanare e che subito dopo si era avvicinato il suo padrone, tale V., con il quale il R. aveva avuto dapprima una discussione e poi una colluttazione.

D.M. e C.R. riferivano di aver assistito solo alla colluttazione tra il V. ed il R..

Ciò detto, in linea generale, come ha ripetutamente affermato la Suprema Corte, "Le regole dettate dall'art. 192 comma terzo cod. proc. pen. non si applicano alle dichiarazioni della persona offesa, le quali possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dell'affermazione di penale responsabilità dell'imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva del dichiarante e dell'attendibilità intrinseca del suo racconto, che peraltro deve in tal caso essere più penetrante e rigoroso rispetto a quello cui vengono sottoposte le dichiarazioni di qualsiasi testimone" (In motivazione la Corte ha altresì precisato come, nel caso in cui la persona offesa si sia altresì costituita parte civile, può essere opportuno procedere al riscontro di tali dichiarazioni con altri elementi; cfr., tra le altre, Cass, Pen., S.U., 41461/2012).

In applicazione di tale condivisibile affermazione, dunque, occorre procedere ad una assai prudente verifica di tali presupposti in capo a V.M. (non costituito parte civile), in ragione delle querele reciproche sporte da costui e da R.F.P. (quest'ultima oggetto però di altra vicenda processuale).

Ebbene le dichiarazioni accusatorie rese dal V. nei confronti del R. appaiono attendibili, anche perché corroborate dal referto del veterinario dr. T., dalle S.l. rese da A.S., T.M. e B.M. e, quanto meno parzialmente, dalle stesse dichiarazioni rese da R.F. e L.M..

In particolare, va anzitutto rilevato che non può seriamente dubitarsi della presenza del cane Labrador del V. la sera del 9.9.2012 nei pressi del box di proprietà dell'imputato, avendo anche quest'ultimo e L.M. confermato tale circostanza e quella del bisogno effettuato dall'animale come causa della discussione subito dopo avvenuta tra il R. ed il V. poi degenerata in colluttazione.

Le lesioni al cane di proprietà del V., oggetto precipuo della presente vicenda processuale, sono poi attestate nel referto della dr. T., avendo tale veterinario constatato in tale animale uno stato febbrile , una dolorabilità della zona lombare ed una zoppia alla gamba posteriore destra, prescrivendo una terapia per gg. 3.

La versione dei fatti resa da V.M. è poi risultata pedissequamente confermata dalle dichiarazioni di T.M., avendo costui riferito che il 9.9.2012 si era trovato nei pressi del box di V.M. e che, intorno alle ore 19.30 aveva visto costui sopraggiungere con la di lui auto e far scendere dal cofano il di lui cane razza Labrador; che tale animale si era subito diretto verso un altro box, distante circa 15 metri da quello del V., urinando vicino al muro; che ad ulteriori 10-15 metri dal punto in cui il cane aveva urinato aveva visto delle persone sedute all'esterno, tale R. e due donne; che il R. aveva prelevato dal di lui box una mazza e, dopo essersi avvicinato al cane, lo aveva colpito più volte sulla schiena; che era poi iniziata dapprima una discussione e poi una colluttazione tra il R. ed il V..

Anche B.M. e A.S. hanno sostanzialmente confermato l'episodio del 9.9.2012, sia pure riferendo particolari in parte diversi da quelli oggetto delle dichiarazioni accusatorie rese dal V. e dal T. (relativamente alle modalità con cui sarebbe stato colpito il Labrador), precisando che avevano visto il R. lanciare una mazza in direzione del cane che aveva poco prima urinato, colpendolo sulla schiena (circostanza questa specificata dall'A.) e facendolo scappare via.

Non può inoltre sottacersi quanto dichiarato da L.M., secondo cui, dopo che R. aveva allontanato il cane del V., quest'ultimo si era avvicinato all'imputato e gli aveva detto: "bastardo, cosa hai fatto al mio cane?" e poi aveva iniziato a colpirlo con una cinghia.

Proprio l'espressione percepiita dalla L., riferita dal V. al R., conferma che l'imputato doveva aver fatto qualcosa al cane del V., corroborando quindi la versione dei fatti resa di quest'ultimo.

Tali elementi di prova, dunque, in quanto gravi, precisi e concordanti, inducono a ritenere oltre ogni ragionevole dubbio dimostrata l'aggressione subita dal cane Labrador del V..

Né possono assumere rilievo ostativo a tale conclusioni le divergenze circa le modalità dell'aggressione riferite dal V. e dal T. (secondo i quali il R. si era avvicinato al cane colpendolo con una mazza), rispetto a quelle menzionate dal B. e dall'A. (secondo i quali il R. aveva lanciato una mazza in direzione del cane, colpendolo), o le difformità tra il contenuto della querela del 16.9.2012 (in cui il V. aveva dichiarato che il suo cane era stato colpito alle gambe anteriori) e quello della relativa integrazione del 7.12.2012 (in cui lo stesso V. aveva precisato di non ricordare se il cane fosse stato colpito alle zampe anteriori o posteriori).

Ciò in quanto sia il V. che tutti i predetti informatori hanno precisato di essersi trovati ad una distanza di decine di metri rispetto al R. per cui è ben possibile che tali particolari non siano stati percepiti o notati con esattezza, anche in ragione della concitazione del momento.

Come ha poi contribuito a chiarire la giurisprudenza, "Nel reato di maltrattamento di animali, la nozione di lesione, sebbene non risulti perfettamente sovrapponibile a quella prevista dall'art. 582 cod. pen., implica comunque la sussistenza di un'apprezzabile diminuzione della originaria integrità dell'animale che, pur non risolvendosi in un vero e proprio processo patologico e non determinando una menomazione funzionale, sia comunque diretta conseguenza di una condotta volontaria commissiva od omissiva" (cfr., Cass. Pen. 32837/2013).

In applicazione di tale condivisibile affermazione, allora, il dolore alla zona lombare e la zoppia alla gamba posteriore destra del cane constatati dal veterinario integrano sicuramente i presupposti oggettivi del reato di cui all'art. 544 ter c.p..

Avendo poi l'imputato colpito il cane del V. senza alcuna necessità, lo stesso R. deve essere dichiarato colpevole del reato a lui ascritto, sebbene possano essergli concesse le attenuanti generiche, in ragione della di lui totale incensuratezza, del precario stato di salute e dell'età avanzata.

Sul piano sanzionatorio, a questo punto, equa pena da infliggere all'imputato in virtù dei criteri di cui all'art. 133 c.p. è quella di Euro 3.000,00 di multa (pena base, Euro 6.000,00 di multa, ridotta ex art. 62 bis c.p. fino ad Euro 4.500,00 di multa, ulteriormente diminuita per il rito scelto) e, come conseguenza di tanto, costui deve essere condannato al pagamento delle spese processuali.

Sussistono pure i presupposti per concedere al R. il beneficio della sospensione condizionale della pena, essendo nella specie rispettati i limiti di cui agli artt. 163-164 c.p. e potendosi ragionevolmente prevedere che costui si asterrà in futuro dalla commissione di ulteriori reati.

La contestualità ad altri numerosi procedimenti, infine, impone il differimento della motivazione sottesa alla presente decisione, entro i termini di cui in dispositivo.

P.Q.M.

Visti gli artt. 442 e seg c.p.p., dichiara R.F.P. colpevole del reato a lui ascritto e, concesse le attenuanti generiche, lo condanna -previa riduzione per il rito scelto- alla pena di Euro 3.000,00 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.

Pena sospesa.

Motivi entro gg. 40

Così deciso in Foggia, il 11 marzo 2014.

Depositata in Cancelleria il 17 marzo 2014.



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