Articoli, saggi, Animali -  Mazzon Riccardo - 2014-04-12

QUANDO I CAVALLI SONO PERICOOLOSI? ADDESTRAMENTO DI GRUPPO, MANEGGIO, DOMA, NOLEGGIO - RM

E' stata considerata non pericolosa l'attività equestre meramente addestrativa di gruppo (nella specie, consistente nell'uscita a cavallo lungo un percorso predeterminato, noto ai cavalli, nella campagna circostante il maneggio, in compagnia dell'istruttore):

"in tema di colpa omissiva, l'attività equestre meramente addestrativa di gruppo (nella specie, consistente nell'uscita a cavallo lungo un percorso predeterminato, noto ai cavalli, nella campagna circostante il maneggio, in compagnia dell'istruttore) non costituisce attività pericolosa ai sensi dell'art. 2050 c.c., pur trattandosi di attività non immune da rischi" (Cass. pen., sez. IV, 13 ottobre 2010, n. 38117, CP, 2010, 248408; cfr. amplius il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012).

La gestione di un ippodromo, così come quella di un maneggio - il gestore del maneggio, in quanto proprietario o utilizzatore dei cavalli che servono per le esercitazioni, è soggetto, per i danni subiti dagli allievi durante le esercitazioni eseguite sotto la sorveglianza e la direzione di un istruttore ed in condizioni, quindi che privano il cavaliere della disponibilità dell'animale, alla presunzione di responsabilità di cui all'art. 2052 c.c., e non a quella di cui all'art. 2050 dello stesso codice, a meno che

"non si tratti di danni conseguenti alle esercitazioni di principianti o di allievi giovanissimi la cui inesperienza, e conseguente incapacità di controllo dell'animale, imprevedibile nelle sue reazioni se non sottoposto ad un comando valido, rende pericolosa l'attività imprenditoriale di maneggio" (Cass. civ., sez. III, 24 settembre 1998, n. 9581, GCM, 1998, 1938) -

o di un circolo ippico,

"la gestione di un circolo ippico non può essere considerata attività pericolosa ai sensi dell'art. 2050 c.c.; in ogni caso, la responsabilità per esercizio di attività pericolosa posta a carico di chi predisponga e organizzi i mezzi per lo svolgimento di tale attività non opera a favore dei partecipanti" (Trib. Perugia 5 settembre 1989, FP, 1990, I, 339)

non costituisce necessariamente un'attività pericolosa, ma può diventarlo,come nell'ipotesi in cui sia funzionale all'esercizio di scuole di equitazione od all'organizzazione di gare ippiche (nella fattispecie oggetto d'esame nella pronucia che segue, ad esempio, era accaduto che un cavallo, il quale percorreva l'ippodromo al galoppo, incrociando un altro animale che percorreva l'adiacente pista riservata al trotto, aveva avuto una brusca ed imprevista reazione, che lo aveva portato a cozzare violentemente contro lo steccato che separava le due piste, perdendo la vita; la Suprema Corte ha ritenuto corretta la decisione di merito, che aveva escluso la responsabilità del gestore dell'impianto per la morte dell'animale):

"la gestione di un ippodromo non costituisce necessariamente un'attività pericolosa, ma può diventarlo solo in determinati casi, come nell'ipotesi in cui sia funzionale all'esercizio di scuole di equitazione od all'organizzazione di gare ippiche. Ne consegue che il gestore di un ippodromo non può essere ritenuto responsabile ipso facto per i danni conseguenti ai rischi insiti nell'attività del cavalcare, e che per tale genere di rischi la sua responsabilità va esclusa in tutti i casi in cui risulti che abbia adottato i mezzi idonei per far sì che la suddetta attività si svolga senza rischio" (Cass. civ., sez. III, 30 gennaio 2009, n. 2482, GCM, 2009, 1, 140).

Costituisce attività pericolosa l'operazione di doma di un cavallo:

"nell'ambito dell'attività imprenditoriale di maneggio, l'operazione di doma di un cavallo, per la sua stessa natura, costituisce attività pericolosa a norma dell'art. 2050 c.c." (Cass. civ., sez. III, 24 maggio 1988, n. 3616, GI, 1989, I,1,99).

Il cliente dell'albergo che, aderendo all'iniziativa promossa dall'albergatore, partecipi ad una "gita a cavallo" noleggiando un cavallo presso un maneggio,

"nè la società alberghiera che, nell'ambito di servizi offerti ai clienti di un centro vacanze, mette a loro disposizione un maneggio, nè il titolare del maneggio stesso sono responsabili del danno fisico sofferto dalla cliente la quale abbia noleggiato un cavallo, dichiarandosi in grado di condurlo e rifiutandosi di indossare il casco protettivo (cd. cap) e sia poi caduta in seguito all'improvvisa partenza dell'animale al galoppo" (Trib. Asti 31 dicembre 1992, RDSp, 1993, 746)

ove riporti danni alla persona a seguito di caduta dall'animale, avvenuta nel corso della cavalcata, non può richiedere il relativo risarcimento invocando le "canoniche" presunzioni di responsabilità:

"il cliente dell'albergo che, aderendo all'iniziativa promossa dall'albergatore, partecipi ad una "gita a cavallo" noleggiando un cavallo presso un maneggio, ove riporti danni alla persona a seguito di caduta dall'animale avvenuta nel corso della cavalcata, non può richiedere il relativo risarcimento invocando le presunzioni di responsabilità - ex art. 2052 o 2050 c.c. - del titolare del maneggio, dovendo al contrario fornire la prova della responsabilità di quest'ultimo secondo la norma generale ex art. 2043 c.c." (Trib. Sondrio 20 aprile 1996, RDSp, 1997, 114).



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