Varie, Processo di esecuzione -  Faccioli Marco - 2014-01-12

Quando la trattativa bonaria fallisce. Il recupero del credito nella fase giudiziale. Introduzione – di Marco Faccioli

Dopo aver succintamente analizzato le strategie e le modalitàˆ attuative del recupero del credito stragiudiziale, si passi ora a prendere in considerazione quelle relative al recupero giudiziale. Se la fase stragiudiziale poteva essere gestita su un piano puramente privatistico (creditore – debitore, professionista incaricato dal creditore – debitore), in quella giudiziaria si rende necessario il ricorso allo Stato, con la richiesta avanzata direttamente ad uno degli organi (giudice di pace o tribunale) con cui viene amministrata la giustizia.

Nel momento in cui il creditore si rivolge ad un giudice per chiedere la condanna del debitore al pagamento di una determinata somma, viene innescato un meccanismo regolato da una precisa ed articolata procedura che, una volta attivato, poco o nessun margine di attivitˆà privata lascia alle parti coinvolte (fatto sempre comunque salvo il potere e diritto, del creditore e del debitore, pur in pendenza di una causa, di regolare autonomamente i propri interessi economici, arrivando anche ad un abbandono della medesima prima della sentenza definitiva che definisce il giudizio).

Una volta intrapresa la fase giudiziale, creditore e debitore dovranno attenersi a quanto stabilito dalla legge o disposto dal giudice, senza che la loro reciproca attivitˆà possa essere liberamente esplicata come nella fase stragiudiziale.

Si faccia, sul punto, un esempio molto banale ma che, allo stesso tempo, rende bene l"idea dell"argomento di cui si sta parlando: Tizio è creditore di € 100,00 nei confronti di Caio. In una fase stragiudiziale ben potràˆ Caio proporre una dilazione di pagamento, chiedere una riduzione dell"importo, offrire un determinato bene a fronte del debito che non è in grado di onorare, etc. etc.

Tutto ci˜ò non saràˆ invece possibile nella fase giudiziale, ovvero quando Tizio, a fronte dell"insolvenza di Caio, opterˆà di abbandonare ogni possibile trattativa con quest"ultimo per rivolgersi direttamente al giudice, instaurando cos“ì un procedimento che porterˆà ad una specifica pronuncia sulla domanda con cui si  è instaurato in giudizio (ovvero la richiesta di Tizio di condanna di Caio al pagamento, in suo favore, della somma di € 100,00).

La domanda giudiziale cristallizza la pretesa del creditore (saràˆ infatti su quella, e su quella sola, che si pronunceràˆ il giudice), nei confronti della quale il debitore potrˆà o difendersi attivamente (costituendosi in giudizio nei termini e con le modalitàˆ stabilite dalla procedura), o restare inerte lasciando che la giustizia faccia il proprio corso. La domanda rappresenta quindi l"atto con cui ha inizio il processo, necessaria per la costituzione del rapporto processuale (ne procedat iudex ex officio) e pu˜ò essere definita come l"atto con cui la parte, affermando l"esistenza di una situazione di fatto e di una norma che la tutela, dichiara di volere che tale norma venga attuata invocando l"intervento dell"organo giurisdizionale.

Gli elementi della domanda giudiziale sono tre:

- le personae, ovvero le parti, che vanno sempre specificatamente indicati;

- il petitum, ovvero l"oggetto della domanda;

- la causa petendi, ovvero l"indicazione del fatto giuridico, posto a fondamento della domanda, ossia del fatto o del rapporto giuridico da cui deriva il diritto che l"attore intende far valere.

La domanda assume forme diverse (potrˆà infatti notificarsi un atto di citazione, oppure con il deposito di un ricorso, etc.) a seconda del tipo di procedimento che introduce (di primo o secondo grado, di legittimitàˆ, di lavoro etc.)

Nel nostro ordinamento il credito è la situazione giuridica soggettiva attiva del rapporto di obbligazione, ovvero il diritto del creditore all"esecuzione della prestazione dovutagli dal debitore. Il diritto di credito fa parte della categoria del diritto soggettivo relativo quale posizione di spettanza giuridica correlativa all"altrui obbligo.

Esso si caratterizza per la sua relatività e patrimonialità. In quanto diritto soggettivo riconosciuto, è tutelato dalla legge a mezzo di una serie di strumenti che, come analizzeremo nei miei successivi contributi su questo sito, ne garantiscono l"attuazione.

Il processo esecutivo, successivo all"accertamento del credito, ha quindi il solo ed unico fine di soddisfare la pretesa del creditore tramite la realizzazione coattiva (ovvero anche contro la volontˆà del debitore) di un risultato pratico (il pagamento del proprio credito) uguale a quello che avrebbe dovuto produrre il comportamento spontaneo del debitore in adempimento al proprio obbligo giuridico (ovvero spontaneamente pagare il creditore dopo aver ricevuto la di lui prestazione).

Non sempre infatti, come più volte ricordato nel presente trattato, la mera esistenza di un provvedimento giudiziario favorevole al creditore (ad esempio una sentenza di condanna), oppure di un titolo di credito (cambiale o assegno), oppure ancora di un altro documento (promessa di pagamento, riconoscimento di debito) inducono il debitore ad eseguire, spontaneamente, una determinata prestazione (pagamento del debito); per cui si rende necessario, per il creditore, attivarsi affinchè il titolo in suo possesso venga azionato in maniera coattiva.

Il processo esecutivo è disciplinato dall"art. 474 e seguenti del codice di procedura civile, ed è soggetto alle regole generali che saranno dei nostri successivi articoli.

L"argomento del presente ciclo di excursus sul recupero del credito ci impone di concentrarci su quelli che sono gli strumenti e le procedure tipiche di detta attività nella sua "parte pratico-operativa", per cui si dedicheranno solo brevi cenni alla parte propedeutica, ovvero a quella finalizzata alla produzione del titolo esecutivo, unico e solo strumento giuridico necessario al creditore per poter vedere coattivamente realizzato il proprio interesse.

(...continua)



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